“Recovery Fund”: il Ministro dell’Economia traccia la rotta che il Governo intende seguire per cogliere una occasione epocale per il Paese

Storica, quasi “cronica”, incapacità di effettuare sistematicamente valutazioni ex ante dei Progetti e valutazioni ex post dei loro risultati; cosa che ci ha sempre impedito di sfruttare a pieno le possibilità offerte dall’utilizzo dei fondi comunitari. Un esempio su tutti: l’Italia è riuscita a spendere soltanto 34 dei 73,73 miliardi a sua disposizione derivanti dai “Fondi strutturali e di investimento europei 2014-2020”.

E’ questo uno dei più grandi scogli con i quali il nuovo Esecutivo, guidato da Mario Draghi, dovrà fare i conti nel tentativo di cogliere completamente l’irripetibile occasione rappresentata dal “Recovery Fund”.

Dobbiamo essere consapevoli – ha detto il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Daniele Franco, nel corso dell’Audizione relativa all’esame del Documento XXVII n. 18 (“Proposta di ‘Piano nazionale di ripresa e resilienza’”), svoltasi a Palazzo Madama l’8 marzo 2021- che la predisposizione del ‘Piano’ e la sua realizzazione sono un’opera complessa. Dobbiamo predisporre un Documento dai contenuti ambiziosi da un lato, ma anche credibili e dettagliati, che definisca le specifiche modalità operative di ciascun intervento. Per l’Italia questo implica un cambio di passo nel modo di impiegare le risorse che anche in passato l’Unione Europea ha messo a disposizione attraverso i Fondi strutturali”.

Una possibilità straordinaria quella rappresentata dal “Recovery”, soprattutto se si tiene conto del fatto che l’Italia è reduce da circa 20 anni di crescita inferiore rispetto agli altri Paesi dell’Unione Europea ed è lacerata da profonde spaccature e disparità:

  • territoriali – la tristemente nota e sempiterna “Questione meridionale”;
  • generazionali – la nostra quota di giovani che non studiano e non lavorano è la più elevata dell’Unione Europea;
  • di genere – tasso di occupazione femminile nella fascia 15-64 anni pari al 50% (-18% rispetto a quello degli uomini).

Ma vediamo qui di seguito le più rilevanti informazioni emerse nel corso di questo intervento.

I tempi

Ciascuno Stato deve presentare il proprio “Piano nazionale di ripresa e resilienza” entro il 30 aprile 2021.

La Commissione li valuterà nell’arco delle successive 8 settimane e, acquisita l’approvazione della Commissione, il Consiglio europeo avrà, a sua volta, 4 settimane di tempo per fornire la sua decisione finale.

A conti fatti quindi, entro la fine dell’estate, i giochi dovrebbero essere fatti e sarà erogata la prima tranche delle risorse, un prefinanziamento pari a circa il 13% del valore complessivo del “Piano”.

I numeri

Complessivamente, tra il bilancio a lungo termine e il “Next Generation EU”, l’Unione Europea stanzierà circa Euro 1.800 miliardi per stimolare la ripresa dalla crisi scatenata dalla Pandemia da “Covid-19”.

Il “Next Generation EU” è un Fondo approvato nel luglio 2020 dal Consiglio Europeo al fine di sostenere gli Stati membri. Potremmo definirlo lo “strumento principe” anti-crisi. Di natura temporanea, il “Fondo” coprirà gli anni 2021-2023 e sarà vincolato al bilancio comunitario 2021-2027.

Il 90% dei 750 miliardi del “Fondo” saranno distribuiti attraverso il “Dispositivo europeo per la ripresa e la resilienza” (“Recovery and Resilience Facility”). “Il Dispositivo – ha detto il Ministro – prevede fondi a disposizione del nostro Paese, per gli anni 2021-2026, per circa 196 miliardi a prezzi correnti, 69 dei quali sotto forma di trasferimenti, 127 sotto forma di prestiti. Nella finalizzazione del ‘Piano’ occorrerà considerare i dati finanziari più aggiornati che tengono conto del fatto che il Regolamento europeo emanato a febbraio prende a riferimento, per la determinazione della parte riguardante i prestiti, il Reddito nazionale lordo del 2019. Questo porterà a una stima dell’entità delle risorse dell’ordine di 191,5 miliardi, quindi leggermente inferiore a quella indicata nel Piano a gennaio”.

Resta comunque un ampio margine di incertezza posto, che solo il 70% dei trasferimenti è stato allocato tra i Paesi sulla base di dati già noti, mentre la destinazione del restante 30% sarà definita per certo soltanto nel giugno del 2022, in base all’andamento del Prodotto interno lordo dei Paesi dell’Unione nel biennio 2020-2021.

L’articolazione del “Piano

Una importante conferma arrivata dal Ministro dell’Economia è il fatto che il Governo non intende stravolgere completamente quanto ricevuto in eredità dall’Esecutivo uscente. Restano ferme quindi le 6 “Missioni” del Programma enunciate nel testo del “Pnrr” inviato alle Camere lo scorso 12 gennaio 2021.

Vale a dire:

  1. Innovazione, Digitalizzazione, Competitività e Cultura;
  2. Transizione ecologica;
  3. Infrastrutture per la mobilità sostenibile;
  4. Istruzione e Ricerca;
  5. Inclusione e coesione;
  6. Salute.

Occorre però, anche sulla scorta dei rilievi della Commissione Ue:

  • intervenire in maniera decisa sul piano della governance;
  • dettagliare in maniera più accurata, concreta e precisa, i Progetti;
  • accertarsi che il valore dei Progetti sia coerente con le risorse effettivamente disponibili.

Il Governo – ha detto il titolare del Dicastero di via XX Settembre – si sta impegnando nel rafforzamento del ‘Piano’ per quanto riguarda gli obiettivi strategici e le riforme che li accompagnano. Come indicato dal Presidente Draghi, gli elementi strategici su cui puntare saranno la produzione di energia da fonti rinnovabili, l’abbattimento dell’inquinamento dell’aria e delle acque, la Rete ferroviaria veloce, le Reti di distribuzione dell’energia per i veicoli a propulsione elettrica, la produzione e distribuzione di Idrogeno, la Digitalizzazione, la Banda larga e le Reti di comunicazione. In questi interventi si seguiranno i 3 Assi strategici condivisi a livello europeo: Digitalizzazione e Innovazione, Transizione ecologica, Inclusione sociale”.

La governance

Per evitare che la storia si ripeta e che ci riveliamo incapaci di mettere a frutto le enormi risorse messe sul tavolo dall’Unione, il Governo ha deciso di rafforzare in maniera decisa le strutture tecniche ed operative deputate all’attuazione degli interventi.

Obiettivi?

  1. definire rapidamente il “Fondo”;
  2. assicurarsi che i Progetti di riforma e investimento siano contraddistinti da realizzabilità, accountability e monitorabilità, e che siano effettivamente completati nei tempi previsti;
  3. predisporre un Sistema di monitoraggio e rendicontazione dell’avanzamento dei Progetti contenuti nel “Piano” nella sua fase di esecuzione.

Questa la strada individuata per perseguirli: la governance del “Pnrr” è stata incardinata presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, che si coordina con le Amministrazioni di Settore cui competono le scelte sui singoli Progetti e il compito di indirizzo sulle Proposte di riforme.

Mef visto dunque come Istituzione di riferimento per il coordinamento e per dare supporto ai Ministeri nella stesura dei Progetti; oltre che per assicurare il rispetto dei tempi e delle indicazioni dettate da Bruxelles, con la responsabilità primaria per i Progetti che graverà in capo ai Dicasteri.

In particolare, Daniele Franco ha menzionato:

  • il Ministero per l’Innovazione tecnologica e la Transizione digitale per i Progetti che riguardano la Digitalizzazione;
  • il Ministero della Transizione ecologica per quelli relativi alla Politica energetica e con un impatto sull’Ambiente e il Clima;
  • il Ministero per il Sud e la Coesione territoriale, per assicurare la coerenza complessiva del “Piano” con l’obiettivo di riduzione dei divari territoriali.

Fondamentale poi il ruolo del Ministero per la Pubblica Amministrazione e di quello della Giustizia, posto che sarà proprio nei loro rispettivi ambiti di competenza che si opereranno 2 riforme chiave in ottica “Recovery”.

Daniele Franco ha però evidenziato, a più riprese, che sarà cruciale anche l’interlocuzione diretta con altri attori, in particolare con le Autonomie territoriali. Solo con il coinvolgimento dei territori – ha detto – è possibile selezionare Progetti in grado di soddisfare i bisogni di cittadini e imprese. Ciò è particolarmente vero per i progetti nel campo dell’Istruzione, della Sanità, del Ciclo dei rifiuti

Il modello

Il modello organizzativo in via di definizione individua compiti e responsabilità basati su 2 livelli di governance strettamente interconnessi, di seguito illustrati.

di Veronica Potenza