Iva: nuovo chiarimento dell’Agenzia delle Entrate sulla distinzione tra voucher o “buoni-corrispettivo” monouso e multiuso

Iva: nuovo chiarimento dell’Agenzia delle Entrate sulla distinzione tra voucher o “buoni-corrispettivo” monouso e multiuso

L’Agenzia delle Entrate, con la Risposta n. 523 del 19 luglio 2021 ha fornito chiarimenti in ordine alla disciplina Iva dei voucher monouso e multiuso. La Società istante ha sviluppato una Piattaforma elettronica informatica che tramite apposita app permette agli utenti registrati di ordinare dei pasti o altri prodotti, pagando online tramite carta elettronica o attraverso un “borsellino elettronico”, precedentemente alimentato da versamenti effettuati dallo stesso utente mediante carte elettroniche, contanti o ticket restaurant.

L’Agenzia delle Entrate ha richiamato la Direttiva UE 2016/1065 del Consiglio 27 giugno 2016, che ha regolamentato a livello unionale la disciplina Iva dei c.d. “voucher” o “buoni corrispettivi”, modificando la Direttiva 2006/112/CE del Consiglio 28 novembre 2006.

La disciplina sui voucher è stata recepita in Italia con il Dlgs.n. 141/2018 (c.d. “Decreto voucher”), che ha modificato il Dpr. n. 633/1972. L’art. 6-bis del Dpr. n. 633/1972 stabilisce che il “buono-corrispettivo” è “uno strumento che contiene l’obbligo di essere accettato come corrispettivo o parziale corrispettivo a fronte di una cessione di beni o di una prestazione di servizi e che indica, sullo strumento medesimo o nella relativa documentazione, i beni o i servizi da cedere o prestare o le identità dei potenziali cedenti o prestatori, ivi incluse le condizioni generali di utilizzo ad esso relative”.

Elementi essenziali di un buono corrispettivo quindi sono:

1. l’obbligo di essere accettato dal potenziale fornitore come corrispettivo o parziale corrispettivo di una cessione di beni o di una prestazione di servizi;

2. l’indicazione dei beni/servizi che consente di acquistare o, in alternativa, l’identità dei potenziali fornitori.

Tali caratteristiche consentono di distinguere i “buoni-corrispettivo” da tutti gli altri documenti o strumenti. In particolare, sono espressamente esclusi dalla disciplina dei voucher gli strumenti di pagamento, i titoli di trasporto, i biglietti di ingresso a Cinema e Musei, i francobolli e simili; nonché i buoni sconto, i quali non danno diritto a ricevere detti beni o servizi (vedasi Risposta n. 519 del 2019).

La normativa individua inoltre 2 tipologie di buono-corrispettivo, ossia il voucher monouso e quello multiuso.

In base all’art. 6-ter del Dpr. n. 633/1972, il “buono-corrispettivo” è monouso “se al momento della sua emissione è nota la disciplina applicabile ai fini dell’imposta sul valore aggiunto alla cessione dei beni o alla prestazione dei servizi a cui il buono corrispettivo dà diritto” (comma 1). In tal caso “ogni trasferimento di un buono corrispettivo monouso precedente alla cessione dei beni o alla prestazione dei servizi a cui il buono-corrispettivo dà diritto costituisce effettuazione di detta cessione o prestazione” (comma 2).

In base all’art. 6-quater del Dpr. n. 633/1972, il “buono-corrispettivo” è invece multiuso “se al momento della sua emissione non è nota la disciplina applicabile ai fini dell’Imposta sul valore aggiunto alla cessione dei beni o alla prestazione dei servizi a cui il ‘buono-corrispettivo’ dà diritto” (comma 1). In tal caso, “ogni trasferimento di un buono-corrispettivo multiuso precedente alla accettazione dello stesso come corrispettivo o parziale corrispettivo della cessione dei beni o della prestazione dei servizi a cui il buono-corrispettivo dà diritto non costituisce effettuazione di detta cessione o prestazione” (comma 2).

Al riguardo, la Relazione illustrativa al Dlgs. n. 141/2018 precisa che la distinzione tra le 2 tipologie di “buoni-corrispettivo” “si fonda sulla disponibilità delle informazioni necessarie per la tassazione già al momento dell’emissione del buono corrispettivo o al momento del riscatto qualora l’utilizzo finale sia lasciato alla scelta del consumatore”. A tal fine, ciò che assume rilevanza “è la certezza o meno, già al momento dell’emissione del ‘buono-corrispettivo’, del trattamento ai fini dell’Iva attribuibile alla corrispondente cessione di beni o prestazione di servizi, da intendersi come certezza circa la territorialità dell’operazione e la natura, qualità, quantità nonché l’Iva applicabile ai beni e servizi formanti oggetto della stessa” (vedasi Risposta n. 147 del 2021).

Per i buoni multiuso l’Iva sarà esigibile quando i beni o i servizi cui il buono si riferisce sono ceduti o prestati, mentre qualsiasi trasferimento precedente non sarà soggetto all’Imposta.

La Relazione illustrativa precisa inoltre che “i trasferimenti del ‘buono corrispettivo’ multiuso non comportano anticipazione della cessione del bene o della prestazione di servizio e, pertanto, non assumono rilevanza ai fini Iva” (vedasi Risposta n. 519 del 2019).

Nella fattispecie in esame, a seguito della ricarica effettuata dall’utente, la Società istante emette a favore di quest’ultimo un “buono corrispettivo”, ancorché dematerializzato, ai sensi della citata Direttiva “voucher”, in quanto contiene l’obbligo di essere dalla stessa accettato come corrispettivo a fronte di future cessioni di beni o prestazioni di servizi. Tale voucher dematerializzato è da considerarsi del tipo multiuso perché al momento dell’emissione non risulta nota la disciplina Iva applicabile all’operazione sottostante. In tale momento, infatti, non sono determinate “la natura, qualità, quantità nonché l’Iva [n.d.r. qui intesa come aliquota] applicabile ai beni e servizi”, oggetto della fornitura.

Le cessioni di beni e le prestazioni di servizi descritte dalla Società istante devono pertanto considerarsi effettuate ai fini Iva al momento in cui il cliente acquista gli stessi, ossia quando ne effettua il pagamento mediante il voucher/borsellino elettronico. Solo in questo momento sono noti tutti gli elementi necessari a individuare il corretto trattamento Iva dell’operazione sottostante e che consentono alla Società di documentare fiscalmente l’operazione, tramite emissione della fattura (elettronica) ai sensi dell’art. 21 del Dpr. n. 633/1972 (se richiesta dall’utente) ovvero tramite memorizzazione elettronica ed invio telematico dei corrispettivi giornalieri in base all’art. 2 del Dlgs. n. 127/2015.

La ricarica del “borsellino elettronico” costituisce invece una mera movimentazione di denaro, esclusa dal campo di applicazione dell’Iva ai sensi dell’art. 2, comma 3, lett. a), del Dpr. n. 633/1972.


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