La giornata parlamentare – 10 aprile

La giornata parlamentare – 10 aprile

Alta tensione tra Movimento 5 Stelle e Lega

E’ guerra di percentuali fra Movimento 5 Stelle e Lega: la settimana che dovrebbe chiudersi con un nuovo giro di consultazioni al Quirinale si consuma all’insegna di un crescendo di attriti fra Matteo Salvini e Luigi Di Maio e sembra allontanare l’ipotesi di un incontro fra i due leader che si sarebbe dovuto tenere prima dei colloqui con il Capo dello Stato.

Le possibilità di fare un governo “ammucchiata” centrodestra-5stelle sono pari “allo zero”, chiarisce infatti il leader dei pentastellati gelando Salvini, che poco prima aveva collocato al 51% l’asticella delle possibilità di un governo insieme. A fine giornata, come racconta il leader leghista, i due non si sentono ma a distanza ribadiscono i paletti.

Tenuto conto delle tensioni anche all’interno della coalizione di centrodestra e della ribadita indisponibilità del Partito Democratico a incrociare i propri destini con i vincitori delle elezioni resta difficile immaginare una soluzione a breve per dare vita a un governo e in molti continuano a dirsi convinti che prima della fine di aprile, quando si saranno consumate le regionali in Friuli Venezia Giulia e in Molise, il quadro non sia destinato a schiarirsi.

Se i rapporti Movimento 5 Stelle e Lega sono dunque tesi e complicano la ricerca di una soluzione, anche nella coalizione guidata da Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni si continuano a registrare divergenze come testimonia lo stop del leader del Carroccio, impegnato in un tour per vincere in Friuli Venezia Giulia, a ulteriori vertici: “Non è che possiamo vederci tutti i giorni. Esiste il telefono fortunatamente nel 2018”.

Fratelli d’Italia e Forza Italia insistono infatti nella richiesta di cercare voti in Parlamento per dare vita a un esecutivo: “Chiederemo – annuncia la leader di Fdi – al presidente della Repubblica di avere il mandato per provare a formare il governo con chi ci sta”. Ma sul punto il leader leghista resta di avviso diverso: “Io mi sento pronto a prendere per mano questo Paese ma solo con una maggioranza certa. Serve un accordo scritto tra centrodestra e Cinque Stelle”.

Alla fine della giornata le distanze non si accorciano e i toni s’inaspriscono: “Di Maio, in questo momento – taglia corto Salvini – m’interessa meno di zero”. Ma sono zero anche, ribadiscono i Democratici, le probabilità di un’intesa tre Pd e M5S o Pd e centrodestra: “Non sono d’accordo a fare un governo con chi ha delle ricette diverse dalle nostre”, sottolinea infatti Graziano Delrio, capogruppo del Pd alla Camera. 

Il Colle prepara le consultazioni

Il botta e risposta sempre più duro tra i due leader agita le acque, mentre al Quirinale si sta decidendo la data del secondo giro di colloqui che dovrebbero portare alla formazione del nuovo governo, decisione che potrebbe essere presa nella giornata di oggi. Il compito di dare al Paese un esecutivo appare, se possibile, ancora più arduo della scorsa settimana, dato che i veti sono diventati ancor più radicali degli scorsi giorni e non si vedono gli spiragli di dialogo auspicati.

Ma la speranza, al Colle, è l’ultima a morire e si nota che sono passati solo due dei giorni lasciati ai partiti per riflettere: ci si augura che le scintille di queste ore siano la proverbiale tempesta prima della quiete. Dunque, nella due-giorni che si svolgerà o giovedì e venerdì o venerdì e sabato Sergio Mattarella attende di sentire dalla viva voce dei leader quali sono i loro orientamenti, prima di decidere i passi successivi.

Intanto i mercati internazionali, scrive il Financial times, confidano nell’opera del Capo dello Stato, descritto in un editoriale come l’unico che può sbrogliare la matassa di un voto che viene considerato dal giornale della City come “il più grosso terremoto politico in Europa” dopo la Brexit.

Secondo il quotidiano economico, l’iter per giungere al nuovo governo “potrebbe andare avanti per almeno due mesi”, ma fortunatamente Mattarella gode della fiducia generale e “rammenterà sicuramente ai leader di partito l’esigenza di trovare una soluzione che rispetti i vincoli europei e transatlantici dell’Italia. L’Italia può difficilmente permettersi una paralisi prolungata”. Per evitare la quale, se non si giungesse a un governo politico, il quotidiano ipotizza “un governo ad interim”, che riformi la legge elettorale e porti a nuove elezioni con un vincitore chiaro.

Alla Camera Fico lancia battaglia vitalizi

Parte dalla Camera la battaglia sui vitalizi per gli ex parlamentari. Come promesso in campagna elettorale e annunciato già all’insediamento alla presidenza, Roberto Fico lancia l’offensiva contro il “privilegio” degli ex e dà al collegio dei questori 15 giorni di tempo per avviare l’istruttoria e verificare come muoversi per passare, anche per gli assegni in essere, al calcolo tutto contributivo.

La politica deve “fare sacrifici per prima”, ha detto Fico nell’Ufficio di presidenza che ha dato, tra l’altro, il via libera alla nascita del gruppo di Liberi e Uguali in deroga alla norma che chiede almeno 20 deputati per formarne uno. LeU conta 14 rappresentanti alla Camera e ora avrà il suo gruppo che parteciperàcosì in maniera autonoma anche al secondo giro di consultazioni al Quirinale.

Intanto il Presidente della Repubblica ha ufficialmente chiesto ai presidenti di Camera e Senato di convocare il Parlamento in seduta comune per l’elezione degli otto componenti del Csm di designazione parlamentare, mentre i togati saranno eletti l’8 e il 9 luglio.

La Camera oggi darà il via libera alla Commissione Speciale

A Montecitorio oggi si giocherà anche un’altra partita che potrebbe dare qualche indicazione anche per le alleanze di governo. Come già fatto dal Senato, l’Aula di Montecitorio darà il via libera alla creazione della Commissione speciale chiamata a occuparsi dei provvedimenti urgenti, a partire dal Def, in attesa che si chiarisca il quadro politico e che vengano insediate le Commissioni permanenti.

Il nodo è quello della presidenza: la prassi vorrebbe che la guida andasse al presidente uscente della commissione Bilancio, nel caso il Dem Francesco Boccia. Ma al Senato ha prevalso lo schema di accordo M5S-centrodestra, già registrato per i vertici delle Camere, e la presidenza è andata al 5 Stelle Vito Crimi.

Alla Camera sarebbe la Lega a reclamare il ruolo e si fa il nome di Giancarlo Giorgetti, che però è anche capogruppo, oppure di Massimo Garavaglia. Il solo centrodestra però non ha i numeri per eleggere un leghista quindi bisognerà attendere la decisione dei 5 Stelle che, al momento, ancora non avrebbero deciso.

 

 

 

A cura di Nomos Centro Studi parlamentari

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