La giornata parlamentare – 25 maggio

Dopo che nella giornata di ieri è stato approvato il ddl sulle politiche spaziali e aerospaziali e il disegno di legge sui reati contro la Pubblica Amministrazione, l’ Assemblea del Senato tornerà a riunirsi a partire dalle 9.30 per proseguire la discussione sul riconoscimento della lingua italiana dei segni. Alle 16 è previsto lo svolgimento delle interpellanze e interrogazioni.

Per quanto riguarda i lavori delle Commissioni, la Giustizia proseguirà l’esame degli emendamenti al ddl sul Codice antimafia e si confronterà sullo schema di decreto legislativo per la riforma organica della magistratura onoraria e altre disposizioni sui giudici di pace. La Commissione Lavoro ascolterà i rappresentanti di Coldiretti, Confagricoltura e CIA sull’affare assegnato relativo all’impatto sul mercato del lavoro della quarta rivoluzione industriale.

La Commissione Sanità svolgerà diverse audizioni sul ddl relativo alle disposizioni anticipate di trattamento e proseguirà l’esame dei disegni di legge sulla reintroduzione dell’obbligatorietà delle vaccinazioni per l’ammissione alle scuole di ogni ordine e grado. La Commissione Territorio si confronterà sull’affare assegnato relativo alle problematiche ambientali della provincia di Ostuni.

Per quanto riguarda l’altro ramo del Parlamento, l’ Assemblea della Camera nella giornata di oggi non si riunirà per consentire alla Commissione Bilancio di poter proseguire i lavori sulla manovra correttiva. Nella seduta di ieri l’Aula di Montecitorio ha continuato l’esame della proposta di legge sulle aree protette senza però giungere alla sua approvazione.

Quanto ai lavori delle Commissioni, la Affari costituzionali proseguirà il confronto sulla pdl per la modifica del trattamento economico e previdenziale spettante ai membri del Parlamento, sulla pdl per la modifica all’articolo 38 della Costituzione per assicurare l’equità nei trattamenti previdenziali e assistenziali e, in sede riunita con la Lavoro, esaminerà lo schema di decreto legislativo sul licenziamento disciplinare.

La Commissione Bilancio tornerà a riunirsi alle 10.30 per proseguire l’esame degli emendamenti alla cosiddetta “manovrina economica” ovvero al decreto relativo alle disposizioni urgenti in materia finanziaria, alle iniziative a favore degli enti territoriali, agli ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e alle misure per lo sviluppo. I tempi ormai stringono, la manovra è attesa in Aula lunedì prossimo e tra i deputati si dà già per scontato che il Governo porrà la questione di fiducia. A complicare il calendario ci sono infatti le celebrazioni del 2 giugno per la festa della Repubblica e la successiva pausa elettorale in vista delle elezioni amministrative. Nella giornata di oggi la Commissione dovrebbe terminare l’esame degli emendamenti segnalati dai deputati per passare venerdì a votare quelli di relatore e Governo oltre ad affrontare alcuni nodi lasciati in sospeso, come le modifiche alla cosiddetta tassa Airbnb.

Ieri è entrato nella manovra il decreto Alitalia per il commissariamento e i 600 milioni di prestito ponte finalizzati a garantire la continuità aziendale e l’operatività dei voli. Il Governo ha depositato un emendamento che prevede la sostituzione dell’articolo 50 del decreto di correzione dei conti con il provvedimento varato d’urgenza per il commissariamento della compagnia aerea; nel pacchetto di modifiche ci sono anche il ripristino dei poteri di Anac, più fondi alle Province, il provvedimento annunciato dal Ministro dell’agricoltura Maurizio Martina sui prodotti biologici certificati per le mense scolastiche e un intervento per risolvere il problema degli organici di fatto della scuola. Non ancora depositata, invece, la norma che dovrebbe introdurre i nuovi voucher la cui soluzione politica non è stata ancora trovata.

La Commissione Finanze, in sede riunita con la Attività Produttive, esaminerà il ddl concorrenza. Sul provvedimento ieri è intervenuto lo stesso Ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda, dopo che nei giorni precedenti erano circolate voci insistenti sulla possibilità che la legge sulla concorrenza potesse essere nuovamente modificata. Il Ministro ha ribadito che “Il ddl concorrenza non è il migliore del mondo, non è la mia legge, avrei potuto facilmente lasciarla cadere, ho scelto invece di assumermene la responsabilità. Non vorrei però finire come l’ultimo dei Mohicani. Approvarla in Senato è stata una fatica immane, adesso occorre chiuderla alla Camera senza modifiche e ulteriori ritardi. Ricordiamo che combattere le rendite attraverso la concorrenza dovrebbe rappresentare il Dna di una coalizione di Governo a guida riformista”.

La Commissione Attività Produttive si confronterà sulle proposte di legge sul commercio nelle aree pubbliche. La Affari sociali proseguirà l’esame, in sede di comitato ristretto, della pdl per l’istituzione e la disciplina del Registro nazionale e dei registri regionali dei tumori, e della pdl per l’impiego delle persone anziane nello svolgimento di attività socialmente utili.

Matteo Renzi chiede ai partiti di mettere giù le carte e di iniziare un confronto vero sulla legge elettorale, e Silvio Berlusconi dopo qualche giorno di attesa risponde parlando alla riunione dei coordinatori regionali: egli ammette che le prossime ore saranno decisive per la scelta del testo che si andrà a votare ma al contempo ha sottolineato, a più riprese, che un possibile accordo con il Partito Democratico sulla legge elettorale non è un nuovo patto del Nazareno. Secondo l’ex premier si tratterebbe solo di un accordo tecnico su una modalità di voto che non prelude ad alcun accordo politico nella prossima legislatura.

Sgombrato il campo da possibili accuse di inciucio che non farebbero bene né agli azzurri né al Pd, l’ex cavaliere ha ribadito i paletti di Fi sulle regole del gioco: corrispondenza fra volontà degli elettori e rapporti di forza parlamentari, no alle preferenze e sì a collegiliste corte. Se i dem “sono disponibili a ragionare su un sistema come quello tedesco possiamo lavorare insieme per una legge elettorale condivisa con l’obiettivo dichiarato di consentire agli italiani di votare il più presto possibile”.

A Renzi il sistema tedesco non dispiace. È vero che è un proporzionale puro ma la soglia di sbarramento al 5% di fatto consentirebbe a cinque/sei forze di giocarsi la partita. La Merkel, ricorda, con il 41% è arrivata al 49. In Transatlantico i “renziani” sostengono che se in Germania si vota il 24 settembre, senza che vi siano problemi per la legge di Bilancio, altrettanto si può fare in l’Italia. Ma a Berlino, replicano i contrari al voto in autunno, il sistema è monocamerale e in 20 giorni il Bundestag approva lo “Haushaltplan”, mentre col nostro sistema bicamerale occorrono almeno due mesi, sempre che ci sia una maggioranza definita.

L’accordo e la rapida approvazione della nuova legge consentirebbero di andare a elezioni anticipate nel prossimo autunno. Una possibilità che sembra prendere sempre maggiore concretezza anche se il Pd ostenta tranquillità sulla possibilità di andare comunque alla scadenza naturale della legislatura. Berlusconi, dal canto suo, ha tutto l’interesse di stanare le intenzioni di Matteo Renzi: “Personalmente avrei tutto l’interesse a tentare di far rinviare la data delle elezioni, perché sto aspettando che la corte di Strasburgo faccia finalmente giustizia dell’assurda condanna che mi impedisce di candidarmi. Ma non è nel nostro stile anteporre queste considerazioni all’interesse generale del Paese”.

Ieri intanto anche il presidente di Confindustria Francesco Boccia, come nei giorni passati Romano Prodi, si è scagliato contro la “tentazione proporzionalista”. La preoccupazione del leader degli industriali riguarda l’eventuale instabilità a fronte di urne, a settembre-ottobre, dalle quali non dovessero uscire numeri tali da far nascere un Governo con una maggioranza in Parlamento. La stessa preoccupazione è stata espressa anche dal ministro Carlo Calenda (che ha evocato l’esercizio provvisorio) e non estranea al Quirinale.

Ma la realtà è che in Parlamento il fronte favorevole si allarga: a chi da sempre spinge su questo sistema, come Fi, SI, Mdp e i centristi, si aggiunge la Lega Nord al solo scopo di accelerare l’andata alle urne; Matteo Salvini ha ribadito il suo sì a un accordo Pd-Fi: “Dateci una legge elettorale qualsiasi e noi la approviamo”, ha detto sottolineando che occorre il via libera della Camera entro 15 giorni se si vuole andare a votare in autunno. Alla finestra il Movimento 5 Stelle, che ribadisce di preferire l’Italicum esteso al Senato, anche se con Luigi Di Maio si dice pronto a dialogare, a determinate condizioni. E intanto, a livello parlamentare, i gruppi stanno scrivendo i propri emendamenti da presentare venerdì pomeriggio.

 

A cura di Nomos Centro Studi parlamentari

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