Provvedimenti di liquidazione di contributi: condanna di un Dirigente comunale per mancanza di controlli

Provvedimenti di liquidazione di contributi: condanna di un Dirigente comunale per mancanza di controlli
Corte dei conti, Sezione Seconda giurisdizionale centrale d’Appello, Sentenza n. 296 del 30 luglio 2021
di Antonio Tirelli


Oggetto:

Condanna di Dirigente di un Comune per non aver esercitato alcun tipo di controllo su provvedimenti di liquidazione di contributi: conferma Sentenza territoriale per la Toscana n. 350/2019.

Fatto:

Nel maggio 2017 questo Comune (45.000 abitanti) informa la Procura contabile “dell’esistenza di un possibile danno erariale, conseguente alla condotta, penalmente rilevante, posta in essere da un proprio dipendente, destinatario della misura della custodia cautelare in carcere su iniziativa della Procura della Repubblica presso il Tribunale, nonché del Provvedimento della sospensione cautelare dal servizio, adottato dal Comune.

Da indagini della Guardia di Finanza “sarebbe emerso che il Sig. R., in qualità di Funzionario dipendente del Comune, assegnato all’Unità operativa ‘Nidi, Progettazione educativa e Diritto allo studio’, si sarebbe appropriato di consistenti somme stanziate dal predetto Comune e dalla Regione Toscana per finanziare le attività connesse all’Educazione infantile (0-3 anni), con particolare riferimento al potenziamento degli Asili nido (mediante strutture private in regime di Convenzione con il Comune) e Progetti sociali a favore di infanti disabili e/o in stato di disagio. Ed invero, il R., sfruttando la sua posizione di unico addetto al particolare Settore del Comune, avrebbe fatto effettuare dei bonifici bancari, dapprima sul c/c bancario dell’Associazione T. e successivamente su quello di una Cooperativa sociale. Tale bonifici sarebbero stati effettuati, ad opera degli Asili nido convenzionati con il Comune e di una Associazione culturale e sociale (convenzionata per altri servizi con il Comune), su esplicita richiesta del Funzionario comunale, il quale, a tal fine, avrebbe sfruttato l’autorità connessa all’Ufficio pubblico rivestito, addotto diversificate motivazioni, nonché prodotto ovvero utilizzato – per rafforzare e giustificare la richiesta – anche documentazione ideologicamente e/o materialmente falsa. La provvista ottenuta mediante i predetti bonifici sarebbe stata prelevata ‘in contanti’ dai conti delle predette Associazione e Cooperativa”,utilizzando soggetti o legali responsabili compiacenti.

Complessivamente, il Funzionario si sarebbe appropriato di circa Euro 400.000 nel quinquennio 2012/2017. La Procura contabile, nel febbraio 2018, conviene in giudizio, sia il Funzionario che si sarebbe appropriato di tale somma, che il Dirigente (Responsabile di Posizione organizzativa autonoma) che aveva firmato tutte le Determine “senza aver operato alcun controllo, neanche a campione o saltuario”. I Giudici territoriali (Sentenza n. 350/2019) prendono atto che il Funzionario non si è costituito in giudizio. Il Dirigente, nella sua memoria difensiva, sostiene“l’impossibilità di avere in qualche modo contezza del disegno criminoso portato avanti, per alcuni anni, dal Sig. R.. Tutto ciò anche a ragione del fatto che, sino al momento dell’effettuazione del primo sopralluogo da parte della Guardia di Finanza, nessuno (Funzionari o Amministratori comunali, responsabili degli Asili nido) avrebbe mai sollevato obiezioni di sorta sull’operato dello stesso. Del resto, all’esito dell’attività istruttoria espletata nel parallelo procedimento penale, sarebbe emersa la totale estraneità della convenuta alle gravi vicende ivi giudicate, non essendo stata formulata a suo carico alcuna ipotesi di reato. Ha, dunque, affermato l’assenza di qualsiasi responsabilità per culpa in vigilando. Ed invero, dall’esame degli atti istruttori emergerebbe che la maggior parte degli episodi criminosi contestati al R., si sarebbe verificata in una fase successiva all’erogazione effettuata dal Comune a favore dei singoli Asili nido, ovvero in una fase in cui non avrebbe potuto esserci alcun controllo da parte della stessa Dirigente”.

In definitiva – aggiunge la difesa del Dirigente – la Procura erariale “avrebbe provveduto ad attribuire automaticamente alla convenuta una ‘culpa in vigilando’, ma senza individuare nello specifico le effettive criticità alla medesima riconducibili. Infine, la Dirigente ha contestato la quantificazione del danno operata dalla Procura erariale sulla base della relazione della Guardia di Finanza, affermando che la somma addebitata (Euro 400.422,00) risulterebbe del tutto indimostrata”. In sede di udienza, l’avvocato difensore del Dirigente, sostiene che “gli illeciti commessi dal R. si sarebbero verificati al di fuori del rapporto di servizio, risultando conseguentemente esclusa la possibilità per la Dirigente di averne contezza. Tutto ciò a maggior ragione in quanto il Sig. R. aveva un’anzianità di servizio di oltre 20 anni ed avrebbero riscosso la fiducia di tutti. Gli stessi Asili nido avrebbero versato le somme richieste, senza nutrire dubbi sulla legittimità delle procedure”.

I Giudici territoriali riducono il danno di Euro 20.000 (infatti, l’importo “non risulta ottenuto per effetto di condotte di peculato ai danni del Comune, ma a seguito di truffa perpetrata ai danni di un’Associazione privata, indotta, con artifizi e raggiri, a versare proprie risorse (e non già comunali, illecitamente fatte transitare sui conti di Cooperative e/o Associazioni compiacenti), a titolo di contributo per spese urgenti per pretese attività sociali”.

Condannano il Funzionario per l’importo di 372.863,25 a titolo di responsabilità principale di carattere doloso, ed il Dirigente per l’importo di Euro 150.000 a titolo di responsabilità sussidiaria per colpa grave, con la seguente motivazione: “risulta infatti che, per un considerevole lasso temporale (dal 2012 al 2017, epoca di svolgimento delle condotte illecite del R., secondo quanto emergente dai capi d’imputazione penale), si sia completamente affidata al R. stesso, firmando, in maniera del tutto acritica, i provvedimenti di impegno/liquidazione delle risorse dal medesimo istruiti e predisposti, senza avvertire mai la necessità di svolgere controlli, nemmeno a campione, sull’attività preliminare ed istruttoria espletata (rectius, che avrebbe dovuto essere espletata) dal medesimo. Sul punto, è appena il caso di rimarcare che colui il quale firma, nell’esercizio precipuo delle competenze relative all’incarico di responsabilità rivestito, determine comportanti l’attribuzione di risorse finanziarie pubbliche in favore di soggetti terzi, si assume, con la predetta sottoscrizione, la (piena) responsabilità dell’atto e dei relativi effetti. Di qui la necessità di un controllo, anche saltuario e a campione, nel caso all’esame per contro del tutto omesso, sull’attività preliminare e propedeutica svolta dal responsabile del procedimento (o comunque sull’operato dello stesso). Tutto ciò a prescindere ed indipendentemente dalla segnalazione di anomalie e/o irregolarità da parte di terzi. Tale conclusione risulta invero confortata (anche) dalla particolare valenza degli interessi coinvolti (nello specifico, quello alla corretta utilizzazione delle risorse finanziarie pubbliche), strumentali all’attuazione di valori di rilievo anche costituzionale (imparzialità e buon andamento della P.A. ex art. 97 Costituzione). Né può ritenersi, in superamento delle argomentazioni difensive sul punto, che tale controllo, nella fattispecie all’esame, non avrebbe potuto essere concretamente esercitato dalla Dirigente, per essersi l’attività illecita del Sig. R. svolta prevalentemente al di fuori del rapporto di servizio (investendo, in particolare, la richiesta di rimborso, supportata da false motivazioni, delle somme erogate, a seguito di un’attività di erogazione che sarebbe risultata di per sé lecita)”.

Solo il Dirigente presenta ricorso, che viene respinto.

Sintesi della Sentenza:

Il Direttore condannato presenta ricorso sostenendo che “l’illecito sarebbe stato perpetrato dal Sig. R. con la complicità di 2 tra le tante Associazioni che agivano in Convenzione con il Comune. Ciò avrebbe messo in evidenza, da un lato, la liceità della maggior parte dei provvedimenti di liquidazione adottati e, dall’altro, l’oggettiva difficoltà di individuare, tra i tanti, quelli non dovuti, rispetto ai bonifici invece supportati da un effettivo debito verso l’Associazione beneficiaria. In considerazione di ciò, il danno ascrivibile sarebbe di gran lunga inferiore rispetto a quello oggetto di condanna. La condotta osservata dalla Dirigente si sarebbe sempre improntata al rispetto delle norme e delle disposizioni di servizio vigenti per il settore di competenza. Pertanto, non sarebbe stato possibile ravvisare la colpa grave nell’attività del Dirigente, tanto più considerando che le azioni delittuose, consumate fuori dall’orario di servizio, sarebbero state opera di un Funzionario stimato per condotta e preparazione tecnica, per cui non vi sarebbe stato alcun fondato motivo per dubitare del suo operato”.

I Giudici affermano che, “per quanto si voglia considerare il rilevante numero di procedimenti di assegnazione e distribuzione dei contributi regionali (i fondi di cui trattasi avevano infatti tale derivazione), in relazione ai tanti Progetti presentati dalle strutture private operanti in Convenzione, e per quanto si voglia ammettere che non fosse prima facie agevole individuare quali, tra le tante proposte di determinazioni istruite dal Sig. R., dovessero considerarsi dannose, rimane tuttavia il fatto che tale inopinato meccanismo di trasferimento dei fondi si è dipanato lungo un rilevante margine temporale, dal 2014 al 2017, durante il quale l’interessata ha sottoscritto ‘in maniera del tutto acritica’ i provvedimenti che le venivano sottoposti”.

Commento:

Un articolo di stampa (settembre 2019) riporta una dichiarazione dell’Assessore al Bilancio della Giunta eletta nel 2016, che afferma di “aver cominciato a studiare il bilancio; ho cominciato a fare domande sui criteri che venivano seguiti. Ogni volta ottenevo una risposta diversa. Mai nulla di concreto. Un giorno l’Assessore incontra la collaboratrice di un Nido ed ecco la svolta. Mi fermò per strada dicendo: come mai voi del Comune sbagliate ogni mese a fare i conti e chiedete i soldi indietro ? Conti sbagliati ? Non c’era traccia nella documentazione ufficiale, nessun movimento registrato”.

È una vicenda che ha avuto anche aspetti politici. Il Funzionario che si è appropriato di tali ingenti somme era molto conosciuto e quindi attendibile quando richiedeva la restituzione di somme ai gestori di Asili nido convenzionati, ma appare poco credibile che nessuno abbia almeno sospettato procedure irrituali.


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