La Giornata Parlamentare del 10 giugno 2021

Draghi è pronto: oggi il Cdm varerà il decreto sull’Agenzia per la cybersecurity

Prima di volare in Cornovaglia per il G7, il premier Mario Draghi accelera su uno dei punti chiave dell’asse che, da qui ai prossimi giorni, potrebbe essere rinsaldato tra l’Italia e l’amministrazione Joe Biden. Il decreto per l’istituzione dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn) è quasi pronto ed è stato oggetto di una cabina di regia a Palazzo Chigi alla quale hanno partecipato i capidelegazione della maggioranza e il sottosegretario ai Servizi Franco Gabrielli che questa mattina alle 8:45 è atteso al Copasir per illustrare il decreto. Il sottosegretario, spiegano fonti parlamentari, ha in realtà già depositato la bozza e oggi pomeriggio, salvo colpi di scena, il testo sarà approvato in Consiglio dei ministri. Ma dal Copasir, informalmente, è stato chiesto un supplemento di tempo per esaminare il testo, anche perché il nuovo presidente del Comitato per la pubblica sicurezza, Adolfo Urso di Fdi, è stato eletto solo ieri. Il Comitato, chiamato a esprimere un parere su un organo che ridisegna l’architettura della difesa italiana dalla minaccia cyber, potrà chiedere chiarimenti al sottosegretario: l’Agenzia sarà istituita in capo alla presidenza del Consiglio, i suoi vertici saranno di nomina governativa e per renderla operativa, spiega una fonte di maggioranza, è probabile che siano previste centinaia di assunzioni di profili ad hoc per costruire la trincea cyber italiana, a partire dai server della Pa rilanciato dal ministro per l’Innovazione tecnologica Vittorio Colao

Nella cabina di regia a Palazzo Chigi (tra i presenti i Ministri Lorenzo GueriniStefano PatuanelliMaria Stella GelminiElena Bonetti e Roberto Speranza), c’è stato un sostanziale accordo: “Il fatto che il governo preveda una struttura interamente pubblica in grado di coordinare e realizzare progetti anche in partnership pubblico-privata rappresenta una proposta del Pd”, spiega il Dem Enrico Borghi. In effetti, rispetto alla Fondazione per la Cybersecurity che Giuseppe Conte inserì in manovra scatenando l’ira di Copasir e Iv e il gelo del Pd, il regime che istituisce l’Acn è nettamente differente. Il suo obiettivo, stando a quanto spiegano fonti competenti, è rendere il sistema informatico italiano impermeabile a qualsiasi attacco. Ma eventuali azioni di contro-hackeraggio restano appannaggio dell’intelligence italiana: il Paese ha una fragilità “per mancanza di consapevolezza dei rischi, per un deficit di cultura su questi temi: purtroppo siamo molto in ritardo e dobbiamo camminare a passi molto svelti”, spiega Gabrielli. 

Al Copasir la spunta Adolfo Urso (FdI), eletto senza voti Lega

Alla fine è andata come nelle previsioni della vigilia: il senatore di Fratelli d’Italia Adolfo Urso è stato eletto presidente del Copasir con 7 voti a favore e una scheda bianca, ma la Lega è rimasta sull’Aventino e il presidente dimissionario Raffaele Volpi e l’altro componente del Carroccio Paolo Arrigoni non si sono presentati alla riunione convocata ieri pomeriggio alle 14.00 a San Macuto da Urso (in qualità di vicepresidente). Si chiude uno stallo aperto con la nascita del Governo Draghi e l’ingresso della Lega in maggioranza e durato mesi, ma continuano le polemiche così come il duello tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni per la supremazia nella coalizione di centrodestra. La guida dell’organismo parlamentare di controllo sull’intelligence torna così all’opposizione; lo dispone la legge 124 del 2007, che prevede anche una composizione paritaria tra membri di maggioranza e opposizione, ma un’applicazione alla lettera della norma, auspicata dalla Lega, avrebbe portato dentro 5 esponenti di FdI, unica forza di opposizione, con una distorsione del principio di rappresentatività delle forze presenti in Parlamento, è stata la valutazione dei presidenti di Camera e Senato Roberto Fico e Maria Elisabetta Casellati che non hanno così accolto la protesta leghista. Ma è chiaro che la legge, non contemplando l’ipotesi di un Governo tecnico con tutti o quasi dentro, presenta degli elementi da correggere. 

È stallo sulla revisione del blocco dei licenziamenti

Serve un accordo di tutta la maggioranza per modificare le norme sul blocco dei licenziamenti. La linea del premier Mario Draghi non cambia: su un tema così delicato, su cui il Governo ha raggiunto una sintesi ritenuta equilibrata, si può intervenire solo con un’intesa largamente condivisa in Parlamento. Ma un accordo non c’è e l’idea di prorogare il blocco dei licenziamenti in settori specifici molto colpiti dalla crisi non solo divide i partiti e scontenta i sindacati, ma solleva dubbi di praticabilità, per la difficoltà di selezionare i settori e conciliare i tempi; una delle ipotesi potrebbe quindi essere quella di introdurre una norma transitoria. Il ministro del Lavoro Andrea Orlando indica la possibilità di disegnare soluzioni complessive nell’ambito della riforma degli ammortizzatori sociali che arriverà a luglio, con “garanzie di carattere universale” anche “ai lavoratori delle piccole imprese e precari”, offrendo “una prospettiva alle imprese che sono più in difficoltà” e collegando gli ammortizzatori sociali alle politiche attive e alla formazione dei lavoratori. Ma quella riforma, che potrebbe portare ai primi interventi fin dai prossimi mesi, ha un costo che il Governo deve ancora valutare; intanto i sindacati chiedono di agire subito, prima che a luglio venga meno il divieto di licenziare. 

La soluzione rilanciata in questi giorni da Andrea Orlando e Giancarlo Giorgetti è quella di interventi selettivi ma i partiti della maggioranza non sono d’accordo; intervenire prima del 30 giugno si fa sempre più difficile senza contare che una misura selettiva si presterebbe a contestazioni e proteste ad esempio da parte dei settori esclusi: finora è stata immaginata per tessile, calzaturiero e alcuni comparti dell’alimentare. Le posizioni saranno chiarite dagli emendamenti al decreto Sostegni bis che i partiti presenteranno entro le 16.00 di oggi: il Movimento 5 stelle e Liberi e uguali stanno scrivendo proposte per una proroga per tutti del blocco oltre la scadenza del 30 giugno, il Pd, spiega Romina Mura, farà proposte per i settori più in crisi. Ma in partenza le posizioni appaiono poco conciliabili con quelle di chi come Forza Italia e Italia Viva chiede di permettere alle aziende di licenziare e tornare alla normalità, anche considerato che fino a dicembre chi accede alla Cig Covid non potrà comunque licenziare. Tra l’altro un problema è legato all’entrata in vigore degli emendamenti al decreto Sostegni bis, che sarebbe successiva al primo luglio. Altra soluzione è un decreto ad hoc; la palla, ha fatto sapere Draghi agli interlocutori, è al Parlamento e a eventuali soluzioni condivise. 

Il centrodestra trova l’accordo a Roma ma resta ancora il nodo Milano

Dopo settimane tensioni e veti incrociati, il centrodestra fa un passo in avanti in vista delle amministrative d’inizio autunno: a correre per il Campidoglio sarà il ticket composto da Enrico Michetti, candidato a sindaco, e Simonetta Matone, per la quale gli alleati scelgono la qualifica di “cosindaco”. Ad annunciare l’accordo è Matteo Salvini. Michetti si dice “assolutamente lusingato” e “contentissimo” del ticket con Matone, “insigne magistrato”: “Roma è la mia città e il mio sogno. Ora iniziamo insieme questa grande avventura per restituire insieme alla città eterna il ruolo di Caput Mundi”; nella capitale il “tridente” si dovrebbe completare anche con Vittorio Sgarbi a ricoprire il ruolo di assessore alla Cultura. “Abbiamo fatto grandi passi avanti, un centrodestra compatto che lavora per vincere”, esulta Giorgia Meloni che porta a casa la candidatura di quello che aveva definito “il Mr Wolf di Pulp Fiction, quello che risolve problemi”: Michetti e Matone, sottolinea, “sono due straordinari professionisti, competenti in materie economiche e giuridiche ma sanno anche parlare ai cittadini e metteranno fine al disastro di Virginia Raggi”. Anche il leader del Carroccio è soddisfatto: “Il centrodestra è unito, compatto e forte”, mette in chiaro tornando ancora una volta sul progetto della federazione. Antonio Tajani fotografa il risultato raggiunto alla meta: “Il ticket Michetti-Matone è la migliore soluzione possibile per allargare i confini del centrodestra e per vincere a Roma. Alla fine il centrodestra va unito, mentre la sinistra ha tre diversi candidati”. 

Il tavolo del centrodestra, intanto, serve anche a ufficializzare la candidatura di Paolo Damilano a Torino. Sostanzialmente raggiunto, poi, anche l’accordo sulla presidenza della regione Calabria, che andrà al voto dopo la prematura scomparsa di Iole Santelli; l’annuncio verrà ufficializzato sabato, ma Sgarbi anticipa le liturgie politiche: “Il nome è quello di Roberto Occhiuto, da qui al fine settimana Salvini dovrà dire ai suoi che il nome spetta a FI”. Mercoledì prossimo, poi, un nuovo vertice servirà a chiudere il cerchio anche su Milano e Bologna. Lo schema di gioco dovrebbe essere sempre quello della squadra: Gabriele Albertini ha dato la sua disponibilità per la poltrona di vicesindaco, a patto che il primo cittadino non sia un politico (leggi Maurizio Lupi). Restano in campo le candidature del manager Mediolanum Oscar di Montigny, dell’avvocato Maurizio Dallocchio e di Fabio Minoli, sponsorizzato dallo stesso Albertini. 

L’Aula del Senato

L’Assemblea del Senato riprenderà i propri lavori alle 9.30 con l’esame delle mozioni sulla tutela e la promozione dei prodotti agroalimentari italiani. Alle 15.00 svolgerà le interrogazioni a risposta immediata.

Le Commissioni del Senato

Per quanto riguarda le Commissioni, giovedì la Affari Costituzionali esaminerà il dl sulla procedura di nomina dei rappresentanti di lista e a seguire svolgerà delle audizioni sul ddl per la tutela dei minori e della dignità della donna nella comunicazione. La Giustizia esaminerà il ddl di delega per la riforma del processo civile. La Bilancio si confronterà sul decreto sul fondo complementare al Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e su altre misure urgenti per gli investimenti. La Finanze esaminerà la proposta d’istituzione di una Commissione d’inchiesta sul settore del gioco pubblico. In sede redigente si confronterà sul ddl sui nuovi strumenti di sostegno all’economia per emergenza COVID19, sul ddl per la certificazione dei crediti fiscali, sul ddl per l’istituzione dei certificati di compensazione fiscale e sul ddl per la certificazione e compensazione dei crediti con la PA. A seguire dibatterà sulla delega al Governo per la costituzione della piattaforma informatica per le agevolazioni fiscali e su quella per l’introduzione di buoni digitali di sconto fiscale. Infine discuterà i ddl per il recupero dei crediti in sofferenza. La Territorio esaminerà il ddl per la rigenerazione urbana. La Politiche dell’UE si confronterà sulla Legge europea 2019-2020.

L’Aula della Camera

Dopo che ieri è stato approvato il decreto riaperture, l’Aula della Camera tornerà a riunirsi domani alle 9.30 per la discussione delle interpellanze urgenti.

Le Commissioni della Camera

Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Costituzionali esaminerà le pdl per la prevenzione della radicalizzazione e dell’estremismo violento di matrice jihadista, la pdl per l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sulle connessioni del terrorismo interno e internazionale con le stragi avvenute in Italia dal 1953 al 1989 e sulle attività svolte dai servizi segreti nazionali e stranieri, e, con la Difesa, svolgerà delle audizioni sulla pdl per l’istituzione della Polizia forestale, ambientale e agroalimentare nell’ambito dell’Amministrazione della pubblica sicurezza. La Lavoro svolgerà delle audizioni sui lavoratori che svolgono attività di creazione di contenuti digitali. Infine, la Agricoltura esaminerà la pdl per la valorizzazione delle piccole produzioni agroalimentari di origine locale e svolgerà delle audizioni sulle pdl per la promozione dell’imprenditoria e del lavoro femminile nel settore agricolo, della pesca e dell’acquacoltura.


Nomos

A cura di Nomos Centro Studi parlamentari

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