“Legge Madia”: lo stato dell’arte della riforma delle partecipate

“Legge Madia”: lo stato dell’arte della riforma delle partecipate

La Sentenza della Corte Costituzionale n. 251/16 ha dichiarato incostituzionale la parte della Legge-delega n. 124/17 (“Legge Madia”), che disciplina l’iter procedurale che ha portato all’emanazione (anche) del Dlgs. n. 175/16 (“Testo unico in materia di Società a partecipazione pubblica”), laddove è previsto che il Governo adotti i Decreti delegati previo Parere, anziché previa Intesa, in sede di Conferenza unificata.

Le Pronunce di illegittimità costituzionale, contenute in questa decisione, sono circoscritte alle disposizioni di delegazione della Legge n. 124/15, oggetto del ricorso, e non si estendono alle relative disposizioni attuative”, che quindi vengono fatte salve (Cfr. Sentenza cit.).

Tuttavia, per evitare – in conseguenza di future impugnazioni – che pure il Decreto delegato possa subire la mannaia del Giudice delle leggi, nelle pieghe della Sentenza menzionata si rinviene “una sorta di invito (non al Legislatore in senso generale, ma) al ‘Governo’ ad adottare soluzioni correttive” (Cfr. Consiglio di Stato, Parere n. 83/2017).

In tale ottica, la Consulta, lasciando aperta la porta a soluzioni correttive di diverso tipo, ammette essa stessa “la possibilità di utilizzare i decreti correttivi per sanare, nei decreti delegati, il vizio procedimentale di illegittimità costituzionale che era stato, dalla sentenza, riscontrato nella delega”.

Giova precisare che la “Legge Madia” prevede che, allorquando il Governo adotta uno più Decreti legislativi recanti disposizioni integrative (che completano precetti normativi) e correttive (che aggiustano o rimuovono imperfezioni) a quelle emanate in prima versione, lo deve fare nel rispetto dei principi e criteri direttivi previsti nella stessa Legge-delega, nonché nel rispetto della procedura ivi disciplinata. Di talché, il raggio d’azione dei citati Decreti non può essere esteso “… ad ambiti differenti da quelli delineati dal primo Decreto, per evitare che il nuovo provvedimento si risolva in un esercizio tardivo della delega (Corte Costituzionale n. 206 del 2001)”.

Alla luce di ciò, nulla osta a che i Decreti correttivi di cui sopra possano svolgere anche un ruolo sanante di un asserito vizio (pure di natura procedimentale) presente nel Decreto legislativo originario (Cfr. Parere, cit.).

Nel rispondere “all’invito” della Consulta, il Consiglio dei Ministri ha approvato il 17 febbraio 2017, in esame preliminare, lo Schema di Decreto Legislativo riguardante “Disposizioni integrative e correttive al Dlgs. n. 175/16, recante: Testo Unico in materia di società a partecipazione pubblica”.

Lo Schema “de quo”, a cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per gli Affari giuridici e Legislativi, è stato trasmesso:

  • in data 24 febbraio 2017, alla Sezione normativa del Consiglio di Stato, la cui Commissione speciale istituita (con Decreto n. 24 del 1° marzo 2017 da parte del Presidente del Consiglio di Stato) per l’esame dello stesso Schema di Decreto e per l’espressione del relativo Parere, nell’Adunanza dell’8 marzo 2017, ha dato Parere favorevole con specifiche osservazioni (Parere n. 00638 del 14 marzo 2017). È appena il caso di riportare che la Commissione speciale nel citato Documento si è soffermata ad esprimere osservazioni anche su una parte del Decreto originario (cioè sul “Testo unico” vigente) che non sarebbe oggetto di modifiche ad opera del ridetto Schema. Ciò nella consapevolezza che il Governo di queste ultime “indicazioni” ne potrà tener conto anche con altri e successivi Decreti correttivi ed integrativi, che possono essere emanati fino al 23 settembre 2017 (ossia fino ad 1 anno dalla data di entrata in vigore del ridetto “Testo unico”);
  • in data 28 febbraio 2017, ai fini dell’acquisizione della relativa Intesa, alla Conferenza Unificata.

L’Intesa – dopo una fase di “interlocuzione” – è stata raggiunta nella seduta del 16 marzo 2017 nei termini espressi in un apposito Documento (“Allegato b”) che costituisce parte integrante dell’Atto concernente “Intesa sullo schema di Decreto legislativo recante diposizioni integrative e correttive al Dlgs. n. 175/16, recante: Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica [-] Intesa dell’art. 16, comma 4, della Legge n. 124/15, a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 251 del 2016 [-] Repertorio atti n. 29/CU del 16 marzo 2017”, nonché nei termini di cui alle parti in premessa dell’Atto medesimo.

Ciò stante, il ridetto Schema di Decreto (accompagnato anche dall’Atto “di intesa”) è approdato – ai fini dell’espressione dei relativi Pareri – alle “Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari [Commissione Affari Costituzionali del Senato della Repubblica e V Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione della Camera dei Deputati], nonché alla “Commissione parlamentare per la semplificazione”.

Una volta acquisiti i prescritti Pareri delle Commissioni parlamentari, il Consiglio dei Ministri dovrà adottare un nuovo testo legislativo cui far confluire i termini dell’Intesa, nonché eventuali altre modificazioni emergenti dal percorso procedurale testé indicato; che potrebbero portare però – a richiesta di “Regioni, Anci e Upi” – all’apertura di una nuova fase di “interlocuzione”.

di Ivan Bonitatibus

 


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