Ordinamento degli Enti Locali: il quadro delle novità introdotte dalla “Legge Delrio”

La Legge 7 aprile 2014, n. 56, rubricata “Disposizioni sulle Cittá metropolitane, sulle Province, sulle Unioni e fusioni di Comuni” (c.d. “Legge Delrio”), pubblicata sulla G.U. n. 81 del 7 aprile 2014 e vigente dal giorno successivo, ha introdotto numerose novità che scardinano il sistema delle Autonomie locali, modificando significativamente le modalità elettive e le funzioni degli Enti territoriali.

Sebbene le Province non siano state abolite dalla Legge n. 56/14 in commento (operazione che potrà essere condotta solo attraverso la riforma del Titolo V, Parte seconda, della Costituzione), la norma ne ha significativamente ridotto le funzioni e ha gettato le basi per il passaggio di testimone da 10 Province ad altrettante Città metropolitane.

Per i Sindaci dei Comuni al di sotto dei 3.000 abitanti è stata introdotta la possibilità di svolgere fino a 3 mandati consecutivi (contro i 2 previsti in precedenza) ed è stato significativamente incrementato il numero dei Consiglieri eleggibili nelle Amministrazioni meno popolose: 10 anziché 6 nei Comuni con popolazione fino a 3.000 abitanti e 12 nei Comuni con popolazione da 3.001 a 10.000 abitanti (precedentemente erano 7 nei Comuni da 3.001 a 5.000 abitanti e 10 in quelli con popolazione tra 5.001 e 10.000 abitanti).

Vediamo ora nel dettaglio i contenuti della Legge n. 56/14, composta da un unico articolo, suddiviso in 151 commi.

Comma da 1 a 4 – Enti Locali oggetto del riordino operato dalla norma

Sono oggetto delle disposizioni introdotte dalla norma le Città metropolitane, le Province e le Unioni e Fusioni di Comuni. In particolare, le Città metropolitane sono definite, dal comma 2, come “Enti territoriali di area vasta con le funzioni di cui ai commi da 44 a 46 e con le seguenti finalità istituzionali generali: cura dello sviluppo strategico del territorio metropolitano; promozione e gestione integrata dei servizi, delle infrastrutture e delle reti di comunicazione di interesse della Città metropolitana; cura delle relazioni istituzionali afferenti al proprio livello, ivi comprese quelle con le Città e le Aree metropolitane europee”.

Le Province, definite anch’esse Enti territoriali di area vasta, sono invece disciplinate dai commi da 51 a 100, mentre le Unioni di Comuni (Enti Locali costituiti da 2 o più Comuni per l’esercizio associato di funzioni o servizi di loro competenza) e le Fusioni di Comuni sono disciplinate dai commi da 104 a 141.

Comma 5 – Città metropolitane e indicazioni per Sardegna, Sicilia e Friuli Venezia Giulia

Il comma 5 precisa che, in attesa della riforma del Titolo V, Parte seconda, della Costituzione, e delle relative norme di attuazione, le Città metropolitane di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria sono disciplinate dalla Legge n. 56/14 in commento, ai sensi e nel rispetto di quanto previsto dagli artt. 114 e 117, comma 2, lett. p), della Costituzione, e ferma restando la competenza regionale di cui al citato art. 117. La norma fa poi esplicito riferimento alle Regioni a Statuto speciale (Sardegna, Sicilia e Friuli-Venezia Giulia), invitandole ad applicare – nel rispetto dei loro Statuti – i principi di riforma per la disciplina di Città e Aree metropolitane espressi dalla Legge n. 56/14.

Comma 6 – Estensione delle Città metropolitane

Il territorio delle Città metropolitane coincide con quello delle “ex Province” corrispondenti, ed il comma 6 prevede tuttavia, per i Comuni delle Province limitrofe, la possibilità di aderire ad una Città metropolitana, previo parere positivo della relativa Regione.

Nel caso in cui la Regione interessata esprima parere contrario rispetto a tale proposta, il Governo promuove un’intesa tra la Regione ed i Comuni interessati, da definire entro 90 giorni dalla data di espressione del parere. In caso di esito nuovamente negativo (nessuna intesa raggiunta), il Consiglio dei Ministri (sentita la relazione del Ministro per gli Affari regionali e del Ministro dell’Interno e udito il parere del Presidente della Regione), decide in via definitiva.

Commi da 7 a 9, da 19 a 21, 24 e da 40 a 42 – Organi della Città metropolitana

Gli Organi della Città metropolitana sono: Sindaco metropolitano, Consiglio metropolitano e Conferenza metropolitana.

Sindaco metropolitano. Il Sindaco metropolitano è di diritto il Sindaco del Comune capoluogo, rappresenta l’Ente, convoca e presiede il Consiglio metropolitano e la Conferenza metropolitana, sovrintende al funzionamento dei servizi e degli Uffici e all’esecuzione degli atti ed esercita le altre funzioni attribuitegli dallo Statuto.

Il Sindaco metropolitano può nominare un vice-Sindaco, scelto tra i Consiglieri metropolitani, stabilendo le eventuali funzioni a lui delegate. Questi esercita le funzioni del Sindaco nel caso in cui questi non possa farlo in prima persone e subentra al Sindaco metropolitano, in caso di cessazione dalla titolarità dell’incarico di Sindaco del proprio Comune, fino alla nomina del nuovo Sindaco metropolitano.

Altre deleghe possono essere attribuite ai Consiglieri metropolitani, secondo le modalità e i limiti stabiliti dallo Statuto.

Consiglio metropolitano. Il Consiglio metropolitano, in carica per 5 anni, è composto dal Sindaco metropolitano e da:

a) 24 Consiglieri nelle Città metropolitane con popolazione residente superiore a 3 milioni di abitanti;

b) 18 Consiglieri nelle Città metropolitane con popolazione residente superiore a 800.000 e inferiore o pari a 3 milioni di abitanti;

c) 14 Consiglieri nelle Città metropolitane con popolazione residente fino a 800.000 abitanti.

Sindaci, Consiglieri metropolitani e membri della Conferenza metropolitana – ai sensi del comma 24 –  esercitano questi incarichi a titolo gratuito.

In caso di rinnovo del Consiglio del Comune capoluogo, si procede a nuove Elezioni del Consiglio metropolitano entro 60 giorni dalla proclamazione del nuovo Sindaco.

Il Consiglio metropolitano è definito “l’Organo di indirizzo e controllo” che “propone alla Conferenza lo Statuto e le sue modifiche, approva regolamenti, piani e programmi; approva o adotta ogni altro atto ad esso sottoposto dal Sindaco metropolitano[…] Su proposta del Sindaco metropolitano, il Consiglio adotta gli schemi di bilancio da sottoporre al parere della Conferenza metropolitana. A seguito del parere espresso dalla Conferenza metropolitana con i voti che rappresentino almeno un terzo dei Comuni compresi nella Città metropolitana e la maggioranza della popolazione complessivamente residente, il Consiglio approva in via definitiva i bilanci dell’Ente”.

Conferenza metropolitana.La Conferenza metropolitana ha “poteri propositivi e consultivi”, adotta o respinge lo Statuto e le sue modifiche proposti dal Consiglio metropolitano con i voti che rappresentino almeno un terzo dei Comuni compresi nella Città metropolitana e la maggioranza della popolazione complessivamente residente. Tale Organo è composto dal Sindaco metropolitano e dai Sindaci dei Comuni appartenenti alla Città metropolitana.

Commi da 10 a 11, 43 – Statuto delle Città metropolitane

Lo Statuto stabilisce le norme fondamentali che regolano le Cittá metropolitane, disciplina il coordinamento dell’azione complessiva di governo del territorio metropolitano e i rapporti tra Comuni e Unioni. Lo Statuto regola inoltre le modalità in base alle quali i Comuni non compresi nel territorio metropolitano possono istituire accordi con la Città metropolitana e può prevedere la costituzione di zone omogenee, per specifiche funzioni e tenendo conto delle specificità territoriali, con Organismi di coordinamento collegati agli Organi della Città metropolitana. Fatto salvo quanto previsto dai commi da 5 a 11, lo Statuto determina anche le maggioranze per le Deliberazioni della Conferenza metropolitana.

Commi da 12 a 18 – L’avvicendamento tra Province e Città metropolitane

Ai sensi del comma 12, le Città metropolitane sono costituite dalla data di entrata in vigore della Legge n. 56/14, vale a dire dall’8 aprile 2014. Per assistere però al vero e proprio subentro dei nuovi Enti di area vasta si dovrá attendere – ai sensi del comma 16 – fino al 1º gennaio 2015, data nella quale le Città metropolitane succederanno alle Province omonime “in tutti i rapporti attivi e passivi e ne esercitano le funzioni, nel rispetto degli equilibri di finanza pubblica e degli obiettivi del Patto di stabilità interno”.

Fino al giorno precedente (31 dicembre 2014) – in deroga alle disposizioni di cui all’art. 1, comma 325, della Legge n. 147/13 (“Legge di stabilità” 2014), il Presidente della Provincia e la Giunta provinciale resteranno in carica a titolo gratuito per svolgere le operazioni che rientrano nell’ordinaria amministrazione (seppur nei limiti di quanto disposto per la gestione provvisoria degli Enti Locali dall’art. 163, comma 2, del Tuel). Analogamente saranno prorogati fino al 31 dicembre 2014 gli eventuali commissariamenti delle Province.

Spetta al Sindaco del Comune capoluogo il compito di indire le Elezioni per una Conferenza statutaria che possa elaborare una proposta di Statuto della Città metropolitana. La Conferenza è costituita dagli stessi membri sopra indicati con riferimento alla composizione del Consiglio metropolitano.

Le liste sono presentate presso l’Amministrazione provinciale 5 giorni prima della data delle Elezioni.

Questa la “tabella di marcia” prevista dalla norma:

–        30 settembre 2014: la Conferenza termina i lavori e trasmette la proposta di Statuto al Consiglio metropolitano; sempre entro il 30 settembre si svolgono le Elezioni del Consiglio metropolitano, indette dal Sindaco del Comune capoluogo, e si insediano il Consiglio metropolitano e la Conferenza metropolitana;

–        31 dicembre 2014: il Consiglio metropolitano approva lo Statuto (termine ordinatorio). Qualora questo non dovesse avvenire, la Città metropolitana applicherà lo Statuto della Provincia;

–        30 giugno 2015: termine perentorio per l’approvazione dello Statuto della Città metropolitana. In caso di mancata approvazione, si applica la procedura per l’esercizio del potere sostitutivo di cui all’art. 8 della Legge n. 131/03 (c.d. “Legge La Loggia”). Ricordiamo che tale procedura – una volta scaduto un congruo termine assegnato dal Presidente del Consiglio dei Ministri, su  proposta del Ministro competente per materia o su iniziativa di Regioni o Enti Locali – prevede il commissariamento dell’Ente interessato.

Fanno eccezione, rispetto alla tempistica di cui sopra, Roma Capitale (si veda in proposito il successivo commento ai commi da 101 a 103) e la Città metropolitana di Reggio Calabria. Quest’ultima – ai sensi del comma 18 della Legge in commento – sarà costituita alla scadenza naturale degli Organi della Provincia (o entro 30 giorni dalla decadenza o scioglimento anticipato dei medesimi Organi e, comunque, non entrerà in funzione prima del rinnovo degli Organi del Comune di Reggio Calabria). Le scadenze previste per il 30 settembre 2014 coincideranno, nel caso di Reggio Calabria, con il 180esimo giorno dalla data di costituzione. Infine, i termini del 31 dicembre 2014 e del 1º gennaio 2015 saranno sostituiti dal 240esimo giorno dalla scadenza degli Organi provinciali e quello del 30 giugno 2015 coinciderá, in questo particolare caso, con il 365esimo giorno dalla scadenza degli Organi provinciali.

Commi 22, da 25 a 39 – Elezioni di Sindaci e Consigli metropolitani

Il comma 22 dispone che lo Statuto della Città metropolitana può prevedere l’elezione diretta del Sindaco e del Consiglio metropolitano con il sistema elettorale che sarà determinato con legge statale. Poiché tale elezione possa avvenire, è condizione necessaria, che “entro la data di indizione delle Elezioni si sia proceduto ad articolare il territorio del Comune capoluogo in più Comuni. A tal fine il Comune capoluogo deve proporre la predetta articolazione territoriale, con Deliberazione del Consiglio comunale”.

La proposta del Consiglio comunale deve essere fatta oggetto di referendum ed essere approvata dalla maggioranza dei votanti. “È altresì necessario – dispone ancora il comma 22 – che la Regione abbia provveduto con propria legge all’istituzione dei nuovi Comuni e alla loro denominazione ai sensi dell’art. 133 della Costituzione. In alternativa a quanto previsto dai periodi precedenti, per le sole Città metropolitane con popolazione superiore a 3 milioni di abitanti, è condizione necessaria, affinché si possa far luogo ad elezione del Sindaco e del Consiglio metropolitano a suffragio universale, che lo Statuto della Città metropolitana preveda la costituzione di zone omogenee, ai sensi del comma 11, lett. c), e che il Comune capoluogo abbia realizzato la ripartizione del proprio territorio in zone dotate di autonomia amministrativa, in coerenza con lo Statuto della Città metropolitana”.

Possono essere eletti come Consiglieri metropolitani i Sindaci e i Consiglieri dei Comuni che compongono la Città metropolitana. Ad eleggerli saranno gli stessi Sindaci e Consiglieri comunali. Le Elezioni avvengono sulla base di liste concorrenti, composte da un numero di candidati non inferiore alla metà dei Consiglieri da eleggere, sottoscritte da almeno il 5% degli aventi diritto al voto.

La norma istituisce anche delle “quote di genere” (nessuno dei 2 sessi può essere rappresentato in misura superiore al 60% del numero dei candidati, in caso contrario l’Ufficio elettorale riduce la lista, cancellando i nomi dei candidati appartenenti al sesso più rappresentato) ma questa disposizione sará applicata solo dopo 5 anni dall’entrata in vigore della Legge n. 215/12.

Le liste – ai sensi del comma 29 – sono presentate all’Ufficio elettorale appositamente costituito presso gli Uffici del Consiglio metropolitano (in sede di prima applicazione, presso l’Amministrazione provinciale) dalle ore 8:00 del 21esimo giorno alle ore 12:00 del 20esimo giorno precedente la votazione.

Le Elezioni si svolgeranno presso lo stesso Ufficio. “Il Consiglio metropolitano – dispone il comma 30 – è eletto con voto diretto, libero e segreto, attribuito a liste di candidati concorrenti in un unico Collegio elettorale corrispondente al territorio della Città metropolitana”.

Non ogni voto però avrá lo stesso “peso”: i voti saranno ponderati sulla base di un indice determinato in relazione alla popolazione complessiva della fascia demografica del Comune di cui è Sindaco o Consigliere. La chiave per determinare l’appartenenza alla fascia demografica senza svelare l’identità dell’elettore starà nel fatto che le schede elettorali avranno colori diversi basati proprio sulle sopra citate fasce e che saranno consegnate ai rappresentanti di tali Enti.

Queste le fasce demografiche di riferimento:

a) fino a 3.000 abitanti;

b) da 3.001 a 5.000 abitanti;

c) da 5.001 a 10.000 abitanti;

d) da 10.001 a 30.000 abitanti;

e) da 30.001 a 100.000 abitanti;

f) da 100.001 a 250.000 abitanti;

g) da 250.001 a 500.000 abitanti;

h) da 500.001 a 1.000.000 di abitanti;

i) più di 1 milione di abitanti.

Alle modalità di calcolo del citato indice di ponderazione è dedicato l’Allegato “A” della Legge n. 56/14 in commento.

Queste le operazioni – finalizzate alla determinazione del valore in questione – descritte dall’Allegato:

a) si determina il totale della popolazione di ciascuna delle fasce demografiche cui appartengono i Comuni della Città metropolitana o della Provincia, la cui somma costituisce il totale della popolazione della Città metropolitana o della Provincia;

b) per ciascuna delle fasce demografiche, si determina il valore percentuale (calcolato sino alla terza cifra decimale) del rapporto fra la popolazione di ciascuna fascia demografica e la popolazione dell’intera Città metropolitana o Provincia;

c) qualora il valore percentuale del rapporto fra la popolazione di un Comune e la popolazione dell’intera Città metropolitana o Provincia sia maggiore di 45, il valore percentuale del Comune è ridotto a detta cifra; il valore percentuale eccedente è assegnato in aumento al valore percentuale delle fasce demografiche cui non appartiene il Comune, ripartendolo fra queste in misura proporzionale alla rispettiva popolazione;

d) nel caso in cui, per una o piú fasce demografiche, il valore percentuale di cui alla lett. b), eventualmente rideterminato ai sensi della lett. c), sia maggiore di 35, il valore percentuale della fascia demografica è ridotto a detta cifra; è esclusa da tale riduzione la fascia demografica cui appartiene il Comune di cui alla lett. c); il valore percentuale eccedente è assegnato in aumento al valore percentuale delle altre fasce demografiche della medesima Città metropolitana, ovvero della Provincia, ripartendolo fra queste in misura proporzionale alla rispettiva popolazione, in modo tale che il valore percentuale di nessuna di esse superi comunque la cifra 35 (è esclusa da tale operazione la fascia demografica cui appartiene il Comune di cui alla lett. c);

e) si determina infine l’indice di ponderazione del voto degli elettori dei Comuni di ciascuna fascia demografica; tale indice è dato (con approssimazione alla terza cifra decimale) dal risultato della divisione del valore percentuale determinato per ciascuna fascia demografica, secondo quanto stabilito dalla lett. c), ovvero d), per il numero complessivo dei Sindaci e dei Consiglieri appartenenti alla medesima fascia demografica, moltiplicato per 1.000.

Sempre con riferimento alle modalità di voto, il comma 35 prevede la possibilità di esprimere una preferenza. Anche in questo caso si applicano i criteri appena illustrati volti a “ponderare” il valore di ogni voto.

In definitiva, la cifra elettorale di ciascuna lista sará costituita proprio dalla somma dei voti ponderati validi riportati da ciascuna di esse. “Per l’assegnazione del numero dei Consiglieri a ciascuna lista si divide la cifra elettorale di ciascuna lista successivamente per 1, 2, 3, 4 … fino a concorrenza del numero dei Consiglieri da eleggere; quindi si scelgono, tra i quozienti così ottenuti, quelli più alti, in numero eguale a quello dei Consiglieri da eleggere, disponendoli in una graduatoria decrescente. Ciascuna lista consegue tanti rappresentanti eletti quanti sono i quozienti a essa appartenenti compresi nella graduatoria. A parità di quoziente, nelle cifre intere e decimali, il posto è attribuito alla lista che ha ottenuto la maggiore cifra elettorale e, a parità di quest’ultima, per sorteggio”.

Il compito di effettuare il calcolo delle cifre elettorali ponderate delle varie liste e delle cifre individuali dei singoli candidati spetterà agli Uffici elettorali. In caso di parità, saranno eletti i candidati appartenenti al sesso meno rappresentato. Se entrambi i candidati dovessero appartenere allo stesso genere, avrá la meglio il piú giovane dei 2. Qualora un seggio dovesse rimanere vacante (per ragioni diverse dalle Elezioni nel proprio Comune), questo sará assegnato al candidato che, nella stessa lista del rappresentante uscente, aveva ottenuto la maggiore cifra individuale ponderata.

Comma 23 – Ineleggibilità e incompatibilità di Sindaci e Consiglieri metropolitani

Intervenendo sugli artt. 60, 63 e 65 del Tuel, il comma 23 della “Legge Delrio” estende anche ai Sindaci ed ai Consiglieri metropolitani le stesse cause di ineleggibilità e incompatibilità individuate per Sindaci, Presidenti delle Province e Consiglieri comunali, provinciali e circoscrizionali.

Commi da 44 a 47 e 50 – Funzioni delle Città metropolitane

Queste le “funzioni fondamentali” attribuite alle Città metropolitane (cui possono aggiungersene altre, se attribuite da Governo e Regioni):

a) adozione e aggiornamento annuale di un “Piano strategico triennale del territorio metropolitano” (atto di indirizzo per l’Ente e per l’esercizio delle funzioni dei Comuni e delle Unioni di Comuni compresi nel territorio);

b) pianificazione territoriale generale;

c) strutturazione di sistemi coordinati di gestione dei servizi pubblici;

d) mobilità e viabilità;

e) promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale;

f) promozione e coordinamento dei sistemi di informatizzazione e di digitalizzazione.

Ai sensi del comma 47, “spettano alla Città metropolitana il patrimonio, il personale e le risorse strumentali della Provincia a cui ciascuna Città metropolitana succede a titolo universale in tutti i rapporti attivi e passivi, ivi comprese le entrate Provinciali, all’atto del subentro alla Provincia. Il trasferimento della proprietà dei beni mobili e immobili è esente da oneri fiscali”.

Il successivo comma 50 precisa che a questi Enti si applicano “per quanto compatibili” le disposizioni in materia di Comuni di cui al Tuel e di cui all’art. 4 della Legge n. 131/03, relativo all’attuazione dell’art. 114, comma 2, e dell’art. 117, comma 6, della Costituzione, in materia di potestà normativa degli Enti Locali.

Comma 48 – Personale delle Città metropolitane

Il comma 48 prevede che al personale delle Città metropolitane si applichino le stesse disposizioni che si applicano a quello delle Province. Il personale che sarà trasferito dalle Province alle Città metropolitane conserverà, fino al prossimo Contratto, il trattamento economico in godimento.

Comma 49 – Expo 2015

Ai sensi del comma 49, entro 90 giorni dall’entrata in vigore della Legge n. 56/14, la Regione Lombardia, anche mediante Società dalla stessa controllate, subentra in tutte le partecipazioni azionarie di controllo detenute dalla Provincia di Milano nelle Società che operano direttamente o per tramite di Società controllate o partecipate nella realizzazione e gestione di infrastrutture comunque connesse all’Expo 2015. Tali partecipazioni saranno trasferite alla Città metropolitana, in regime di esenzione fiscale, il 31 ottobre 2015.

Comma 51 – Norme derogatorie

La norma dispone che, in attesa della riforma del Titolo V della Parte seconda della Costituzione e delle relative norme di attuazione, le Province siano disciplinate dalla Legge n. 56/14 in commento.

Comma 52 – Funzioni delle Regioni

Ferme le competenze legislative delle Regioni in materia concorrente e in ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato di cui all’art. 117 della Costituzione, fermi altresì i principi e le disposizioni di cui all’art. 118 della Costituzione in materia di funzioni amministrative, le Regioni riconoscono alle Province forme particolari di autonomia nelle materie a competenza legislativa concorrente e nelle materie a competenza residuale di cui ai commi 3 e 4 del citato art. 117 della Costituzione.

Comma 53 – Esclusione delle Province autonome di Trento e Bolzano e della Regione Valle d’Aosta

E’ disposta l’esclusione dall’applicazione delle disposizioni di cui ai commi da 51 a 100 per le Province autonome di Trento e Bolzano e della Regione Valle d’Aosta.

Comma 54 – Organi delle Province

Sono Organi delle Province di cui ai commi da 51 a 53 esclusivamente:

a) il Presidente della Provincia;

b) il Consiglio provinciale;

c) l’Assemblea dei Sindaci.

Comma 55 – Funzioni degli Organi

Il Presidente della Provincia rappresenta l’Ente, convoca e presiede il Consiglio provinciale e l’Assemblea dei Sindaci, sovrintende al funzionamento dei Servizi e degli Uffici e all’esecuzione degli atti, ed esercita le altre funzioni attribuitegli dallo Statuto dell’Ente.

Il Consiglio della Provincia è l’Organo di indirizzo e controllo. Esso propone all’Assemblea dei Sindaci lo Statuto, approva Regolamenti, Piani, programmi; approva e adotta ogni altro atto ad esso sottoposto dal parte del Presidente della Provincia. Il Consiglio esercita tutte le funzioni attribuitegli dallo Statuto. Su proposta del Presidente della Provincia, il Consiglio adotta gli schemi di bilancio da sottoporre al parere dell’Assemblea dei Sindaci.

A seguito del parere espresso dall’Assemblea dei Sindaci, il Consiglio approva in via definitiva i bilanci dell’Ente. Ai fini dell’approvazione dei bilanci dell’Ente, è necessario che i voti favorevoli espressi in Consiglio rappresentino almeno 1/3 dei Comuni appartenenti alla Provincia e la maggioranza della popolazione complessivamente residente.

L’Assemblea dei Sindaci ha poteri propositivi, consultivi e di controllo secondo quanto disposto dallo Statuto, adotta o respinge lo Statuto proposto dal Consiglio e le sue successive modificazioni con voti che rappresentino almeno 1/3 terzo dei Comuni compresi nella Provincia e la maggioranza della popolazione complessivamente residente.

Comma 56 – L’Assemblea dei Sindaci

L’Assemblea dei Sindaci è costituita dai Sindaci dei Comuni appartenenti alla Provincia.

Comma 57- Organismi di coordinamento

Gli Statuti delle Province possono prevedere, d’intesa con la Regione, la costituzione di zone omogenee per specifiche funzioni, con Organismi di coordinamento collegati agli Organi provinciali senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Commi da 58 a 60 – Il Presidente della Provincia

Il Presidente della Provincia è eletto dai Sindaci e dai Consiglieri dei Comuni della Provincia, e dura in carica 4 anni. Sono eleggibili a Presidente della Provincia i Sindaci dei Comuni della Provincia il cui mandato non vada in scadenza prima di 18 mesi dalla data delle Elezioni.

Commi da 61 a 65 – Elezioni del Presidente della Provincia e cessazione

Le Elezioni del Presidente della Provincia avvengono sulla base delle candidature presentate che siano state sottoscritte da almeno il 15% degli aventi diritto al voto. Le candidature devono essere presentate presso l’Ufficio elettorale appositamente costituito presso la sede della Provincia dalle ore 8.00 del ventunesimo giorno alle ore 12.00 del ventesimo giorno antecedente alle elezioni.

Il Presidente della Provincia viene eletto direttamente, con voto libero e segreto. Le elezioni si svolgono in un’unica giornata. Il seggio elettorale è costituito presso l’Ufficio elettorale appositamente costituito presso la sede della Provincia dalle ore 8.00 alle ore 20.00. Le schede elettorali sono fornite a cura dell’Ufficio elettorale. Ciascun elettore può esprimere una sola preferenza per la carica di Presidente della Provincia. Ciascun voto è ponderato secondo quanto previsto per le Elezioni dei Consigli delle Città metropolitane ai commi 33 e 34 e dall’Allegato “A” della Legge n. 56/14 in commento. Il candidato che, sulla base della richiamata ponderazione di cui ai commi 33 e 34 e all’Allegato “A”, riceve il maggior numero di preferenze, è eletto Presidente della Provincia. A parità di preferenze, è eletto il candidato più giovane.

Il Presidente della Provincia decade dalla carica allorché sia cessato dalla carica di Sindaco del proprio Comune.

Comma 66 – Il Vicepresidente della Provincia

Il Presidente della Provincia può nominare, tra i Consiglieri provinciali, un Vicepresidente, definendo le eventuali funzioni ad esso delegate e dandone immediata comunicazione al Consiglio. Il Vicepresidente esercita le funzioni del Presidente in ogni caso in cui questi ne sia impedito.

Il Presidente, nel rispetto del principio di collegialità, può assegnare deleghe anche ai Consiglieri provinciali, secondo le modalità e nei limiti stabiliti dallo Statuto.

Comma 67 – Il Consiglio provinciale

Il Consiglio provinciale ha composizione variabile a seconda della classe demografica della Provincia. Oltre che dal Presidente della Provincia, il Consiglio è composto, rispettivamente, da 16 membri nelle Province con popolazione superiore a 700.000 abitanti, da 12 membri nelle Province con popolazione da 300.000 a 700.000 abitanti, da 10 membri nelle Province con popolazione fino a 300.000 abitanti.

Commi da 68 a 77 – Elezioni del Consiglio provinciale e cessazione

Il Consiglio provinciale è eletto dai Sindaci e dai Consiglieri comunali dei Comuni della Provincia e dura in carica 2 anni.

Sono eleggibili a Consigliere provinciale i Sindaci e i Consiglieri comunali in carica. La cessazione dalla carica di Consigliere comunale determina la decadenza dalla carica da Consigliere provinciale.

L’elezione avviene sulla base di liste, composte da un numero di candidati non superiore al numero dei Consiglieri da eleggere e non inferiore alla metà degli stessi, sottoscritte da almeno il 5% degli aventi diritto al voto. Le liste devono essere presentate presso presentate presso l’Ufficio elettorale appositamente costituito presso la sede della Provincia dalle ore 8.00 del ventunesimo giorno alle ore 12.00 del ventesimo giorno antecedente alle elezioni. Le liste devono essere composte in modo da escludere che uno dei 2 sessi sia rappresentato in misura maggiore al 60% del numero dei candidati. In caso contrario, l’Ufficio elettorale riduce la lista, cancellando i nomi dei candidati appartenenti al sesso più rappresentato. Qualora a seguito della cancellazione la lista risulti contenere un numero di candidati inferiore a quello minimo prescritto, essa risulta inammissibile. Le norme tese ad evitare la disparità dei sessi appena illustrate non si applicano prima del 26 dicembre 2017 (nei primi 5 anni successivi all’entrata in vigore della Legge n. 215/12).

Il Consiglio provinciale è eletto direttamente con voto libero e segreto. L’elezione avviene in unica giornata presso l’Ufficio elettorale appositamente costituito presso la sede della Provincia

Le schede elettorali devono essere fornite a cura dell’Ufficio elettorale appositamente costituito presso la sede della Provincia in colori diversi a seconda della fascia demografica del Comune di appartenenza degli aventi diritto al voto, secondo le fasce di popolazione stabilite ai sensi del comma 33. A ciascun elettore è consegnata la scheda del colore relativo al Comune in cui è in carica. Ciascun elettore esprime una sola preferenza, che viene ponderata secondo quanto previsto per le Elezioni dei Consigli delle Città metropolitane ai commi 33 e 34 e dall’Allegato “A” della Legge n. 56/14 in commento. L’Ufficio elettorale, concluso lo scrutinio, determina la cifra individuale ponderata dei singoli candidati sulla base dei voti espressi e proclama eletti i candidati che conseguono la maggiore cifra individuale ponderata. A parità di cifra individuale ponderata, è proclamato eletto il candidato appartenente al sesso meno rappresentato tra gli eletti; in caso di ulteriore parità, è proclamato eletto il candidato più giovane.

Comma 78 – Sostituzione dei componenti del Consiglio

I seggi che rimangono vacanti per qualunque causa, ivi compresa la cessazione dalla carica di Sindaco o di Consigliere di un Comune della Provincia, sono attribuiti ai candidati che, nella medesima lista, hanno ottenuto la maggiore cifra individuale ponderata. Non si considera cessato dalla carica il Consigliere eletto o rieletto Sindaco o Consigliere in un Comune della Provincia.

Comma 79 – Indizione delle Elezioni del Consiglio provinciale

In sede di prima applicazione della Legge n. 56/14, l’Elezione del Consiglio provinciale è indetta:

a) entro il 30 settembre 2014 per le Province i cui Organi scadano per fine mandato nel 2014;

b) successivamente, entro 30 giorni dalla scadenza del mandato ovvero dalla decadenza o scioglimento anticipato degli Organi provinciali.

Comma 80 – Rieleggibilità dei Consiglieri

In sede di prima applicazione, i Consiglieri provinciali uscenti sono rieleggibili.

Comma 81 e 82– Adeguamento dello Statuto e atti preparatori per gli Enti provinciali i cui Organi amministrativi siano in scadenza nel 2014

In sede di prima applicazione, per le Elezioni dei Consigli che vengono a scadere entro il 2014, il Consiglio provinciale neoeletto svolge fino al 31 dicembre 2014 le funzioni relative ad atti preparatori e alle modifiche statutarie necessarie a fronte della presente Legge n. 56/14. Tali modifiche devono essere approvate dall’Assemblea dei Sindaci, su proposta del Consiglio provinciale, entro il 31 dicembre 2014. Sempre entro il 31 dicembre 2014 occorre procedere all’Elezione del Presidente del Consiglio provinciale. In sede di prima applicazione, sono eleggibili come Presidente del Consiglio provinciale anche i Consiglieri provinciali uscenti.

In caso di mancata approvazione delle modifiche statutarie entro il 30 giugno 2015, si applica la procedura per l’esercizio del potere sostitutivo di cui all’art. 8 della Legge n. 131/03, procedendo con la nomina di un Commissario ad acta.

In sede di prima applicazione della Legge n. 56/14, per gli Organi provinciali che scadono per fine mandato nel 2014 per i quali, ai sensi del comma 79, lett. a), le nuove Elezioni devono essere indette entro il 30 settembre 2014, il Presidente della Provincia in carica alla data di entrata in vigore della presente Legge “Delrio” ovvero l’eventuale Commissario reggente nonché la Giunta provinciale, restano in carica a titolo gratuito per espletare funzioni di ordinaria amministrazione, comunque entro i limiti di quanto disposto per la gestione provvisoria degli Enti Locali, ai sensi dell’art. 163, comma 2, del Tuel, e per gli atti urgenti e indifferibili, fino all’insediamento dei nuovi Organi eletti, e comunque non oltre al 31 dicembre 2014.

Il Ministero dell’Interno, con Nota Prot. 5883 del 12 aprile 2014, rilevando che erano sorte perplessità sull’applicazione del comma 82, informa che, a seguito della presentazione di specifici Ordini del giorno parlamentari, il Governo si è impegnato a fornire chiarimenti; inoltre, la Nota prescrive ai Prefetti delle Regioni a Statuto speciale e ai Commissari delle Province di Trento e Bolzano di sensibilizzare i vertici delle Amministrazioni provinciali affinché assicurino, al termine del mandato elettivo in scadenza (da computarsi in 5 anni dalla proclamazione delle eletti), lo svolgimento delle nuove funzioni disciplinate dal comma 82 richiamato, senza soluzione di continuità. Fino alla scadenza del quinquennio, gli Organi in carica all’8 aprile 2014 permangono nella piena titolarità delle funzioni attualmente esercitate.

Comma 83 – Adeguamento dello Statuto e atti preparatori per gli Enti provinciali i cui Organi amministrativi siano in scadenza oltre il 2014

Per gli Enti per i quali la naturale scadenza del mandato interverrà oltre il 2014, l’Assemblea dei Sindaci dovrà approvare le modifiche statutarie conseguenti alla presente Legge n. 56/14 entro 6 mesi dall’insediamento del nuovo Consiglio provinciale, ed in caso di mancata approvazione delle modifiche statutarie entro la predetta data, si applica la procedura per l’esercizio del potere sostitutivo di cui all’art. 8 della Legge n. 131/03, procedendo con la nomina di un Commissario ad acta.

Comma 84 – Gratuità degli incarichi provinciali

Gli incarichi di Presidente della Provincia, di Consigliere provinciale e di membro dell’Assemblea dei Sindaci sono esercitati a titolo gratuito.

Commi da 85 a 87– Funzioni delle Province

Le Province, quali Enti con funzioni di area vasta, esercitano le seguenti “funzioni fondamentali”:

a) pianificazione territoriale provinciale di coordinamento, nonché tutela e valorizzazione dell’ambiente, per gli aspetti di competenza;

b) pianificazione dei servizi di trasporto in ambito provinciale, autorizzazione e controllo in materia di trasporto privato, in coerenza con la programmazione regionale, nonché costruzione e gestione delle strade provinciali e regolazione della circolazione stradale ad esse inerente;

c) programmazione provinciale della rete scolastica, nel rispetto della programmazione regionale;

d) raccolta ed elaborazione di dati, assistenza tecnico-amministrativa agli Enti Locali;

e) gestione dell’edilizia scolastica;

f) controllo dei fenomeni discriminatori in ambito occupazionale e promozione delle pari opportunità sul territorio provinciale.

Le Province esercitano altresì le seguenti ulteriori “funzioni fondamentali”:

– cura dello sviluppo strategico del territorio e gestione di servizi in forma associata in base alle specificità del territorio medesimo;

– cura delle relazioni istituzionali con Province, Province autonome, Regioni, Regioni a Statuto speciale ed Enti territoriali di altri Stati, con esse confinanti e il cui territorio abbia caratteristiche montane, anche stipulando accordi e convenzioni con gli Enti predetti.

Le “funzioni fondamentali” di cui al comma 85, lett. da a) ad f), sono esercitate nei limiti e secondo le modalità stabilite dalla legislazione statale e regionale di settore, secondo la rispettiva competenze legislative per materia ai sensi dell’art. 117 della Costituzione.

Comma 88 – Funzioni di stazione appaltante

La Provincia può altresì, d’intesa con i Comuni, esercitare le funzioni di predisposizione dei documenti di gara, di stazione appaltante, di monitoraggio dei contratti di servizio e di organizzazione di concorsi e procedure selettive.

Comma 89 – Attribuzione di ulteriori funzioni amministrative da Stato e Regioni

In attuazione dell’art. 118 della Costituzione, Stato e Regioni attribuiscono, secondo le rispettive competenze, ulteriori funzioni provinciali, al fine di conseguire specifiche finalità preordinate al raggiungimento di una efficace dimensione gestionale, anche associata, delle funzioni.

Le funzioni che, nell’ambito del processo di riordino, sono trasferite dalle Province ad altri Enti territoriali continuano ad essere da esse esercitate fino alla data dell’effettivo avvio di esercizio da parte dell’Ente subentrante, da determinarsi con Dpcm., per le funzioni di competenza statale, ovvero stabilita dalla Regione, ai sensi del successivo comma 95, per le funzioni di competenza regionale.

Comma 90 – Attribuzione di funzioni di organizzazione nei servizi a rilevanza economica disposte con norme statali o regionali

Nel caso in cui, con disposizioni normative statali o regionali di settore riguardanti servizi di rilevanza economica, siano attribuite funzioni di organizzazione dei predetti servizi, di competenza comunale o provinciale, ad Enti o Agenzie in ambito provinciale o sub-provinciale, si applicano le seguenti disposizioni, che costituiscono principi fondamentali della materia e principi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica ai sensi del comma 3 dell’art. 117 della Costituzione (materie di competenza legislativa concorrente):

a) con il Dpcm. di cui al successivo comma 92, ovvero, a seconda delle rispettive competenze, con Leggi statali o regionali, vengono soppressi gli Enti e le Agenzie che in ambito provinciale o sub-provinciale svolgono funzioni di organizzazione dei servizi a rilevanza economica di competenza comunale o provinciale per le materie di competenza, e sono attribuite le funzioni alle Province nel nuovo assetto istituzionale, con tempi, modalità e forme di coordinamento con Regioni e Comuni, da determinarsi nell’ambito del processo di riordino, secondo i principi di adeguatezza e sussidiarietà, anche valorizzando ove possibile le autonomie funzionali;

b) per le Regioni che approvano le Leggi che riorganizzano le funzioni di cui al presente comma, prevedendo la soppressione di uno o più Enti o Agenzie, con Dm. Mef, di concerto con il Ministro per gli Affari regionali, previa intesa in sede di Conferenza unificata ex art. 8 del Dlgs. n. 281/97, saranno individuate misure premiali.

Comma 91 – Individuazione delle ”funzioni amministrative

Entro l’8 luglio 2014 (3 mesi dall’entrata in vigore della presente Legge n. 56/14), sentite le Organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, lo Stato e le Regioni, mediante accordo sancito in Conferenza unificata, individuano le “funzioni amministrative” da attribuire alle Province ai sensi del comma 89 del riordino e le relative competenze.

Comma 92 – Definizione dei criteri generali per l’attribuzione di beni e risorse agli Enti subentranti

Entro l’8 luglio  2014 (3 mesi dall’entrata in vigore della presente Legge n. 56/14) e nel rispetto di quanto previsto dal comma 96, con Dpcm., su proposta del Ministro dell’Interno e del Ministro per gli Affari regionali, di concerto con il Ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione e il Mef sono stabiliti, previa intesa in sede di Conferenza unificata, i criteri generali per l’individuazione dei beni e delle risorse finanziarie, umane, strumentali e organizzative connesse all’esercizio delle funzioni che devono essere trasferite, ai sensi dei commi da 85 a 97, dalle Province agli Enti subentranti, garantendo i rapporti di lavoro a tempo indeterminato in corso, nonché quelli a tempo determinato in corso fino alla scadenza per essi prevista.

Saranno considerate le risorse finanziarie già spettanti alle Province ai sensi dell’art. 119 della Costituzione, che dovranno essere trasferite agli Enti subentranti per l’esercizio delle funzioni loro attribuite, dedotte quelle necessarie alle “funzioni fondamentali” e fatto salvo comunque quanto previsto dal comma 88 in merito all’espletamento di funzioni di stazione appaltante. Sullo schema di Decreto, con riferimento alle risorse umane, saranno consultate le Organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.

Lo stesso Dpcm. disporrà direttamente in ordine alle funzioni amministrative delle Province in materia di competenza statale.

Comma 93 – Mancato raggiungimento dell’intesa in sede di Conferenza unificata

In caso di mancato raggiungimento dell’intesa in sede di Conferenza unificata prevista al comma 92, ovvero in caso di mancato raggiungimento dell’accordo di cui al comma 91, il Dpcm. di cui allo stesso comma 92 disporrà sulle “funzioni amministrative” delle Province di competenza statale.

Comma 94 – Patto di stabilità interno

Al fine di tener conto degli effetti derivanti dal trasferimento dell’esercizio delle funzioni, con il Dpcm. di cui al comma 92 potranno essere modificati gli obiettivi del Patto di stabilità interno e la facoltà delle Province e degli Enti subentranti di procedere ad assunzioni, fermo restando l’obiettivo complessivo.

Comma 95 – Mancata attuazione dell’accordo relativo all’individuazione delle funzioni

Entro l’8 ottobre 2014, sentite le Organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, la Regione, provvederà a dare attuazione all’accordo di cui al comma 91 per l’attribuzione delle funzioni. Decorso tale termine senza che la Regione abbia provveduto, si applica l’art. 8 della Legge n. 131/03, procedendo con la nomina di un Commissario ad acta.

Comma 96 – Trasferimento delle funzioni oggetto del riordino

Nei trasferimenti delle funzioni oggetto del riordino si applicano le seguenti disposizioni:

a)    il personale trasferito mantiene la posizione giuridica ed economica, con riferimento alle voci del trattamento economico fondamentale e accessorio, e l’anzianità di servizio maturata. Le corrispondenti risorse saranno trasferite all’Ente destinatario; in particolare, le risorse destinate a finanziare le voci fisse e variabili del trattamento accessorio, nonché la progressione economica orizzontale, andranno a costituire specifici fondi destinati esclusivamente al personale trasferito, nell’ambito dei più generali fondi delle risorse decentrate del personale delle categorie e dirigenziale. I compensi di produttività, la retribuzione di risultato e le indennità accessorie del personale trasferito rimarranno determinati negli importi goduti antecedentemente al trasferimento e non potranno essere incrementati fino all’applicazione del Contratto collettivo decentrato integrativo sottoscritto conseguentemente al primo Contratto collettivo nazionale di lavoro stipulato a partire dall’8 aprile 2014;

b)   il trasferimento della proprietà dei beni mobili e immobili è esente da oneri fiscali. L’Ente che subentra nei diritti relativi alle partecipazioni societarie attinenti alla funzione trasferita potrà provvedere alla dismissione con procedura semplificata stabilita con Dm. Mef;

c)    l’Ente che subentra nella funzione succede anche nei rapporti attivi e passivi in corso, compreso il contenzioso. Il trasferimento delle risorse tiene conto anche delle passività. Sono trasferite le risorse incassate relative a pagamenti non ancora effettuati, che rientrano nei rapporti trasferiti;

d)   per gli Enti subentranti, gli effetti derivanti dal trasferimento delle funzioni non rilevano, ai fini della disciplina sui limiti dell’indebitamento, nonché di ogni altra disposizione di legge nei confronti della quale il trasferimento potrebbe determinare inadempimenti dell’Ente subentrante, purchè rientranti nell’ambito di variazioni compensative a livello regionale ovvero tra livelli regionali o locali e livello statale, secondo modalità individuate con Dm. Mef, di concerto con il Ministro per gli Affari regionali, sentita la Conferenza unificata.

Comma 97 – Delega al Governo

Il Governo è delegato ad adottare, entro un anno dalla data di entrata in vigore del Dpcm. di cui al comma 92, uno o più Decreti legislativi in materia di adeguamento della legislazione statale sulle funzioni e sulle competenze dello Stato e degli Enti territoriali e di quella sulla finanza e sul patrimonio dei medesimi Enti, nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi:

a) salva la necessità di diversa attribuzione per esigenze di tutela dell’unità giuridica ed economica della Repubblica e in particolare dei “livelli essenziali delle prestazioni” concernenti i diritti civili e sociali, applicazione coordinata dei principi di riordino delle funzioni;

b) le risorse finanziarie, già spettanti alle Province ai sensi dell’art. 119 della Costituzione, dedotte quelle necessarie alle “funzioni fondamentali” e fatto salvo quanto previsto dai commi da 5 a 11, sono attribuite ai soggetti che subentrano nelle funzioni trasferite, in relazione ai rapporti attivi e passivi oggetto della successione, compresi i rapporti di lavoro e le altre spese di gestione.

Commi da 98 a 100 – Commissari straordinari

Il comma 98 dispone che, al Commissario previsto dall’art. 141, del Dlgs. n. 267/00, in materia di scioglimento e sospensione di Consigli comunali e provinciali, e agli eventuali Sub-Commissari, si applica, nei limiti della compatibilità, la disciplina prevista dell’art. 38, comma 1-bis, del Dlgs. n. 270/99, e del Dm. Sviluppo economico n. 60/13, in materia di professionalità e onorabilità dei Commissari giudiziali e straordinari delle procedure di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi. Nei confronti dei soggetti sopra citati si applicano anche le disposizioni di cui al Dlgs. n. 235/12.

Il comma 99 precisa che, nella nomina dei Sub-Commissari a supporto dei Commissari straordinari dell’Ente Provincia, i Prefetti sono tenuti ad avvalersi di Dirigenti o Funzionari del Comune capoluogo, senza oneri aggiuntivi a carico delle finanze pubbliche.

Il comma 100, ai fini dell’applicazione di quanto disposto nel comma precedente, stabilisce che i Sub-Commissari nominati in base a criteri diversi da quelli previsti nel sopra analizzato comma 99, decadono alla data di entrata in vigore della presente Legge n. 56/14 in commento.

Commi da 101 a 104 – Disposizioni per Roma Capitale

Il comma 101 dispone che la città di Roma Capitale è disciplinata, salvo quanto previsto dai successivi commi 102 e 103, dalle norme relative alle Città metropolitane di cui alla Legge n. 56/14.

Il comma 102 prevede che continuano ad applicarsi le disposizioni, riferite a Roma Capitale come definita dall’art. 24, comma 2, della Legge n. 42/09, contenute dei Dlgs. nn. 156/10, 61/12 e 51/13.

Il comma 103 sancisce che lo Statuto di Roma Capitale, nel rispetto delle modalità previste dal sopra citato comma 11, provvede a disciplinare i rapporti tra la Città metropolitana, il Comune di Roma Capitale e gli altri Comuni, al fine di organizzare al meglio le funzioni che la Capitale è chiamata a svolgere in quanto sede degli Organi costituzionali, nonché delle rappresentanze diplomatiche degli Stati esteri presso la Repubblica italiana, lo Stato della Città del Vaticano e le altre Istituzioni internazionali.

Il comma 104 abroga l’art. 19, commi 4, 5 e 6, del Dl. n. 95/12, e l’art. 16, commi da 1 a 13, del Dl. n. 138/11.

Commi da 105 a 115 – Unioni di Comuni

All’interno del comma 105 sono contenute alcune modifiche all’art. 32, del Dlgs. n. 267/00 (“Tuel”). Con la lett. a) è stato modificato il comma 3, paragrafo 3, attraverso la previsione che le Unione dei Comuni determinano il numero di componenti dei propri Consigli all’interno dello Statuto, garantendo la rappresentanza delle minoranze, nonché quella di tutti i Comuni componenti l’Unione stessa.

La lett. b) ha integrato il comma 4 mediante la precisazione che restano fermi, per quanto riguarda la potestà statutaria e regolamentare delle Unioni, i principi previsti per i Comuni, tranne nel caso in cui non vengano espressamente derogati dalla Legge n. 56/14 in commento. Inoltre, è stato previsto che la modalità di funzionamento degli Organi e la disciplina dei rapporti tra gli stessi è stabilita dallo Statuto, approvato dal Consiglio dell’Unione tranne nel caso di prima istituzione, in cui viene approvato da tutti i Consigli comunali degli Enti partecipanti l’Unione.

La lett. c) ha disposto, mediante l’introduzione del comma 5-ter, che il Presidente dell’Unione si avvale del Segretario di un Comune facente parte dell’Unione, senza il riconoscimento di ulteriori indennità nei suoi confronti o di nuovi e maggiori oneri per la finanza pubblica. Sono fatti salvi gli incarichi di Segretario già affidati ai dipendenti dell’Unione in virtù dell’art. 1, comma 557, della Legge n. 311/04. Ai Segretari delle Unioni dei Comuni si applicano le disposizioni dell’art. 8, della Legge n. 93/81.

Il comma 106 ha disposto che lo Statuto delle Unioni, tenuto conto dell’art. 32, commi 3, 4 e 5-ter, del Tuel, come modificati dal precedente comma 105, deve rispettare i principi di organizzazione e di funzionamento, nonché le soglie demografiche minime disposte, in via eventuale, dalle Regioni di competenza ed assicurare la coerenza con gli Ambiti territoriali da quest’ultime previste.

Il comma 107, lett. a), ha esteso l’applicazione delle disposizioni di cui all’art. 32, del Dlgs. n. 267/00, anche alle Unioni di Comuni con popolazione fino a 1.000 abitanti costituite da Comuni rientranti all’interno di Comunità montane al fine di esercitare le “funzioni fondamentali”, come previsto dall’art. 14, comma 28, del Dl. n. 78/10.

La successiva lett. b) ha introdotto il limite minimo di 3.000 abitanti e almeno 3 Enti aderenti per la costituzione di Unioni formate da Comuni appartenenti a Comunità montane, salvo diverso limite demografico ed eventuali deroghe dovute a particolari condizioni territoriali previste dalle Regioni. I limiti sopra riportati non si applicano alle Unioni di Comuni già costituite.

Il comma 108 ha previsto la gratuità delle cariche delle Unioni di Comuni.

Il comma 109 ha disposto che, per il mandato amministrativo, gli Amministratori del nuovo Comune nato dalla fusione a cui hanno preso parte Enti con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti e gli Amministratori delle Unioni di Comuni comprendenti Enti con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti, sono soggetti alle disposizioni previste per la categoria di Comuni citata in materia di ineleggibilità, incandidabilità, inconferibilità e incompatibilità.

Il comma 110 ha identificato le attività, e le conseguenziali modalità di svolgimento, che possono essere svolte dalle Unioni di Comuni in forma associata anche per i Comuni che le costituiscono, riportate nel seguente elenco:

  • le funzioni di Responsabile Anticorruzione sono svolte da un Funzionario nominato dal Presidente dell’Unione tra i Funzionari dell’Unione e dei Comuni che la compongono;
  • le funzioni di Responsabile per la Trasparenza sono svolte da un Funzionario nominato dal Presidente dell’Unione tra i Funzionari dell’Unione e dei Comuni che la compongono;
  • le funzioni dell’Organo di revisione, per le Unioni formate da Comuni che complessivamente non superano 10.000 abitanti, sono svolte da un unico Revisore e, per le Unioni che superano tale limite, da un Collegio di Revisori;
  • le funzioni di competenza dell’Organo di valutazione e di controllo di gestione sono attribuite dal Presidente dell’Unione, sulla base di apposito Regolamento approvato dall’Unione stessa.

Il comma 111 ha affidato al Presidente dell’Unione di Comuni le funzioni attribuite al Sindaco nel territorio dei Comuni che hanno conferito all’Unione la “funzione fondamentale” della Polizia municipale.

Il comma 112 ha conferito all’Unione, nel caso in cui vengano trasferite le funzioni di Protezione civile, l’approvazione e l’aggiornamento dei Piani di emergenza, lasciando nella competenza del Sindaco le funzioni previste dall’art. 15, comma 3, della Legge n. 225/92.

Il comma 113 ha precisato che le disposizioni relative all’esercizio delle funzioni di Polizia giudiziaria nell’ambito territoriale di appartenenza del personale della Polizia municipale, di cui all’art. 57, comma 1, lett. b), del Cpp., e di cui all’art. 5, comma 1, della Legge n. 65/86, si intendono riferite, in caso di esercizio associato delle funzioni di Polizia municipale mediante Unione di Comuni, al territorio dei Comuni in cui l’Unione esercita le citate funzioni.

Il comma 114, in materia di trasferimento di personale, ha disposto che le risorse già quantificate sulla base degli accordi decentrati e destinate nel precedente anno dal Comune a finanziare istituti contrattuali collettivi ulteriori rispetto al trattamento economico fondamentale, confluiscono nelle corrispondenti risorse dell’Unione.

Il comma 115 ha esteso le disposizioni normative previste per i piccoli Comuni alle Unioni composte da Enti con popolazione inferiore a 5.000 abitanti.

Commi da 116 a 139 – Fusione di Comuni

Il comma 116 ha concesso la facoltà, in caso di fusione di uno o più Comuni, di prevedere, all’interno dello Statuto dell’Ente risultante da detta fusione, anche forme particolari di collegamento tra il nuovo Comune e le comunità che appartenevano ai Comuni oggetto della fusione, nel rispetto di quanto previsto dall’art. 16, del Dlgs. n. 267/00.

Il comma 117, nel riformare l’art. 15, comma 2, del Dlgs. n. 267/00, ha previsto che i Consigli comunali degli Enti che hanno dato avvio al procedimento di fusione sulla base delle rispettive Leggi regionali possono, anche prima dell’istituzione del nuovo Comune e mediante approvazione dello stesso testo, definire lo Statuto che entrerà in vigore con la nascita del nuovo Ente e rimarrà vigente fino alle modifiche apportate allo stesso dal nuovo Organo competente. Lo Statuto del nuovo Comune dovrà prevedere che alle comunità dei Comuni oggetto della fusione siano assicurate adeguate forme di partecipazione e di decentramento dei servizi.

Il comma 118 ha stabilito che ai Comuni risultanti da fusione di Enti che avevano ciascuno una popolazione inferiore a 5.000 abitanti devono applicarsi, se compatibili, le norme di maggior favore, incentivazione e semplificazione previste per i Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti e per le Unioni di Comuni.

Il comma 119 ha permesso ai Comuni istituiti a seguito di fusione di utilizzare i margini di indebitamento consentiti dalle norme in materia a uno o più Comuni originari e nei limiti degli stessi, anche nel caso in cui dall’unificazione dei bilancio non risultino ulteriori possibili spazi di indebitamento per il nuovo Ente.

Il comma 120 ha previsto l’affiancamento del Commissario nominato per la gestione del Comune derivante da fusione da parte di un Comitato consultivo composto da coloro che, nei previgenti Enti, ricoprivano la carica di Sindaco, che deve essere obbligatoriamente sentito in merito allo schema di bilancio e sull’eventuale adozione di varianti agli strumenti urbanistici. Il Comitato consultivo è convocato periodicamente dal Commissario, anche su richiesta della maggioranza dei componenti, per essere informato sull’attività svolta e su quella programmata da quest’ultimo.

Il comma 121 ha disposto che gli obblighi di esercizio associato di funzioni comunali contenute nell’art. 14, comma 28, del Dl. n. 78/10, si applicano ai Comuni derivanti da fusione entro i limiti stabiliti dalla Legge regionale, che può fissare una diversa decorrenza o modularne i contenuti.

Nel caso di assenza di diversa normativa regionale, gli Enti istituiti mediante fusione che raggiungono una popolazione pari o superiore a 3.000 abitanti, oppure a 2.000 abitanti se appartenenti o appartenuti a Comunità montane, che devono obbligatoriamente esercitare le “funzioni fondamentali” dei Comuni, in virtù del citato disposto dell’art. 14, comma 28, del Dl. n. 78/10, sono esentati da tale obbligo per un mandato elettorale.

In merito agli incarichi, il comma 122 ha stabilito che i Consiglieri comunali cessati per effetto dell’estinzione del Comune a seguito di fusione continuano a esercitare, fino alla nomina dei nuovi rappresentanti da parte del nuovo Ente, gli incarichi esterni eventualmente attribuitegli. Tutti i soggetti nominati dal Comune estinto per fusione in Enti, Aziende, Istituzioni o altri Organismi continuano a esercitare il loro mandato fino alla nomina dei successori.

Con riferimento alle risorse destinate alle politiche di sviluppo delle risorse umane e alla produttività, il comma 123 ha permesso la confluenza, a decorrere dall’anno di istituzione, di tali importi in un unico Fondo avente la medesima finalità, stanziato all’interno del bilancio dell’Ente risultante dalla fusione.

In merito alla vigenza degli atti preesistenti in pendenza di fusione, il comma 124 ha disposto, con la lett. a), che gli atti normativi, i Piani, i Regolamenti, gli strumenti urbanistici e i bilanci dei Comuni esistenti alla data di fusione rimangono in vigore, limitatamente agli ambiti territoriali e alla popolazione relativa al Comune che li ha approvati, fino alla data di entrata in vigore dei corrispondenti atti del Commissario o degli Organi del nuovo Comune.

La lett. b) ha disposto che gli Organi di revisione contabile decadono alla data di istituzione del nuovo Comune e, fino alla nomina del nuovo Organo, la revisione contabile è svolta dall’Organo di revisione contabile in carica alla data di estinzione nel Comune con maggiore dimensione demografica.

La lett. c) ha previsto che, in assenza di uno Statuto provvisorio, deve essere applicato, fino all’adozione del nuovo atto, quello in vigore nel Comune di maggiore dimensione demografica.

In merito all’approvazione dei bilanci, il comma 125, lett. a), ha stabilito che il bilancio di previsione del Comune risultante deve essere approvato entro 90 giorni dall’istituzione o dal diverso termine di proroga previsto con Decreto del Ministero dell’Interno.

Le lett. b) ha previsto che, ai fini dell’applicazione dell’art. 163, del Dlgs. n. 267/00, per l’individuazione degli stanziamenti dell’anno precedente deve essere presa la sommatoria delle risorse stanziate nei bilanci definitivamente approvati dai Comuni estinti.

La lett. c) ha imposto al Comune risultante dalla fusione di approvare il rendiconto dell’esercizio degli Enti estinti, sempre che quest’ultimi non abbiano già provveduto in merito. Inoltre, il Comune risultante subentra negli adempimenti relativi alle certificazioni del Patto di stabilità e delle dichiarazioni fiscali.

Per quanto attiene il calcolo della popolazione del Comune risultante dalla fusione, il comma 126 ha previsto che essa è uguale alla sommatoria di tutti i Comuni che hanno partecipato alla fusione stessa.

Con riferimento ai dati contenuti all’interno dei documenti di cittadini ed imprese, il comma 127 ha precisato che resta valida, fino alla data di scadenza, l’indicazione della residenza con riguardo ai Comuni estinti.

Il comma 128 ha disposto che l’istituzione del nuovo Comune non priva i territori oggetto della fusione dei benefici in loro favore stabiliti dall’Unione europea o dalle Leggi statali. Il passaggio di proprietà dei beni dai Comuni estinti a quello risultante è esente da qualsiasi onere fiscale.

Con riguardo ai codici di avviamento postale, il comma 129 ha stabilito che possono essere conservati i codici relativi ai Comuni preesistenti.

Il comma 130 ha concesso la facoltà ai Comuni di promuovere il procedimento di incorporazione in un Comune contiguo. In tal caso, fermo restando il procedimento previsto dall’art. 15, comma 1, del Dlgs. n. 267/00, l’incorporante conserva la propria personalità, succede in tutti i rapporti giuridici al Comune incorporato e gli Organi di quest’ultimo decadono alla data di entrata in vigore della Legge regionale di incorporazione. Lo Statuto del Comune incorporante deve prevedere che alle comunità del Comune cessato siano assicurate adeguate forme di partecipazione e di decentramento dei servizi. A tale scopo lo Statuto è integrato entro 3 mesi dalla data di entrata in vigore della citata Legge regionale. Le popolazioni interessate dal procedimento di fusione sono consultate, ai fini dell’art. 133, della Costituzione, mediante Referendum consultivo comunale, svolto secondo le discipline regionali e prima che i Consigli comunali deliberino l’avvio della procedura di richiesta alla Regione di incorporazione. Nel caso di aggregazioni di Comuni mediante incorporazione, è concessa la facoltà di modificare anche la denominazione del Comune. Con Legge regionale sono definite le ulteriori modalità della procedura di fusione per incorporazione.

Le Regioni, ai sensi del comma 131, possono prevedere incentivi alla fusione e alla costituzione di Unioni di Comuni all’interno della definizione del “Patto di stabilità orizzontale”, fermo restando l’obiettivo di finanza pubblica attribuito alla medesima Regione.

Il comma 132 ha indicato che, nel caso in cui i Comuni risultanti dalla fusione abbiano istituito dei Municipi, tali Enti possono mantenere Tributi e Tariffe differenziati per ciascuno dei territori degli Enti preesistenti alla fusione non oltre l’ultimo esercizio finanziario del primo mandato amministrativo del nuovo Comune.

Il comma 133 ha concesso un termine di 3 anni dall’istituzione del Comune per adeguarsi alla normativa in merito all’omogeneizzazione degli Ambiti territoriali ottimali di gestione e la razionalizzazione della partecipazione a Consorzi, Aziende e Società pubbliche di gestione, salve diverse disposizioni specifiche di maggior favore.

Il comma 134 ha riconosciuto priorità nell’accesso alle risorse per le ristrutturazioni stanziate dall’art. 18, comma 9, del Dl. n. 69/13, ai progetti presentati da Comuni derivanti da fusioni o da Unioni di Comuni.

Il comma 135 ha apportato modifiche all’art. 16, comma 17, del Dl. n. 138/11, in merito ai componenti degli Organi politici. In luogo delle precedenti 4 fasce demografiche[1], sono state ora individuate soltanto 2 fasce: una che arriva fino a 3.000 abitanti e un’altra che va da 3.001 a 10.000 abitanti.

Per i Comuni fino a 3.000 abitanti l’Ente è composto, oltre che dal Sindaco, da 10 Consiglieri e il numero massimo di Assessori è di 2.

Per i Comuni da 3.001 a 10.000 abitanti l’Ente è composto, oltre che dal Sindaco, da 12 Consiglieri e il numero massimo di Assessori è di 2.

Sono state abrogate le lett. c) e d) del citato art. 16, comma 17.

Il comma 136 ha disposto che i Comuni interessati dalle disposizioni di cui al precedente comma provvedono, prima di applicarle, a rideterminare con propri atti gli oneri connessi alle attività in materia di status degli Amministratori locali, al fine di assicurare l’invarianza della relativa spesa in rapporto alla Legislazione vigente, previa specifica attestazione del Collegio dei Revisori dei conti.

In merito alla parità di sesso, il comma 137 ha disposto che, all’interno delle Giunte, nessun sesso può essere rappresentato in misura inferiore del 40%, con arrotondamento aritmetico.

Per quanto riguarda il numero di mandati elettorali effettuabili da un Sindaco, il comma 138 ha disposto che i limiti previsti dall’art. 51, commi 2 e 3, del Dlgs. n. 267/00, non si applicano ai Comuni con popolazione inferiore ai 3.000 abitanti, fermo restando il limite massimo di 3 mandati.

Il comma 139 ha innalzato il limite minimo di abitanti ai fini dell’incompatibilità prevista dall’art. 13, comma 3, del Dl. n. 138/11, da 5.000 a 15.000 abitanti.

Commi 140 e 141 – Disposizioni a favore di Campione d’Italia

Il comma 140 delega al Governo l’emanazione, entro un anno dalla data di entrata in vigore della Legge n. 56/14 in commento, di un Decreto legislativo contenente le disposizioni concernenti il Comune di Campione d’Italia. Il successivo comma 141 dispone che dal citato Decreto non devono derivare nuovi ed ulteriori oneri alla finanza pubblica.

Commi 142 e 143 – Disposizioni in materia di Province

Il comma 142 ha limitato la disciplina sulle Elezioni amministrative ai soli Consigli comunali, attraverso l’esclusione dall’art. 1, comma 1, della Legge n. 182/91, dei Consigli provinciali.

Il comma 143 ha abrogato l’art. 1, comma 115, della Legge n. 228/12, sempre in materia di organizzazione delle Province.

Commi 144-145 – Termini per l’adeguamento degli ordinamento regionali

Il comma 144 ha concesso un anno dalla data di entrata in vigore della Legge n. 56/14 al fine di adeguare la propria legislazione ai provvedimenti in essa contenuti, mentre il comma 145 ha concesso, alla Regione Siciliana, alla Regione Sardegna e alla Regione Friuli-Venezia Giulia, 12 mesi dalla data di entrata in vigore della stessa Legge n. 56/14 per adeguare ad essa il proprio ordinamento. Le norme contenute dai commi da 104 a 141 (Unione e fusione dei Comuni) si applicano alle Regioni Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige compatibilmente con le norme dei rispettivi Statuti e conseguenti norme di attuazione.

Comma 146 – Patto di stabilità per Province e Città metropolitane

Il comma 146 ha disposto che alle Città metropolitane e alle Province trasformate ai sensi della presente Legge n. 56/14 si applicano, fino alla revisione del Patto di stabilità che tenda conto delle funzioni ad esse attribuite, gli obiettivi di finanza pubblica assegnati alle Province di cui alla legislazione previgente.

Comma 147 – Riorganizzazione delle P.A.

Con il comma 147 i territori delle Province e delle Città metropolitane non sono più riconosciuti quali necessari ambiti ottimali o livelli di articolazione periferica della Amministrazioni. Le Pubbliche Amministrazioni, entro 6 mesi dall’entrata in vigore della Legge “Delrio”, presentano piani di riorganizzazione periferica, evidenziando anche i risparmi attesi nel primo triennio di riorganizzazione. Nel caso in cui le Amministrazioni statali o gli Enti pubblici nazionali non provvedano a redigere il Piano, il Presidente del Consiglio dei Ministri nomina, senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato, un Commissario incaricato di redigere il predetto Piano.

Comma 148 – Albi, Ordini professionali e Cciaa

Il comma 148 precisa che le disposizioni della Legge in commento n. 56/14 non modificano l’articolazione territoriale degli Ordini, degli Albi e delle Cciaa previsti nelle varie Leggi istitutive.

Comma 149 – Agevolazione degli interventi di riforma

Al fine di agevolare gli interventi di riforma contenuti nella Legge n. 56/14, il comma 149  dispone che il Ministero per gli Affari Regionali predisponga, entro 60 giorni dalla data di sua entrata in vigore, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, appositi programmi di attività contenenti modalità operative e altre indicazioni finalizzate ad assicurare, anche attraverso la nomina di Commissari, il rispetto dei termini previsti per gli adempimenti e la verifica dei risultati ottenuti.

 

[1] Nel dettaglio: a) fino a 1.000 abitanti; b) da 1.001 a 3.000 abitanti; c) da 3.001 a 5000 abitanti;  d) da 5.001 a 10.000 abitanti.


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