La giornata parlamentare del 4 marzo 2021

La giornata parlamentare del 4 marzo 2021

La crescita dei contagi allarma il Governo, possibile una nuova stretta

Domani arriveranno i dati della Cabina di regia e si vedrà quali Regioni entreranno in zona rossa o arancione, ma l’allarme varianti preoccupa l’esecutivo e non si esclude l’ipotesi di una stretta ulteriore nei prossimi giorni, con un provvedimento ad hoc. Al momento è stata data la possibilità alle Regioni di chiudere le scuole anche nelle zone arancioni e gialle sulla base di parametri ben precisi che eviteranno pure il proliferarsi di ricorsi delle famiglie contro la Dad: potranno varare misure più restrittive e i dati della diffusione del contagio spingono i governatori proprio in questa direzione. Ieri è stata superata la soglia dei 20mila contagi, con 347 morti, il tasso di positività è salito al 5,9% (ieri 5,1%). Da Guido Bertolaso (consulente del governatore Fontana) a Stefano Bonaccini ad Alberto Cirio il refrain è sempre lo stesso, “la situazione sta peggiorando”. Il Dpcm che entrerà in vigore il 6 marzo ricalca quello precedente ma c’è chi nell’esecutivo è in pressing per prevedere provvedimenti più severi. 

Intanto si muove la squadra del Governo sul piano vaccini. Ovviamente in prima linea il premier Draghi che ieri ha incontrato Franco Gabrielli ed è in continuo contatto con il capo del Dipartimento della Protezione Civile Fabrizio Curcio e con il nuovo Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19 Francesco Paolo Figliuolo. Venerdì ci sarà il primo incontro con le Regioni al quale parteciperanno i ministri Speranza e Gelmini e si farà luce anche sulla questione del richiamo dei vaccini. Intanto il presidente del Consiglio ha chiesto a Ursula von der Leyen di accelerare sul piano Ue e al Mise il ministro Giancarlo Giorgetti è tornato a vedere il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, il direttore generale Enrica Giorgetti, il direttore centro studi Carlo Riccini, il presidente dell’Aifa Giorgio Palù; all’incontro erano presenti anche il nuovo Commissario per l’emergenza e il sottosegretario alla presidenza Gabrielli. Si mira alla produzione di vaccini anti-Covid in Italia.

Il Governo è pronto a rinviare le elezioni amministrative e regionali 

Massima prontezza a ulteriori strette, priorità assoluta l’accelerazione dei vaccini, primi passi nella rimodulazione del Recovery Plan: la fase due dell’arrivo di Mario Draghi a Palazzo Chigi percorre innanzitutto queste tre priorità. È sempre l’allerta Covid a tenere altissima l’attenzione del presidente del Consiglio, che, in un prossimo Cdm, potrebbe portare il Governo a rinviare a dopo l’estate tutte le elezioni amministrative previste da qui a fine giugno: le Regionali in Calabria dell’11 aprile, le suppletive a Siena e le amministrative che si terranno in circa 1200 Comuni, tra cui metropoli come RomaMilanoNapoliTorino. Il rinvio è sul tavolo del titolare del Viminale Luciana Lamorgese: l’istruttoria è stata conclusa, manca il decreto legge necessario per concretizzare lo slittamento, che potrebbe cadere tra settembre e ottobre con l’ipotesi di una sola data per Regionali calabresi e Comunali; per le Regionali in Calabria il Governo deve varare il dl entro la metà di marzo, per le amministrative entro la fine di aprile. Più facile allora che si attui un rinvio erga omnes delle prossime tornate elettorali. Ci sono due argomenti a rafforzare la possibile mossa del Governo: la prima è la scuola (ulteriori rallentamenti del calendario a causa dell’organizzazione dei seggi andrebbero a danneggiare uno dei settori più colpiti dalla pandemia), la seconda fa riferimento alle parole con cui il presidente Sergio Mattarella, annunciando il conferimento dell’incarico a Draghi, sottolineò il rischio epidemiologico di un ritorno al voto in primavera, parole che un qualsiasi partito di maggioranza avrebbe difficoltà, con la curva dei contagi in ascesa, a contraddire. 

Il Recovery e il nodo vaccini sono i due dossier che, in una conversazione telefonica nel pomeriggio di ieri, Draghi affronta poi con la presidente della commissione Ue Ursula von der Leyen. Il colloquio cade in un momento in cui dai Paesi membri sale il pressing su Bruxelles e sull’Ema per accelerare la distribuzione e la produzione dei vaccini. L’exit strategy invocata da Matteo Salvini, quello dello Sputnik, non è contemplata dal Governo italiano. “Non è solo geopolitica, è che le dosi sono poche”, spiega una fonte autorizzata, ma la mossa di Austria e Danimarca di produrre vaccini in joint venture con Israele, quindi con un Paese Extra-Ue, non lascerebbe indifferente l’esecutivo. Roma, almeno per ora, vuole agire in piena sinergia con Bruxelles, ma ogni passo falso dell’Ue può costare caro. Il pressing di Roma si estende anche a un altro nodo, quello dei migranti: “L’esigenza di una gestione europea dei flussi migratori mirata a una maggiore proporzionalità tra responsabilità e solidarietà degli Stati Membri” è infatti il terzo nodo che Draghi affronta con von der Leyen in vista dei prossimi Consigli europei. 

È scontro nel Partito Democratico sulla legge elettorale

C’è anche la legge elettorale a infiammare il dibattito interno al Pd, nonostante il tema, con la nascita del nuovo Governo, non sia affatto all’ordine del giorno in Parlamento. La discussione in casa democratica scoppia dopo un articolo apparso ieri sulla Stampa in cui si parla di una “svolta maggioritaria” di Nicola Zingaretti, riprendendo parole pronunciate dal segretario dem alla direzione del Pd del Lazio. Matteo Orfini la contesta, ingaggiando un botta e risposta con il Nazareno a colpi di repliche e contro-repliche; basta guardare le reazioni di Lega e M5S per capire che si tratta soprattutto di un dibattito interno al Pd, ormai in pieno clima pre-congressuale. Zingaretti, spiega un parlamentare democratico parlando alla direzione del Pd laziale, ha sostanzialmente effettuato una presa d’atto, la constatazione che con il nuovo quadro politico è ormai difficile pensare di riuscire ad approvare quella legge elettorale proporzionale di cui si era parlato nei mesi scorsi. Non è un caso che il testo base che giace in Commissione, votato da Pd, Leu e M5S e sul quale si era astenuta Iv non abbia fatto nessun passo in avanti.

Per rendersi conto che non è il momento di parlare di legge elettorale è sufficiente ascoltare la reazione di Matteo Salvini, da sempre pro-maggioritario: “La legge non è una priorità per noi. Io e tutta la Lega siamo impegnati su piano vaccinale, rimborsi e aiuti per famiglie e imprese”. Il presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera Giuseppe Brescia, M5S, non pare affatto entusiasta dell’idea di rinunciare al proporzionale: il testo base è quello approvato per il proporzionale adesso sarebbe bene concentrarsi sul voto dei diciottenni al Senato e il voto elettronico. Al contrario, appunto, il dibattito ferve nel Pd; Matteo Orfini attacca: “Leggiamo sui giornali che ci sarebbe un accordo Zingaretti-Salvini per quel maggioritario. Riassumendo: abbiamo tagliato i parlamentari per subalternità al M5S e ora facciamo il maggioritario per compiacere la destra. Ovviamente avendo negli organismi deciso di fare esattamente l’opposto. Mi chiedo se arriverà mai un momento in cui il gruppo dirigente del Pd proverà a fare una cosa semplice: non quello che vogliono Di Maio e Salvini, ma quello che vuole il Pd”. Pronta la reazione del partito: “Creare polemiche infondate, partendo da articoli di giornale, fa parte del degrado politico nel quale è precipitato il confronto interno del Pd contro il suo gruppo dirigente. La proposta del Pd è nota, prosegue il Nazareno, discussa dopo tre riunioni della Direzione nazionale e votata all’unanimità”. 

C’è grande tensione nel M5S per il futuro ruolo di Conte

Passato il clamore e l’entusiasmo per l’adesione di Giuseppe Conte al Movimento 5 Stelle e l’endorsement di Grillo perché sia lui a guidare i pentastellati, il M5S affronta ora le conseguenze di questa scelta un po’ affrettata e lontana dai protocolli interni al partito. Il progetto di rifondazione annunciato da Conte, al di là dei buoni propositi di rilancio e innovazione della proposta politica, inizia infatti a suscitare qualche dubbio, soprattutto nella parte, mai smentita, di voler azzerare gli organismi di rappresentanza di cui il Movimento, dopo un anno di preparazione degli Stati generali, si sta per dotare e arrivare a una diarchia Conte – Luigi Di Maio che potrebbe poi tramutarsi, in vista delle future elezioni e una volta archiviata l’esperienza Draghi, in tridente anche con Alessandro Di Battista, il front-man delle piazze che la nuova dirigenza spera di recuperare. Non sono solo le critiche al “caminetto” che, “senza alcun mandato della base”, ha deciso la svolta, è la sostanza della scelta di tornare ad affidare le redini del partito a una oligarchia, come qualcuno già la chiama, che impensierisce una parte del M5S. I dubbi sono emersi anche all’assemblea dei gruppi: “C’è bisogno di un cambiamento” e l’ex premier “ci proporrà un progetto”, annuncia Vito Crimi cercando di smorzare le polemiche e assicurando come, finora, “nessuna decisione è stata assunta”. A porre la questione arriva però l’intervento del senatore Primo Di Nicola che tuona, appunto, contro i “caminetti” convocati all’insaputa di tutti per decidere le sorti di un partito che invece si batte per una democratizzazione della sua organizzazione interna: “Mi auguro che voi non crediate a una sola delle parole che avete detto” dice rivolto a Crimi e ai capigruppo. Lo sfogo segnala un malessere già emerso nei giorni scorsi in Parlamento. 

Altra questione ormai divenuta bollente è quella del rapporto con Rousseau: “Bisogna decidere che fare, ci sono state ingerenze”, ammette Vito Crimi in assemblea mentre si attende a breve anche una convocazione degli iscritti per votare sull’ingresso nella giunta laziale del M5S, con tutte le conseguenze che questa porterà anche sul contestatissimo processo che porterà alle candidature al Campidoglio. La “tabula rasa” che la futura dirigenza intende portare avanti include anche le relazioni con Davide Casaleggio, da “liquidare” con un assegno da circa 500 mila euro, per poi ripensare tutta la comunicazione del Movimento, con altri strumenti, che deciderà Rocco Casalino, che sarà della partita. Intanto mentre tutti si chiedono che fine farà il dogma del tetto ai due mandati, restano le espulsioni: resta la linea dura, nessun reintegro, a meno che, in futuro, non dimostrino di aver cambiato idea, “A quel punto valuteremo” è lo spiraglio aperto da Crimi. I ribelli, compresa Barbara Lezzi, procedono con i ricorsi, in Parlamento e in sede civile, dove chiederanno anche un’azione di risarcimento per “danni morali, d’immagine ed esistenziali”. 

Al Senato

Dopo che ieri è stato approvato il decreto sul contenimento e la prevenzione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 e per lo svolgimento delle elezioni per l’anno 2021, l’Assemblea del Senato tornerà a riunirsi alle 10.00 per la discussione del ddl per la dichiarazione dell’ex campo di prigionia di Servigliano quale monumento nazionale. A alle 15.00 svolgerà le interrogazioni a risposta immediata.

Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Costituzionali si confronterà sulla proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza e proseguirà il dibattito, in sede di comitato ristretto, sul ddl per la tutela costituzionale dell’ambiente. La Giustizia svolgerà, poi, alcune audizioni sul Recovery plan. La Bilancio con la Politiche dell’Ue ascolterà i rappresentanti di CNCC, CNIT, COLAP, Sbilanciamoci, Confservizi (Utilitalia), ICE, CONFAPI e Filiera Italia sulla proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza. La Finanze proseguirà il ciclo di audizioni sul Recovery plan. La Istruzione ascolterà Assessori di diverse grandi città sulle condizioni del settore cultura e dei suoi lavoratori nel corso della pandemia. La Salute ascolterà i rappresentanti di Confindustria Dispositivi Medici sul Piano nazionale di ripresa e resilienza. 

Alla Camera

Nella giornata di oggi e sino mercoledì 17 marzo l’Aula della Camera non si riunirà. Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Costituzionali ascolterà i rappresentanti del Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell’interno sulle pdl per il coordinamento in materia di politiche integrate per la sicurezza e di polizia locale. La Finanze ascolterà la Presidente dell’Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici (Ania) Maria Bianca Farina nell’ambito dell’esame della proposta di legge per la trasparenza nel settore dell’assicurazione obbligatoria per i veicoli a motore e per il contrasto dell’evasione dell’obbligo assicurativo. La Affari sociali inizierà l’esame del decreto sul contenimento e la prevenzione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 e per lo svolgimento delle elezioni per l’anno 2021.

La crescita dei contagi allarma il Governo, possibile una nuova stretta
Domani arriveranno i dati della Cabina di regia e si vedrà quali Regioni entreranno in zona rossa o arancione, ma l’allarme varianti preoccupa l’esecutivo e non si esclude l’ipotesi di una stretta ulteriore nei prossimi giorni, con un provvedimento ad hoc. Al momento è stata data la possibilità alle Regioni di chiudere le scuole anche nelle zone arancioni e gialle sulla base di parametri ben precisi che eviteranno pure il proliferarsi di ricorsi delle famiglie contro la Dad: potranno varare misure più restrittive e i dati della diffusione del contagio spingono i governatori proprio in questa direzione. Ieri è stata superata la soglia dei 20mila contagi, con 347 morti, il tasso di positività è salito al 5,9% (ieri 5,1%). Da Guido Bertolaso (consulente del governatore Fontana) a Stefano Bonaccini ad Alberto Cirio il refrain è sempre lo stesso, “la situazione sta peggiorando”. Il Dpcm che entrerà in vigore il 6 marzo ricalca quello precedente ma c’è chi nell’esecutivo è in pressing per prevedere provvedimenti più severi.

Intanto si muove la squadra del Governo sul piano vaccini. Ovviamente in prima linea il premier Draghi che ieri ha incontrato Franco Gabrielli ed è in continuo contatto con il capo del Dipartimento della Protezione Civile Fabrizio Curcio e con il nuovo Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19 Francesco Paolo Figliuolo. Venerdì ci sarà il primo incontro con le Regioni al quale parteciperanno i ministri Speranza e Gelmini e si farà luce anche sulla questione del richiamo dei vaccini. Intanto il presidente del Consiglio ha chiesto a Ursula von der Leyen di accelerare sul piano Ue e al Mise il ministro Giancarlo Giorgetti è tornato a vedere il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, il direttore generale Enrica Giorgetti, il direttore centro studi Carlo Riccini, il presidente dell’Aifa Giorgio Palù; all’incontro erano presenti anche il nuovo Commissario per l’emergenza e il sottosegretario alla presidenza Gabrielli. Si mira alla produzione di vaccini anti-Covid in Italia.

Il Governo è pronto a rinviare le elezioni amministrative e regionali
Massima prontezza a ulteriori strette, priorità assoluta l’accelerazione dei vaccini, primi passi nella rimodulazione del Recovery Plan: la fase due dell’arrivo di Mario Draghi a Palazzo Chigi percorre innanzitutto queste tre priorità. È sempre l’allerta Covid a tenere altissima l’attenzione del presidente del Consiglio, che, in un prossimo Cdm, potrebbe portare il Governo a rinviare a dopo l’estate tutte le elezioni amministrative previste da qui a fine giugno: le Regionali in Calabria dell’11 aprile, le suppletive a Siena e le amministrative che si terranno in circa 1200 Comuni, tra cui metropoli come Roma, Milano, Napoli, Torino. Il rinvio è sul tavolo del titolare del Viminale Luciana Lamorgese: l’istruttoria è stata conclusa, manca il decreto legge necessario per concretizzare lo slittamento, che potrebbe cadere tra settembre e ottobre con l’ipotesi di una sola data per Regionali calabresi e Comunali; per le Regionali in Calabria il Governo deve varare il dl entro la metà di marzo, per le amministrative entro la fine di aprile. Più facile allora che si attui un rinvio erga omnes delle prossime tornate elettorali. Ci sono due argomenti a rafforzare la possibile mossa del Governo: la prima è la scuola (ulteriori rallentamenti del calendario a causa dell’organizzazione dei seggi andrebbero a danneggiare uno dei settori più colpiti dalla pandemia), la seconda fa riferimento alle parole con cui il presidente Sergio Mattarella, annunciando il conferimento dell’incarico a Draghi, sottolineò il rischio epidemiologico di un ritorno al voto in primavera, parole che un qualsiasi partito di maggioranza avrebbe difficoltà, con la curva dei contagi in ascesa, a contraddire.

Il Recovery e il nodo vaccini sono i due dossier che, in una conversazione telefonica nel pomeriggio di ieri, Draghi affronta poi con la presidente della commissione Ue Ursula von der Leyen. Il colloquio cade in un momento in cui dai Paesi membri sale il pressing su Bruxelles e sull’Ema per accelerare la distribuzione e la produzione dei vaccini. L’exit strategy invocata da Matteo Salvini, quello dello Sputnik, non è contemplata dal Governo italiano. “Non è solo geopolitica, è che le dosi sono poche”, spiega una fonte autorizzata, ma la mossa di Austria e Danimarca di produrre vaccini in joint venture con Israele, quindi con un Paese Extra-Ue, non lascerebbe indifferente l’esecutivo. Roma, almeno per ora, vuole agire in piena sinergia con Bruxelles, ma ogni passo falso dell’Ue può costare caro. Il pressing di Roma si estende anche a un altro nodo, quello dei migranti: “L’esigenza di una gestione europea dei flussi migratori mirata a una maggiore proporzionalità tra responsabilità e solidarietà degli Stati Membri” è infatti il terzo nodo che Draghi affronta con von der Leyen in vista dei prossimi Consigli europei.

È scontro nel Partito Democratico sulla legge elettorale
C’è anche la legge elettorale a infiammare il dibattito interno al Pd, nonostante il tema, con la nascita del nuovo Governo, non sia affatto all’ordine del giorno in Parlamento. La discussione in casa democratica scoppia dopo un articolo apparso ieri sulla Stampa in cui si parla di una “svolta maggioritaria” di Nicola Zingaretti, riprendendo parole pronunciate dal segretario dem alla direzione del Pd del Lazio. Matteo Orfini la contesta, ingaggiando un botta e risposta con il Nazareno a colpi di repliche e contro-repliche; basta guardare le reazioni di Lega e M5S per capire che si tratta soprattutto di un dibattito interno al Pd, ormai in pieno clima pre-congressuale. Zingaretti, spiega un parlamentare democratico parlando alla direzione del Pd laziale, ha sostanzialmente effettuato una presa d’atto, la constatazione che con il nuovo quadro politico è ormai difficile pensare di riuscire ad approvare quella legge elettorale proporzionale di cui si era parlato nei mesi scorsi. Non è un caso che il testo base che giace in Commissione, votato da Pd, Leu e M5S e sul quale si era astenuta Iv non abbia fatto nessun passo in avanti.

Per rendersi conto che non è il momento di parlare di legge elettorale è sufficiente ascoltare la reazione di Matteo Salvini, da sempre pro-maggioritario: “La legge non è una priorità per noi. Io e tutta la Lega siamo impegnati su piano vaccinale, rimborsi e aiuti per famiglie e imprese”. Il presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera Giuseppe Brescia, M5S, non pare affatto entusiasta dell’idea di rinunciare al proporzionale: il testo base è quello approvato per il proporzionale adesso sarebbe bene concentrarsi sul voto dei diciottenni al Senato e il voto elettronico. Al contrario, appunto, il dibattito ferve nel Pd; Matteo Orfini attacca: “Leggiamo sui giornali che ci sarebbe un accordo Zingaretti-Salvini per quel maggioritario. Riassumendo: abbiamo tagliato i parlamentari per subalternità al M5S e ora facciamo il maggioritario per compiacere la destra. Ovviamente avendo negli organismi deciso di fare esattamente l’opposto. Mi chiedo se arriverà mai un momento in cui il gruppo dirigente del Pd proverà a fare una cosa semplice: non quello che vogliono Di Maio e Salvini, ma quello che vuole il Pd”. Pronta la reazione del partito: “Creare polemiche infondate, partendo da articoli di giornale, fa parte del degrado politico nel quale è precipitato il confronto interno del Pd contro il suo gruppo dirigente. La proposta del Pd è nota, prosegue il Nazareno, discussa dopo tre riunioni della Direzione nazionale e votata all’unanimità”.

C’è grande tensione nel M5S per il futuro ruolo di Conte
Passato il clamore e l’entusiasmo per l’adesione di Giuseppe Conte al Movimento 5 Stelle e l’endorsement di Grillo perché sia lui a guidare i pentastellati, il M5S affronta ora le conseguenze di questa scelta un po’ affrettata e lontana dai protocolli interni al partito. Il progetto di rifondazione annunciato da Conte, al di là dei buoni propositi di rilancio e innovazione della proposta politica, inizia infatti a suscitare qualche dubbio, soprattutto nella parte, mai smentita, di voler azzerare gli organismi di rappresentanza di cui il Movimento, dopo un anno di preparazione degli Stati generali, si sta per dotare e arrivare a una diarchia Conte – Luigi Di Maio che potrebbe poi tramutarsi, in vista delle future elezioni e una volta archiviata l’esperienza Draghi, in tridente anche con Alessandro Di Battista, il front-man delle piazze che la nuova dirigenza spera di recuperare. Non sono solo le critiche al “caminetto” che, “senza alcun mandato della base”, ha deciso la svolta, è la sostanza della scelta di tornare ad affidare le redini del partito a una oligarchia, come qualcuno già la chiama, che impensierisce una parte del M5S. I dubbi sono emersi anche all’assemblea dei gruppi: “C’è bisogno di un cambiamento” e l’ex premier “ci proporrà un progetto”, annuncia Vito Crimi cercando di smorzare le polemiche e assicurando come, finora, “nessuna decisione è stata assunta”. A porre la questione arriva però l’intervento del senatore Primo Di Nicola che tuona, appunto, contro i “caminetti” convocati all’insaputa di tutti per decidere le sorti di un partito che invece si batte per una democratizzazione della sua organizzazione interna: “Mi auguro che voi non crediate a una sola delle parole che avete detto” dice rivolto a Crimi e ai capigruppo. Lo sfogo segnala un malessere già emerso nei giorni scorsi in Parlamento.

Altra questione ormai divenuta bollente è quella del rapporto con Rousseau: “Bisogna decidere che fare, ci sono state ingerenze”, ammette Vito Crimi in assemblea mentre si attende a breve anche una convocazione degli iscritti per votare sull’ingresso nella giunta laziale del M5S, con tutte le conseguenze che questa porterà anche sul contestatissimo processo che porterà alle candidature al Campidoglio. La “tabula rasa” che la futura dirigenza intende portare avanti include anche le relazioni con Davide Casaleggio, da “liquidare” con un assegno da circa 500 mila euro, per poi ripensare tutta la comunicazione del Movimento, con altri strumenti, che deciderà Rocco Casalino, che sarà della partita. Intanto mentre tutti si chiedono che fine farà il dogma del tetto ai due mandati, restano le espulsioni: resta la linea dura, nessun reintegro, a meno che, in futuro, non dimostrino di aver cambiato idea, “A quel punto valuteremo” è lo spiraglio aperto da Crimi. I ribelli, compresa Barbara Lezzi, procedono con i ricorsi, in Parlamento e in sede civile, dove chiederanno anche un’azione di risarcimento per “danni morali, d’immagine ed esistenziali”.

Al Senato
Dopo che ieri è stato approvato il decreto sul contenimento e la prevenzione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 e per lo svolgimento delle elezioni per l’anno 2021, l’Assemblea del Senato tornerà a riunirsi alle 10.00 per la discussione del ddl per la dichiarazione dell’ex campo di prigionia di Servigliano quale monumento nazionale. A alle 15.00 svolgerà le interrogazioni a risposta immediata.

Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Costituzionali si confronterà sulla proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza e proseguirà il dibattito, in sede di comitato ristretto, sul ddl per la tutela costituzionale dell’ambiente. La Giustizia svolgerà, poi, alcune audizioni sul Recovery plan. La Bilancio con la Politiche dell’Ue ascolterà i rappresentanti di CNCC, CNIT, COLAP, Sbilanciamoci, Confservizi (Utilitalia), ICE, CONFAPI e Filiera Italia sulla proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza. La Finanze proseguirà il ciclo di audizioni sul Recovery plan. La Istruzione ascolterà Assessori di diverse grandi città sulle condizioni del settore cultura e dei suoi lavoratori nel corso della pandemia. La Salute ascolterà i rappresentanti di Confindustria Dispositivi Medici sul Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Alla Camera
Nella giornata di oggi e sino mercoledì 17 marzo l’Aula della Camera non si riunirà. Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Costituzionali ascolterà i rappresentanti del Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell’interno sulle pdl per il coordinamento in materia di politiche integrate per la sicurezza e di polizia locale. La Finanze ascolterà la Presidente dell’Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici (Ania) Maria Bianca Farina nell’ambito dell’esame della proposta di legge per la trasparenza nel settore dell’assicurazione obbligatoria per i veicoli a motore e per il contrasto dell’evasione dell’obbligo assicurativo. La Affari sociali inizierà l’esame del decreto sul contenimento e la prevenzione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 e per lo svolgimento delle elezioni per l’anno 2021.


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A cura di Nomos Centro Studi parlamentari

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