La giornata parlamentare – 22 giugno

La giornata parlamentare – 22 giugno

Via libera ai nuovi presidenti delle Commissioni di Camera e Senato

Com’era immaginabile, Movimento Cinque Stelle e Lega fanno il pieno delle 28 presidenze delle Commissioni di Camera e Senato che, a quasi cento giorni dalle elezioni del 4 marzo, ora sono pienamente operative. Regge, dunque, il patto di maggioranza: il M5S incassa 17 presidenze e la Lega se ne assicura 11; in particolare, il M5S presiede 9 commissioni alla Camera e 5 al Senato, la Lega 5 alla Camera e 6 a palazzo Madama.

Le Commissioni Bilancio, strategiche in quanto da esse passano tutti i provvedimenti economici, saranno presiedute da Claudio Borghi (Lega) alla Camera e da Daniele Pesco (M5S) al Senato. Le Commissioni Finanzesaranno invece guidate dal leghista Alberto Bagnai al Senato e dalla pentastellata Carla Ruocco alla Camera. Gianni Girotto (M5S) presiede la Commissione Industria del Senato, mentre l’Attività Produttive della Camera è andata a Barbara Saltamartini (Lega); per quanto riguarda le Commissioni Lavoro la guida è andata ad Andrea Giaccone (Lega) alla Camera e alla M5S Nunzia Catalfo al Senato.

Ai lavori pubblici va il pentastellato Mauro Coltorti al Senato; le commissioni Affari Costituzionali saranno presiedute da Stefano Borghesi della Lega al Senato e da Giuseppe Brescia di M5S alla Camera. La Giustizia sarà presieduta da Giulia Sarti (M5S) a Montecitorio e da Andrea Ostellari (Lega) a Palazzo Madama. Alla guida della Commissione Istruzione del Senato va l’esponente della Lega Mauro Pittoni, mentre alla Camera il grillino Luigi Gallo presiede la Commissione Cultura. Entrambe le Commissioni Esteri vanno ai CinqueStelle, con Vito Petocellipresidente al Senato e Marta Grande alla Camera. Al vertice delle commissioni Difesa vanno la leghista Donatella Tesei al Senato e il grillino Gianluca Rizzo alla Camera.

Infine il senatore M5S Ettore Licheri guiderà la Commissione delle Politiche Ue al Senato, mentre il suo omologo a Montecitorio sarà Sergio Battelli, anche lui M5S. Il pentastellato Pierpaolo Sileri presiederà la Sanità a Palazzo Madama mentre alla Camera la Affari sociali sarà guidata da Maria Lucia Lorefice (M5S); Alessandro Morelli della Lega guiderà la Trasporti della Camera. La Commissione Ambiente del Senato va a Vilma Moronese (M5S) e a Montecitorio ad Alessandro Benvenutodella Lega. Nelle Commissioni Agricoltura sono stati eletti presidenti il cinquestelle Filippo Gallinella alla Camera e il leghista Giampaolo Vallardi al Senato.

Di Maio stronca protesta interna: voglio consigli, non piagnistei

Ieri si è tenuta la prima assemblea congiunta dei gruppi parlamentari del Movimento 5 Stelle dopo che tutte le caselle dell’esecutivo e delle Commissioni parlamentari sono state completate. Alla riunione l’ala ortodossa, rimpinguata da qualche neoeletto scontento, arriva carica di malumori e di richieste, a cominciare da quella di un cambio del regolamento dei gruppi e, in prospettiva, dello Statuto e con un obiettivo: ottenere più collegialità nelle decisioni.

Com’era immaginabile è stato il capo politico Luigi Di Maio l’oggetto, o forse il bersaglio, di queste richieste: l’allargamento della gestione del Movimento, con un leader che è anche vice premier e ministro dello Sviluppo e del Lavoro, è un punto sul quale, da giorni, una parte dei pentastellati s’interroga.

“C’è bisogno di una nuova era, cambiamo lo Statuto. Quando saranno scaduti i primi 18 mesi dei nuovi capigruppo, sarà il momento che il Governo faccia il Governo e il Parlamento faccia il Parlamento”, tuona la senatrice Elena Fattori mentre Andrea Colletti denuncia come, sulla vicenda Aquarius e in quella delle nomine del sottogoverno, i parlamentari abbiano saputo le mosse dell’esecutivo solamente dai media.

Voglio ascoltare consigli, non piagnistei”, è la replica di Luigi Di Maio. Il leader M5S non usa mezzi termini per tentare di stroncare sul nascere malumori e proteste che in questi giorni sono emersi all’interno del Movimento in maniera direttamente proporzionale alla sovraesposizione di Matteo Salvini sul tema migranti.

La tattica di Luigi Di Maio e dei suoi fedelissimi è quella di provare innanzitutto a spegnere le tensioni che rischiano di compromettere anche il lavoro dei parlamentari; in una lettera inviata loro ieri, Di Maio difende il governo: “In questi giorni i media ci ignorano totalmente o ci attaccano. Entrambe le cose mi dicono che siamo sulla strada giusta”, ha scritto Di Maio ricordando il suo impegno nella revisione del Jobs Act, rivendicando come sulle Ong sia stato il Movimento a muoversi per primo e sottolineando che, su Grandi Opere come Tav e Terzo Valico “i media ci ignorano ma l’esecutivo non farà passi indietro”.

Dagli Usa, intanto, è Alessandro Di Battista a tornare a parlare ai Cinque Stelle. Lo fa con un messaggio movimentista, in cui “pretende” dai ministri del M5S un atteggiamento “di lotta ancora più ostinato”. Il “Dibba”, pur elogiando Di Maio – lo definisce un “leone” da cui prendere esempio, manda un avvertimento non tanto velato ai vertici del M5S: “E’ fuorviante incentrare tutto il dibattito politico sull’immigrazione mentre gongolano delinquenti, corrotti, e banchieri senza scrupoli”, ovvero i bersagli del Movimento delle origini.

Tensione sui mercati. Tria, l’euro non si discute

Torna la tensione sui mercati, che continuano a scattare preoccupati non appena affiorano posizioni euroscettiche nella compagine di Governo e si alzano i toni del confronto con l’Europa. La nomina di due leghisti no-euro come Claudio Borghi e Alberto Bagnai alla presidenza della Commissione Bilancio della Camera e della Commissione Finanze del Senato e i toni duri del vice premier Matteo Salvini all’indirizzo dell’Europa, che scricchiola sulla questione migranti, hanno contribuito all’affossamento di Piazza Affari e fatto impennare i rendimenti dei titoli di Stato, saliti al 2,71% sulla scadenza a dieci anni.

Il Ftse Mib ha chiuso in calo del 2,02%, con l’intero listino in rosso e le banche messe sotto pressione dal rialzo dello spread btp-bund, salito di 22 punti a quota 238, e dal riaccendersi del dibattito sugli Npl, oggetto di una dura proposta franco-tedesca. “I mercati sono piuttosto nervosi e ansiosi di avere una buona comprensione di quello che sarà il mix delle politiche italiane”, ha detto il direttore del Fmi Christine Lagarde. E ancora: “Per ora sentiamo dichiarazioni rassicuranti sulla disciplina di bilancio, di debito in calo ma non sappiamo ancora quale set di misure l’Italia adotterà.

Il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha nuovamente mandato segnali tranquillizzanti: “La linea del Governo è che l’euro non è in discussione”, ha detto prima del suo debutto all’Eurogruppo, augurandosi di “non essere preoccupante” per i suoi colleghi europei e promettendo la difesa fino in fondo delle banche italiane. Fatto sta che il mercato ha continuato a guardare alla nomina di due irriducibili euroscettici alla presidenza di due Ccommissioni strategiche in Parlamento e alle “bordate” di Matteo Salvini, che ha minacciato di ridiscutere i contributi dell’Italia all’Ue in assenza di un accordo soddisfacente sui migranti.

 

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