Iva: ribadito che i Professionisti possono chiudere la loro posizione soltanto dopo aver fatturato tutti i compensi spettanti

Iva: ribadito che i Professionisti possono chiudere la loro posizione soltanto dopo aver fatturato tutti i compensi spettanti

L’Agenzia delle Entrate, con la Risposta all’Istanza di Interpello n. 218 del 26 aprile 2022, si è occupata del trattamento fiscale, ai fini Irpef, dei compensi per attività di lavoro autonomo professionale percepiti dopo la chiusura della Partita Iva, in un periodo di imposta in cui il percipiente non è più fiscalmente residente in Italia. 

L’Agenzia ha ricordato che, in via generale, la cessazione dell’attività professionale, con conseguente cessazione della partita Iva, non può prescindere dalla conclusione di tutti gli adempimenti conseguenti alle operazioni attive e passive effettuate. 

In base all’art. 35, commi 3 e 4, del Dpr. n. 633/1972, infatti, in caso di cessazione dell’attività, il contribuente deve farne dichiarazione all’Ufficio entro 30 giorni e tale termine decorre dalla data di ultimazione delle operazioni relative alla liquidazione, fermo restando le disposizioni relative al versamento dell’Iva, alla fatturazione, registrazione, liquidazione e dichiarazione. 

Pertanto, il Professionista che non svolge più l’attività professionale non può cessare la Partita Iva in presenza di corrispettivi per prestazioni rese in tale ambito ancora da fatturare ai propri clienti. 

A tal proposito, con la Circolare n. 11/E del 2007 è stato affermato che “l’attività del professionista non si può considerare cessata fino all’esaurimento di tutte le operazioni, ulteriori rispetto all’interruzione delle prestazioni professionali, dirette alla definizione dei rapporti giuridici pendenti, e, in particolare, di quelli aventi ad oggetto crediti strettamente connessi alla fase di svolgimento dell’attività professionale”. Con la successiva Risoluzione n. 232/E del 2009 è stato inoltre specificato che “la cessazione dell’attività per il professionista non coincide, pertanto, con il momento in cui egli si astiene dal porre in essere le prestazioni professionali, bensì con quello, successivo, in cui chiude i rapporti professionali, fatturando tutte le prestazioni svolte e dismettendo i beni strumentali. Fino al momento in cui il Professionista, che non intenda anticipare la fatturazione rispetto al momento di incasso del corrispettivo, non realizza la riscossione dei crediti, la cui esazione sia ritenuta ragionevolmente possibile (perché, ad esempio, non è decorso il termine di prescrizione di cui all’art. 2956, comma 1, n. 2 del Cc.) l’attività professionale non può ritenersi cessata”. 

Il Professionista deve quindi essere dotato di Partita Iva al fine di garantire la definizione dei rapporti ancora pendenti successivamente alla cessazione dell’attività. 

In merito al contratto di lavoro autonomo, oggetto del presente Interpello, si rammenta che esso è regolato, in generale, dall’art. 2222 del Codice civile, rubricato “Contratto d’opera”, in base al quale si è in presenza di un contratto d’opera quando si ha un’obbligazione a compiere un’opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio, senza che vi sia un vincolo di subordinazione, verso un corrispettivo. Questi elementi devono essere presenti sia in caso di lavoro autonomo professionale che in mancanza di tale ultimo requisito e, quindi, in presenza di lavoro autonomo occasionale. 

Da un punto di vista fiscale, il lavoro autonomo è qualificato in 2 modi diversi, ovvero avente ad oggetto prestazioni professionali in senso stretto, previste dal comma 1, dell’art. 53, del Dpr. n. 917/1986 (Tuir), oppure lavoro autonomo di tipo occasionale che, nonostante questa qualificazione, si considera produttivo di redditi diversi ai sensi del citato art. 67 del medesimo Tuir. In questo secondo caso, l’art. 67, comma 1, lett. l), del Tuir, dispone che sono qualificabili come redditi diversi quelli “derivanti da attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente o dalla assunzione di obblighi di fare, non fare o permettere”. Tale qualificazione opera “se non costituiscono redditi di capitale ovvero se non sono conseguiti nell’esercizio di arti e professioni o di Imprese commerciali o da Società in nome collettivo e in accomandita semplice, né in relazione alla qualità di lavoratore dipendente”. 

In tale ambito, la sussistenza di un’attività di lavoro autonomo (o di impresa) avente carattere occasionale è configurabile, pertanto, in ragione della presenza di un elemento positivo, ovvero l’esercizio di un’attività artistica, intellettuale o di servizi svolta senza vincolo di subordinazione (e diversa da quella d’impresa) e di un elemento negativo, ossia l’assenza del requisito della professionalità e abitualità. La mancanza di tale requisito non può che rilevarsi, caso per caso, attraverso il riscontro empirico dello svolgimento di tali attività a carattere episodico e saltuario e, comunque, non programmate. 

In linea generale, i requisiti di professionalità e abitualità sussistono ogni qualvolta un soggetto ponga in essere con regolarità, sistematicità e ripetitività una pluralità di atti economici coordinati e finalizzati al conseguimento di uno scopo; mentre non si realizzano solo nei casi in cui vengano posti in essere atti economici in via meramente occasionale. L’accertamento dei suddetti presupposti implica una valutazione di fatto, che non può essere esperita in sede di istanza di interpello (vedasi Risoluzione n. 41/E del 2020). 

Atteso quanto sopra, con riferimento al quesito relativo alla modalità di documentazione e dichiarazione di crediti maturati in un’annualità in cui l’Istante era ancora fiscalmente residente in Italia e svolgeva in modo abituale attività di lavoro autonomo ma liquidati/incassati dopo il suo espatrio e la chiusura della sua Partita Iva, l’Agenzia ha ritenuto che la procedura corretta preveda, alternativamente, l’imputazione dei compensi che non abbiano ancora avuto manifestazione finanziaria al momento della chiusura della posizione Iva ai redditi relativi al 2021, ultimo anno di attività professionale, oppure il mantenimento della posizione Iva individuale fino all’ultimazione di tutte le operazioni fiscalmente rilevanti, secondo quanto previsto dalla prassi citata in precedenza, permettendo così l’emissione della fattura e la Dichiarazione dei redditi nell’anno di imposta in cui si realizza l’incasso del credito, in applicazione del Principio di cassa. 

Qualora l’imputazione all’ultimo anno di attività dei crediti esigibili e non ancora riscossi derivanti dall’esercizio della professione legale in Italia non sia stata effettuata, e quindi il Professionista abbia impropriamente chiuso la propria Partita Iva prima che fossero concluse tutte le attività ad essa connesse, questi dovrà procedere alla richiesta di riattivazione della propria posizione fiscale e, al momento dell’effettivo incasso dei singoli crediti, dovrà rendicontarli tramite l’emissione di una fattura per prestazione di lavoro autonomo e dichiararli come reddito professionale, utilizzando il Modello “Redditi Persone fisiche” dell’anno di competenza. 


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