La giornata parlamentare – 7 luglio

La settimana che è trascorsa verrà ricordata per le fortissime tensione interne al Partito Democratico e nei partiti del Centro Sinistra. Il dibattito sulle alleanze, all’indomani della nascita del movimento di Pisapia e Mdp “Insieme”, ha di fatto spaccato il Pd: da una parte Renzi fortemente scettico sulla possibilità di un’alleanza che suona come una riproposizione dell’Unione e dall’altra Franceschini e Orlando che insistono nel ribadire che il Pd non coalizzato è destinato a perdere e a riconsegnare il Paese alle destre o al Movimento 5 Stelle.

Sebbene con toni minori nel Centro Destra le cose non vanno molto meglio: la tensione tra Berlusconi e Salvini non è affatto diminuita, un segnale non troppo incoraggiante che ci dice che l’effetto positivo post amministrative è già dimenticato. Nel Movimento 5 Stelle invece la situazione è molto più tranquilla: Grillo è sceso a Roma anche questa settimana per proseguire i preparativi per la messa a punto del programma e per tornare a ribadire la fiducia nella sindaca Raggi.

Dal punto di vista parlamentare, non senza polemiche, il Senato ha approvato il disegno di legge sul nuovo codice antimafia. Il Ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha svolto l’informativa urgente, in entrambe le Camere, sulla delicata questione migranti. Intanto la Camera ha approvato le mozioni sulle province, la pdl per il sostegno all’Umbria Jazz e la legge sul delitto di tortura.

Al Senato

Nella giornata di oggi l’ Assemblea e le Commissioni del Senato non terranno sedute. Nel corso della settimana, l’Aula di palazzo Madama ha discusso e approvato, con 129 voti favorevoli, 56 contrari e 30 astenuti, il disegno di legge per le modifiche al codice delle leggi antimafia. Il provvedimento ritorna alla Camera per la sua approvazione definitiva, anche se una parte della maggioranza ha già ha preannunciato la possibilità che a Montecitorio il testo possa cambiare ancora. Tra le novità previste dal Codice, quella in base alla quale d’ora in poi anche chi finisce nel mirino della giustizia per corruzione, concussione, terrorismo e stalkingrischierà di vedersi sequestrare i propri beni patrimoniali. Le norme previste per i mafiosi si estendono a chi risulta indiziato di reati contro la Pubblica amministrazione oltre che per i sospettati di terrorismo e stalking.

Viene rafforzata l’Agenzia per i beni confiscati con la previsione di un direttore, non più per forza un prefetto, che si occuperà dell’amministrazione dopo la confisca di secondo grado; inoltre l’Agenzia avrà una dotazione di 200 unità, sedi principali a Roma e a Reggio Calabria, e rimarrà sotto la vigilanza del Ministro dell’Interno. Con la norma viene anche modificata la disciplina in tema di amministrazione, gestione e destinazione dei beni sequestrati e confiscati, e quella relativa alla tutela dei terzi e ai rapporti con le procedure concorsuali. Sono poi previste norme più stringenti per gli amministratori giudiziari, che non potranno avere più di 3 incarichi e non potranno essere parenti fino al quarto grado, ma neppure conviventi o “commensali abituali” del magistrato che conferisce l’incarico.

Sulla questione migranti

Mercoledì, in entrambi i rami del Parlamento, il Ministro dell’Interno Marco Minniti ha svolto l’informativa urgente sulla gestione degli sbarchi di migranti presso i porti italiani . Nel suo intervento Minniti ha innanzitutto spiegato i tentativi messi in campo dal Governo presso la Commissione europea per chiedere una gestione comune dell’emergenza, che hanno consentito alcune aperture sul tema delle ricollocazioni, del codice di comportamento delle Ong, della responsabilità della Guardia costiera libica nelle acque territoriali e del coordinamento giudiziario nella lotta ai trafficanti di esseri umani. Il Ministro ha annunciato l’apertura, entro l’anno, di un Centro di coordinamento per il soccorso marittimo a Tripoli; ha poi evidenziato la necessità di garantire la sicurezza dei confini meridionali della Libia ed espressa l’intenzione di costruire alcuni progetti di cooperazione e sviluppo al fine di promuovere un circuito economico alternativo al traffico di migranti.

Alla Camera

Passando all’altro ramo del Parlamento, oggi l’Assemblea di Montecitorio torna a riunirsi a partire dalle 9.30 per lo svolgimento delle interpellanze urgenti mentre le Commissioni non si riuniranno. Nell’arco di questa settimana, la Camera ha approvato, con 333 voti favorevoli, 2 contrari e 77 astenuti, la proposta di legge per il sostegno e la valorizzazione del festival Umbria Jazz. Il provvedimento, che ora passa all’esame del Senato, prevede un finanziamento di 1 milione di euro all’anno.

Successivamente l’aula di Montecitorio ha approvato le mozioni sulle iniziative per garantire il funzionamento delle Province.Nello specifico il Governo viene impegnato a garantire le risorsenecessarie ad assicurare l’effettivo esercizio delle funzioni fondamentali da parte delle Province e delle Città metropolitane, a individuare risorse adeguate a copertura delle funzioni statali assegnate in base all’analisi reale dei fabbisogni standard, a ristabilire la piena autonomia economica, finanziaria e organizzativa di questi Enti e a valorizzare il modello di cooperazione orizzontale tra istituzioni locali.

Mercoledì la Camera ha approvato definitivamente, 198 voti favorevoli, 35 contrari e 104 astenuti, il ddl sull’introduzione del delitto di tortura nell’ordinamento italiano. La nuova legge prevede l’innalzamento della pena da un minimo di quattro anni a un massimo di dieci per chi, con violenza o minaccia o con violazione dei propri obblighi di protezione, di cura o di assistenza, intenzionalmente tortura a una persona a lui affidata, o comunque sottoposta alla sua autorità, vigilanza o custodia. Ma la pena può giungere sino all’ergastolo in caso di morte dolosa del torturato, e prevede inoltre aggravanti se a commettere o istigare la tortura è un pubblico ufficiale. Sancisce quindi la totale inutilizzabilità a ogni fine d’informazioni delle dichiarazioni rese sotto tortura, se non come fonti di prova per la responsabilità del torturatore.

Il tema delle alleanze spacca il Partito Democratico

Chi pensava a una ricomposizione è stato smentito. Nella Direzione del Pd la tensione tra il segretario Matteo Renzi, il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini e quello della Giustizia Andrea Orlando è altissima. E anche se per la prima volta dall’arrivo di Renzi la riunione è stata a porte chiuse, senza streaming, e il presidente del partito Matteo Orfini aveva invitato a non fare tweet e post su Facebook, lo scontro è subito uscito dal Nazareno.

Renzi , come previsto, aveva optato per una relazione abbastanza soft. Il segretario ha parlato della ripresa economica da continuare a sostenere, dello Ius Soli, che a suo giudizio è un principio di civiltà che il Pd deve portare avanti in Parlamento, e dell’Ue, ribadendo la possibilità di porre il veto sull’introduzione del fiscal compact nei Trattati. Ha spiegato anche che il risultato deludente delle elezioni amministrative va analizzato “senza dargli una lettura nazionale” e ribadito che lui risponde al voto delle primarie, nelle quali due milioni persone hanno votato, e noi ai capicorrente.

Dal canto suo Dario Franceschini, che nei giorni scorsi aveva lanciato, in un’intervista a Repubblica, le sue critiche sul vertice del Nazareno dopo le amministrative, ieri non ha fatto marcia indietro, anzi. Il ministro ha ironizzato: “Io sono tra i 350 residuati bellici che pensano che ci sia anche il tema delle alleanze. Un partito non può non occuparsi di alleanze, come si fa? Certo non è l’argomento con cui andare nel Paese, questo lo condivido. Ma per fare delle cose bisogna vincere le elezioniper vincere le elezioni bisogna occuparsi di come”. Ha poi ribadito che discutere di alleanze non significa mettere in discussione il Segretario e che la necessità di una discussione politica non deve essere vista come un tradimento o un complotto.

Critico anche Andrea Orlando, leader della minoranza Dem. Il Ministro della giustizia ha ribadito la necessità di ricostituire un’alleanza di Centro Sinistra e di aiutare Pisapia a coinvolgere tutte le forze che non hanno impostato la linea sull’antirenzismo. Le parole di Franceschini e Orlando hanno provocato una reazione più dura del segretario. Renzi nella replica ha ribadito la sua convinzione di non vedere come centrale il tema delle alleanze. Alla fine la relazione di Renzi è stata approvata a maggioranza, Franceschini compreso, ma le minoranze che fanno capo a Orlandoe a Michele Emiliano non hanno partecipato al voto. Una piccolissima vittoria per Renzi, che non cancella i temi sul tavolo e le tensioni interne al partito che, probabilmente, continueranno nei prossimi mesi.

A cura di Nomos Centro Studi parlamentari

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