La giornata parlamentare – 7 febbraio

La giornata parlamentare – 7 febbraio

Renzi come Berlusconi, se nessuno ha numeri tornare voto

L’obiettivo di Matteo Renzi non cambia, il Partito Democraticopunta ad essere il primo gruppo in Parlamento per poter dare le carte sulla scelta del prossimi Presidente del Consiglio e quindi del prossimo Governo. Una possibilità su cui il segretario dem crede molto anche se ieri ha dichiarato di pensarla come Silvio Berlusconi: “se non ci sono le condizioni, se nessuno ha i numeri, si torni a votare”.

Sondaggi alla mano e considerate le complessità della legge elettorale, gli scenari sono molti. Al momento l’ipotesi che va per la maggiore è quella che vede il centro destra vincente, ma senza maggioranza, il Movimento 5 Stelle primo partito e il Partito Democratico primo partito in Parlamento (il numero di deputati e senatori eletti del resto dipende dai collegi vinti ed i pentastellati secondo le stime ne prenderebbero solamente una manciata).

Tutti vincitori, insomma, ma nessuna maggioranza possibile. A meno di larghe coalizioni, che comunque dovranno essere supportate dai numeri, tra Pd e Fi o M5S e la Lega di Salvini. Un’ipotesi quest’ultima che agita non poco la compattezza del centro destrae che Matteo Renzi utilizza quotidianamente per attaccare Luigi Di Maio.

Ogni leader dice la sua e gioca la sua battaglia

Intanto ognuno gioca la sua battaglia. Matteo Renzi ha rinnovato il suo appello ai moderati nel tentativo di recuperare quei 2-3 punti percentuali decisivi e sottolineato, ancora una volta, il rischio che un elettore di sinistra correrebbe nel votare Liberi e Uguali. Secondo il segretario dem infatti un voto al partito di Massimo D’Alema non farebbe altro che avvicinale Matteo Salvini al Governo del Paese.

Silvio Berlusconi, dal canto suo, ha provatoi a tranquillizzare gli storici elettori azzurri e non solo: “Salvini talvolta usa dei toni ed ha uno stile che non sono i nostri, ma nei fatti lui e il suo partito sono interlocutori pragmatici, concreti, leali. In ogni caso sarà la presenza forte, trainante, di Forza Italia a garantire un governo serio e responsabile”. Parole rassicuranti, ma che non danno comunque la certezza che Fi insegua, il giorno dopo il voto, l’orizzonte di una grande coalizione con il Pd.

Giorgia Meloni ha ribadito che: “O vince il centro destra, unica coalizione in grado di farlo, o sarà il caos: non ci sono altre possibilità. Se non vinciamo noi, o ci sarà l’inciucio o si tornerà a votare. E tra queste due ipotesi tornerei a votare tutta la vita”.

Ombra hacker sul voto. Violato il sito Pd di Firenze e preso il pirata anti Rousseau

Nel giorno in cui la Polizia Postale identifica “Evariste Galois”, l’hacker che, la scorsa estate violò la piattaforma Rousseau, è il sito del Partito Democratico di Firenze a finire sotto attacco del gruppo AnonPlus, che mette online i dati di tutti gli iscritti, incluso il segretario Matteo Renzi. E ad essere trafugati risultano essere 2.652 file contenenti diversi informazioni personali: da quelle anagrafiche ai numeri di telefono.

Nessun commento, finora, da Matteo Renzi, che tuttavia sembra minimizzare l’accaduto facendo sapere che ad essere stato acquisito è il suo vecchio numero di cellulare e il numero della sua segreteria quando era sindaco di Firenze. Veemente, invece, la reazione del Movimento 5 Stelle alla notizia dell’individuazione di uno dei due hacker che, a inizio agosto, misero letteralmente in crisi la sicurezza di Rousseau. “Sono operazioni criminali, chi ha voluto colpire Rousseau lo ha fatto a fini politici”, sottolinea Davide Casaleggio.

 

A cura di Nomos Centro Studi parlamentari

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