La giornata parlamentare – 26 settembre 2019

La giornata parlamentare – 26 settembre 2019

l Senato 

Nella giornata di oggi l’aula del Senato non si riunirà. I lavori dell’Assemblea di palazzo Madama riprenderanno martedì prossimo alle 16.30. Per quanto riguarda le Commissioni, la Finanze esaminerà il disegno di legge per la parità di accesso agli organi di società quotate. L’Agricoltura esaminerà lo schema di decreto legislativo sulla riorganizzazione dell’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA) e per il riordino del sistema dei controlli nel settore agroalimentare. Le Commissioni Industria Lavoro si confronteranno sul decreto per la tutela del lavoro e per la risoluzione di crisi aziendali.

Alla Camera 

L’Assemblea della Camera oggi non si riunirà; i lavori riprenderanno domani con la discussione delle interpellanze urgenti. Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Sociali esaminerà la proposta di legge per il sostegno della ricerca e della produzione dei farmaci orfani e la cura delle malattie rare, e la proposta di legge delega per il riordino e il potenziamento delle misure a sostegno dei figli a carico attraverso l’assegno unico e la dote unica per i servizi. 

Manovra, slitta nota aggiornamento Def. Governo al lavoro su stime e misure

Il lavoro sulla manovra economica è entrato nel vivo. Palazzo Chigi e Ministero dell’Economia lavorano senza sosta al quadro della Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza (Nadef). In questo modo si costituisce l’ossatura su cui poi costruire la prossima legge di bilancio, che il Governo giallo-rosso, con il premier Giuseppe Conte in prima linea, vuole espansiva. Il punto di partenza non è dei migliori: la crescita, il prossimo anno, non dovrebbe superare il mezzo punto percentuale, mentre per il 2018 l’Istat ha limato il Pil da +0,9% a +0,8%. Bankitalia ha fissato il debito al 134,8% del Pil dal 132,2% stimato in precedenza. I margini quindi sono strettissimi e per questo il governo prende tempo: la Nadef, attesa entro venerdì 27 settembre, dovrebbe approdare sul tavolo del Consiglio dei ministri solo lunedì 30. Del resto, viene fatto notare, quello del 27 è un appuntamento fissato per consuetudine ma senza che ci sia un reale vincolo.

Non è un caso che il presidente del Consiglio, appena rientrato da New York, abbia immediatamente convocato una riunione per fare il punto, cui hanno partecipato il ministro dell’Economia Roberto Gualteri, il capodelegazione Pd Dario Franceschini, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro e i viceministri al Mef Laura Castelli e Antonio Misiani. Il perimetro di quella che sarà la prossima manovra, oltre che dai numeri e dalle stime, dipenderà dalla trattativa sulla flessibilità con l’Europa per arrivare a un rapporto deficit/Pil intorno al 2%. Il premier intende portarla avanti, come lo scorso anno, in prima persona, ma stavolta si sente rassicurato non sono dalla presenza al suo fianco di un ministro ben introdotto a Bruxelles come Roberto Gualtieri, ma anche dall’assenza di un vicepremier come Matteo Salvini, nonché da un Luigi Di Maio nel suo nuovo ruolo di responsabile Esteri che inevitabilmente renderà più diplomatiche le sue esternazioni. 

Intanto, è caccia alle risorse: Conte ha annunciato un patto con gli italiani per la lotta all’evasione, i cui contenuti sono però ancora tutti da definire. Gli uffici dal Mef sono al lavoro su svariate ipotesi, dai meccanismi di premialità per l’uso della moneta elettronica, a partire dalla riduzione delle commissioni sulle carte per commercianti e utenti, all’idea di una supercard che raccolga tutte le informazioni di ogni contribuente. Affascina anche l’idea di una lotteria degli scontrini, per la verità più volte avanzata negli anni e finora mai attuata. In campo anche la revisione delle tax expenditures e la possibilità di rendere detraibili una serie di spese come ad esempio quelle per l’idraulico. Intanto, il Pd rilancia le proposte per le famiglie: la prima è l’assegno unico universale, fino a 240 al mese per ogni figlio a carico dal settimo mese di gravidanza fino ai 18 anni e fino a 80 al mese dai 18 ai 26 anni, e importi maggiorati in caso di figli con disabilità. La seconda è la dote unica per l’acquisto dei servizi per l’infanzia, fino a 400 al mese per ogni figlio a carico da zero a 3 anni per asilo nido, babysitter e altri servizi per l’infanzia e un importo ridotto successivamente, fino ai 14 anni. 

Tensione nel M5S sul ruolo di Di Maio 

La convivenza difficile con la Lega, le sconfitte elettorali tra amministrative, regionali ed europee, la crisi di governo e l’accordo col Partito Democratico sono tutti fattori che, in questi ultimi quattordici mesi, hanno di fatto trasformato il Movimento 5 Stelle, a detta di molti, in un partito tradizionale, con correnti e beghe interne, fronde contro il leader e contromosse per sedare il dissenso. L’ultima, in ordine di tempo, arriva dal Senato, dove un gruppo consistente di senatori pentastellati, si parla di 70 su 107, sarebbe pronto a chiedere un ridimensionamento del ruolo di Luigi Di Maio. A far scoccare la scintilla è un documento unitario per cambiare le regole dello Statuto del gruppo. O almeno è questa l’interpretazione data dal capo politico, che dalla sua trasferta diplomatica negli Usa prova a smorzare il tono delle polemiche: “Ci vuole maggiore deontologia da chi scrive che sono contro di me”.

Di Maio spiega che tra quelle sigle in calce al foglio approvato ieri ci sono anche quelle di “persone con cui abbiamo lavorato e continuiamo a lavorare tutti i giorni, amici”. Il leader pentastellato se la prende con l’interpretazione data dai media, citando qualche nome in particolare: “Io rispondo a tutte le vostre domande ma trovo ingiusto che mi si mettano contro persone come i senatori Emanuele DessìSusy Matrisciano o Primo Di Nicola”. Il parlamentare romano, infatti, è stato tra i primi a smentire le ricostruzioni circolate, parlando di strumentalizzazione. Il malumore, però, esiste e si percepisce. Soprattutto per la scelta dei nuovi capigruppo: se alla Camera sembra vicina la nomina di Anna Macina, al Senato le cose sono molto più complicate, tant’è vero che i termini sono slittati a lunedì 30; a seconda di chi verrà scelto, si capirà l’orientamento del gruppo. Soprattutto perché nelle ultime ore Matteo Salvini è tornato a seminare il panico in casa pentastellata, ammettendo ai microfoni di Radio Radicale che ci potrebbero essere delle sorprese a breve; il segretario leghista ha lasciato intendere che alcuni parlamentari M5S, inorriditi dall’intesa con il Pd, potrebbero cambiare maglia e passare al Carroccio

Via libera unanime dai deputati di FI al documento Gelmini contro il Governo

Forza Italia rimane il perno essenziale dell’alternativa alla sinistra e ribadisce la sua natura intrinsecamente antitetica e inconciliabile al governo delle quattro sinistre”. È questo il primo dei punti inseriti nel documento che è stato sottoposto all’approvazione dei deputati di Forza Italia nel corso della riunione convocata dalla presidente del gruppo Mariastella Gelmini. L’attuale maggioranza a sostegno dell’esecutivo rappresenta, secondo quanto si legge nel documento, “un grave pericolo e qualunque forma di sostegno verso questo Governo è e sarà del tutto impossibile”, così come indicato dal presidente Silvio Berlusconi. Il documento contiene anche un riferimento e un appello all’unità interna: “A fronte dell’emergere nel quadro politico di fenomeni di esasperato frazionismo, la funzione di un gruppo parlamentare quale quello di Forza Italia deve concentrarsi sulla unitaria rappresentanza delle istanze dei nostri elettori che ci chiedono di evitare divisioni interne”. 

Il documento, che riassume il contenuto della relazione della presidente del gruppo, si dedica anche alla nascita di Italia Viva, il nuovo movimento politico di Matteo Renzi: “Renzi, con il suo sostegno al Governo Conte Bis, Governo che d’altronde ha fatto nascere, è stato mosso da ragioni tattiche che lo hanno perfino portato ad allearsi con il Movimento 5 Stelle, quel movimento che Forza Italia ritiene ancora pericoloso per la democrazia, la libertà e lo sviluppo economico del Paese”. Anche su questo le parole del Presidente Berlusconi sono state chiare e condivisibili: “Renzi si è sempre collocato nella sinistra”. Forza Italia dunque “non deve cedere né alle lusinghe di presunti centrini, né lasciare il campo libero a forze scissioniste che velleitariamente ambiscono a sottrarci consenso, nella speranza di poter rappresentare la gamba moderata dell’alleanza di centrodestra. Quella gamba è da sempre Forza Italia che della coalizione è stata e deve tornare ad essere anche la testa pensante e il motore propulsivo”. parlamentare”.

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