Iva e “Brexit”: è ancora possibile l’identificazione diretta o la nomina del rappresentante fiscale per le Imprese residenti nel Regno Unito

Iva e “Brexit”: è ancora possibile l’identificazione diretta o la nomina del rappresentante fiscale per le Imprese residenti nel Regno Unito

L’Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione n. 7/E del 1° febbraio 2021, ha fornito chiarimenti in ordine all’applicabilità dell’art. 35-ter, comma 5, del Dpr. n. 633/1972 a soggetti stabiliti nel Regno Unito. A seguito dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, nota anche come “Brexit”, sono pervenuti all’Agenzia diversi quesiti riguardanti le corrette modalità per adempiere agli obblighi Iva da parte degli operatori del Regno Unito, soggetti passivi d’imposta in Italia.

Più nel dettaglio, il dubbio è se coloro che dispongono nel nostro Paese di un rappresentante fiscale Iva o di un identificativo Iva possano continuare a utilizzare per le operazioni interne tale rappresentante o tale identificazione o, diversamente, debbano richiedere una nuova posizione Iva in quanto soggetti extra-UE. Al riguardo, l’Agenzia ha ricordato che a partire dal 1° gennaio 2021, agli scambi commerciali con il Regno Unito, a seguito del suo recesso dalla Unione Europea ai sensi dell’art. 50 del Trattato sull’Unione europea (Tue), si applicano le regole e le formalità di natura fiscale e doganale in vigore con i Paesi terzi.

L’Agenzia ha rammentato che, in base alla normativa Iva, il soggetto non residente – UE o extra-UE – che effettua nel territorio dello Stato operazioni rilevanti ai fini Iva, può adempiere ai relativi obblighi o esercitare i relativi diritti nominando un rappresentante fiscale residente nel territorio dello Stato (vedasi art. 17 del Dpr. n. 633/1972) o, in alternativa, identificandosi direttamente (vedasi art. 35-ter del medesimo Dpr. n. 633/1972).

Per i soggetti extra-UE la possibilità di identificazione diretta è subordinata al rispetto di quanto previsto dal comma 5 dell’art. 35-ter citato, ai sensi del quale “possono avvalersi dell’identificazione diretta prevista dal presente articolo, i soggetti non residenti, che esercitano attività di impresa, arte o professione […] in un Paese terzo con il quale esistano strumenti giuridici che disciplinano la reciproca assistenza in materia di imposizione indiretta, analogamente a quanto previsto dalle Direttive del Consiglio n. 76/308/CEE del 15 marzo 1976 e n. 77/799/CEE del 19 dicembre 1977 e dal Regolamento (CEE) n. 218/92 del Consiglio del 27 gennaio 1992”.

Nel caso in esame, al fine di verificare la sussistenza delle condizioni previste nel citato comma 5, occorre tener conto dell’Accordo tra Regno Unito e Unione europea, stipulato in data 24 dicembre 2020 e finalizzato a regolare il futuro delle relazioni tra i due sistemi economici del dopo Brexit.

Il predetto Accordo è entrato in vigore in via provvisoria il 1º gennaio 2021 e contiene un Protocollo sulla cooperazione amministrativa e la lotta contro la frode in materia di Iva e sull’assistenza reciproca in materia di recupero dei crediti risultanti da dazi e imposte (di seguito “Protocollo”).

In ambito di assistenza amministrativa in materia di Iva, sono state previste le seguenti forme di assistenza: richiesta d’informazioni, richiesta di informazioni senza preventiva richiesta, presenza negli uffici amministrativi e partecipazione alle indagini amministrative svolte congiuntamente, richiesta di notifica amministrativa, controlli simultanei.

Il Protocollo, in base all’esame delle disposizioni in esso contenute, può considerarsi sostanzialmente analogo agli strumenti di cooperazione amministrativa vigenti nella UE. Tale circostanza consente di continuare ad applicare ai soggetti passivi del Regno Unito le disposizioni contenute nell’art. 35-ter, comma 5, del Dpr. n. 633/1972 (vedasi Risoluzioni n. 220/E del 2003 e n. 44/E del 2020).

In conclusione, i soggetti passivi stabiliti nel Regno Unito possono accedere all’istituto dell’identificazione diretta al fine di assolvere gli obblighi ed esercitare i diritti in materia di Iva in Italia, in alternativa alla nomina di un rappresentante fiscale ai sensi dell’art. 17, comma 2, del Dpr. n. 633/1972.

Resta inteso che gli operatori del Regno Unito che già dispongono in Italia di un rappresentante fiscale Iva o di un identificativo Iva, nominato o rilasciato antecedentemente al 1° gennaio 2021, possono continuare ad avvalersene per le operazioni interne.


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