Iva: per recuperare l’Imposta restituita al committente colpito da avviso di accertamento il prestatore di servizio presenta Istanza di rimborso

Iva: per recuperare l’Imposta restituita al committente colpito da avviso di accertamento il prestatore di servizio presenta Istanza di rimborso

L’Agenzia delle Entrate, con la Risposta all’Istanza di Interpello n. 66 del 12 novembre 2018, ha chiarito che un cedente/prestatore di servizio, al fine di recuperare l’Iva restituita al cessionario/committente a seguito di un avviso di accertamento ricevuto da quest’ultimo con il quale l’Agenzia delle Entrate gli ha recuperato l’Iva portata in detrazione, deve necessariamente presentare istanza di rimborso ai sensi dell’art. 30-ter, comma 2, del Dpr. n. 633/1972, mentre non può richiedere al cessionario/committente l’emissione di una nota di credito, ai sensi dell’art. 60, comma 7, del medesimo Decreto.

Al riguardo, l’Agenzia ha ricordato che tale ultima norma, secondo cui “Il contribuente ha diritto di rivalersi dell’imposta o della maggiore imposta relativa ad avvisi di accertamento o rettifica nei confronti dei cessionari dei beni o dei committenti dei servizi soltanto a seguito del pagamento dell’imposta o della maggiore imposta, delle sanzioni e degli interessi. In tal caso, il cessionario o il committente può esercitare il diritto alla detrazione, al più tardi, con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui ha corrisposto l’imposta o la maggiore imposta addebitata in via di rivalsa ed alle condizioni esistenti al momento di effettuazione della originaria operazione”, non è applicabile al caso di specie, in quanto legittima il cedente/prestatore di servizio, chiamato a versare una (maggiore) Iva accertata relativa ad una operazione dal medesimo resa, ad esercitare il diritto di rivalsa nel confronti del cessionario/committente, una volta effettuato il pagamento dell’Imposta dovuta, mediante l’emissione di una nota di variazione in aumento ai sensi dell’art. 26, comma 1, del Dpr. n. 633/72.

Non è quindi ammissibile che il cedente/prestatore di servizio chieda al cessionario/committente l’emissione di una nota di variazione in aumento, non avendo quest’ultimo effettuato alcuna operazione fiscalmente rilevante ai fini Iva.

Occorre invece richiamare l’art. 30-ter, del Dpr. n. 633/1972, introdotto dall’art. 8 della Legge n. 167/2017 (“Legge Europea 2017”), in cui è stato previsto al comma 1 che “il soggetto passivo presenta la domanda di restituzione dell’Imposta non dovuta, a pena di decadenza, entro il termine di 2 anni dalla data del versamento della medesima ovvero, se successivo, dal giorno in cui si è verificato il presupposto per la restituzione”, mentre al comma 2 che, “nel caso di applicazione di un’Imposta non dovuta ad una cessione di beni o ad una prestazione di servizi, accertata in via definitiva dall’Amministrazione finanziaria, la domanda di restituzione può essere presentata dal cedente o prestatore entro il termine di 2 anni dall’avvenuta restituzione al cessionario o committente dell’importo pagato a titolo di rivalsa”.

La novella di cui al comma 2 consente al cedente o prestatore di presentare la domanda di rimborso dell’Iva non dovuta, accertata definitivamente, entro 2 anni dalla restituzione, in via civilistica, al cessionario o committente.

Al riguardo, l’Agenzia ricorda che, per motivi di cautela fiscale e per evitare un indebito arricchimento del cedente/prestatore, il rimborso dell’Iva indebitamente versata è strettamente collegato alla restituzione al cessionario/committente di quanto erroneamente addebitato ed incassato a titolo di rivalsa. I 2 anni entro i quali presentare la richiesta di rimborso dell’Iva non dovuta decorrono dal momento in cui avviene la restituzione al cessionario/committente della medesima somma da lui versata per effetto di accertamento definitivo.

Con riferimento alla fattispecie in esame, il cessionario/committente può presentare la domanda di restituzione, ai sensi del citato art. 30-ter, a decorrere dalla data di rimborso dell’Iva a suo tempo applicata, in via di rivalsa, al cessionario/committente, alla Direzione provinciale competente.


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