La giornata parlamentare – 8 giugno

Oggi e per tutto il resto della settimana l’Assemblea del Senato e le rispettive Commissioni non si riuniranno in modo da consentire ai parlamentari di proseguire, nei rispettivi territori di appartenenza, la campagna elettorale per le elezioni amministrative che si terranno domenica 11 giugno e che coinvolgeranno 1.010 Comuni. Fra questi vi sono quattro capoluoghi di regione (Palermo, Genova, L’Aquila e Catanzaro), ma anche 21 di provincia con città politicamente molto rilevanti come Parma, Verona, Taranto e Padova.

Per quanto riguarda l’altro ramo del Parlamento, l’Assemblea della Camera a partire dalle 9.30 tornerà a confrontarsi sull’approvazione della nuova legge elettorale. Contrariamente alle previsioni ieri non è stata una giornata semplice e il patto granitico di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Forza Italia e Lega Nord ha vacillato e non poco. L’occasione è stata la votazione delle questioni pregiudiziali.

La maggioranza che sostiene la legge, che, è bene ricordare, sulla carta comprende circa l’80% dei membri del Parlamento, ha superato il voto ma con numeri molto inferiori alle previsioni. I voti necessari sarebbero dovuti essere 449 ma alla fine ne sono arrivati solamente 310. E’ un fatto politico importante (il capogruppo del Pd Ettore Rosato stima a 100 i franchi tiratori) e che getta fortissime preoccupazioni sull’esito del confronto e quindi sulla tenuta del patto: la preoccupazione è più che fondata visto che ci sono 209 emendamenti da votare e che i voti segreti saranno almeno 100.

Fino a ieri la strategia di Pd, M5S, Fi e Lega era quella di non accettare nessuna modifica in Aula e di approvare la proposta di legge così come uscita dalla commissione Affari Costituzionali, pena l’annullamento dell’accordo. Ma questa decisione ha messo in fortissima crisi il Movimento 5 Stelle che spinge fortemente per l’introduzione del voto di preferenza sui candidati del listino proporzionale e soprattutto del voto disgiunto. La tensione interna al Movimento è molto alta e nonostante i suoi leader, da Di Maio a Toninelli, facciano quadrato sulla volontà di proseguire secondo gli accordi; in serata Beppe Grillo ha annunciato che chiederà agli iscritti del Movimento di esprimersi, con un voto on line, sul testo della legge elettorale in discussione.

La mossa potrebbe mettere a rischio il patto, ma Grillo non transige: “Oggi sono iniziate alla Camera le votazioni sulla legge elettorale. Come già fatto in Commissione, anche in Aula cercheremo in tutti i modi di ottenere nuovi miglioramenti, come il voto disgiunto, le preferenze e i correttivi di governabilità. Non sappiamo se ce la faremo perché non dipende solo da noi. Abbiamo già ottenuto importanti risultati come la cancellazione delle pluricandidature e dei capilista bloccati. Il Movimento vuole la legge elettorale e il voto. Gli iscritti saranno chiamati a ratificare il testo finale: questo è il nostro metodo! ”.

Nel frattempo però l’Aula di Montecitorio ha bocciato l’emendamento, proposto da Mdp, per l’introduzione del voto disgiunto. Il Movimento 5 Stelle, come era legittimo aspettarsi, si è astenuto provocando fortissime polemiche da parte dei gruppi che hanno sostenuto l’emendamento. I no sono stati 322, i sì 124 e gli astenuti 82. A fine giornata il “patto granitico” ha retto non senza fortissime tensioni, ma quel che è certo è che la decisione della consultazione interna al movimento ha determinato lo slittamento a lunedì dell’approvazione finale della nuova legge elettorale .

Il Partito Democratico esce segnato dal confronto sulla legge elettorale, non tanto per gli stop and go di Grillo, quanto perché il percorso verso la legge si fa di giorno in giorno più accidentato e complicato e con esso il cammino verso le elezioni anticipate.

In serata, in un post Matteo Renzi si è scagliato direttamente contro il M5S: “Ci sarebbe di che arrabbiarsi. I grillini cambiano idea sulla legge elettorale che loro stessi hanno voluto e votato. Sono passati due giorni e già hanno cambiato posizione”. Ma Renzi sarebbe fortemente irritato contro una parte dello stesso Pd che lo accusa, in maniera strumentale, di aver trovato un’intesa con gli avversari sulle regole del voto. “Per noi la priorità sono gli italiani. Rispettiamo tutti ma non ci facciamo prendere in giro da nessuno. Se qualcuno pensa di avere soluzioni migliori di quelle attualmente in discussione, lo dica: abbiamo tutto da imparare. Le proposte però devono avere i voti in Parlamento. Altrimenti sono solo parole in libertà”.

Nessun accenno alle parole molto critiche espresse l’altro giorno da Giorgio Napolitano e da altri come Veltroni, Letta o Romano Prodi. Ma il sospetto del segretario dem è che i detrattori del patto, anche all’interno del Pd, stiano mirando a farlo fuori politicamente o che stiano giocando sulla legge elettorale, non entrando nel merito, per indebolirne la leadership.

Intanto ieri, al fronte contrario al voto anticipato in autunno si è iscritto anche il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda: “Penso che le elezioni a settembre siano un errore perché questo Paese ha bisogno di un po’ di calma, di finire le riforme che non derivano da me ma dal governo Renzi, di fare una Finanziaria seria, di mettere a posto la questione delle banche che è una questione complessa e di fare una legge elettorale che ci non riporti indietro nel tempo. Il rischio per il Paese è serio”.

In serata, dal salotto di Porta a Porta è intervenuto anche il Ministro degli Esteri Angelino Alfano. Il leader di Alleanza Popolare ha chiesto a Renzi di non essere impaziente e di non buttare all’aria tre lunghi anni di lavoro comune ribadendo che la corsa al voto anticipato porterebbe solamente a nuove fratture e che pochi mesi in definitiva cambiano molto poco. Non senza amarezza e rimpianto ha ringraziato Renzi per aver contribuito all’accelerazione, grazie alla legge elettorale con uno sbarramento al 5%, di u nuovo soggetto politico centrista.

Quanto ai lavori delle Commissioni, la Giustizia esaminerà lo schema di decreto legislativo per la riforma organica della magistratura onoraria e altre disposizioni sui giudici di pace. Discuterà poi la Delega al Governo per la riforma della disciplina sanzionatoria in materia di reati contro il patrimonio culturale e la pdl sul reato di tortura. La Commissione Attività Produttive si confronterà su diversi Atti europei che attribuiscono alle Autorità garanti della concorrenza degli Stati membri poteri di applicazione più efficace e assicurano il corretto funzionamento del mercato interno, l’efficienza energetica e le prestazioni energetiche nell’edilizia.

La Affari sociali proseguirà l’esame degli emendamenti al ddl Lorenzin di delega al Governo in materia di sperimentazione clinica di medicinali, nonché le disposizioni per l’aggiornamento dei LEA, il riordino delle professioni sanitarie e la dirigenza sanitaria del Ministero della salute. Si confronterà poi sulla pdl per l’istituzione e la disciplina del Registro nazionale e dei registri regionali dei tumori. Infine, la Commissione Agricoltura esaminerà lo schema di decreto ministeriale sul riparto dello stanziamento del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali per l’anno 2016 relativo a contributi a Enti, istituti, associazioni, fondazioni e altri organismi.

A cura di Nomos Centro Studi parlamentari

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