Responsabilità: affidano un incarico da 130.000 Euro ad un giovane senza esperienza, condannati gli Amministratori di un Ente regionale

Responsabilità: affidano un incarico da 130.000 Euro ad un giovane senza esperienza, condannati gli Amministratori di un Ente regionale

Corte dei conti – Sezione giurisdizionale per l’Emilia Romagna, Sentenza n. 192 del 15 aprile 2011

Oggetto

Condanna del Presidente e del Direttore generale di un Ente regionale per aver affidato una consulenza protratta per 3 anni.

Premessa

In questo Ente regionale nel 2003 fu assegnato ad un professionista esterno l’incarico di “realizzare un progetto per un ottimale funzionamento del sistema di comunicazione dell’Ente capace di incorporare, in un quadro coordinato, tutti i canali informativi utilizzati dall’Azienda”. Tale incarico, della durata di 3 anni, è costata all’Ente oltre 130.000 Euro: l’atto amministrativo del Consiglio di amministrazione ottenne i pareri favorevoli, sia dei Responsabili dei Servizi “Personale e Bilancio”, sia del Direttore dell’Azienda. La Procura contesta l’istruttoria effettuata per il conferimento dell’incarico (che non ha messo in evidenza l’impossibilità di reperire queste professionalità nell’interno dell’Ente) e il modesto curriculum dell’interessato.

La difesa chiede che venga dichiarata la prescrizione del danno.

I Giudici riconoscono la prescrizione e limitano il danno a Euro 48.000. Il Presidente e il Direttore generale vengono condannati a rimborsare il 90% del danno, mentre il restante 10% è a carico degli altri componenti il Consiglio di amministrazione. Il Responsabile del Personale è invece assolto. Successivamente, il Presidente ed il Direttore generale chiedono e ottengono la “definizione agevolata” per cui pagano un danno complessivo di Euro 13.000 e la I Sezione centrale d’appello con Sentenza n. 669/2013 dichiara estinto il giudizio.

La Procura presenta ricorso contro l’assoluzione del Responsabile dell’Ufficio Personale. La I Sezione centrale d’Appello, con Sentenza n. 389/14, accoglie l’appello condannandolo al pagamento di Euro 600, riconoscendogli la colpa di aver effettuato l’istruttoria della pratica in maniera “inusitatamente veloce”.

Sintesi della Sentenza

Nel giugno 2003 il Consiglio di amministrazione delibera di affidare un “incarico di prestazione professionale da rendersi in forma di collaborazione coordinata continuativa, coordinata dal Direttore dell’Azienda, dall’1/07/2003 al 31/06/2006, eventualmente rinnovabile rispetto agli sviluppi del progetto, per concorrere alla realizzazione del progetto specificato in premessa”.

Il Presidente evidenziava la necessità di acquisire una figura professionale esperta in comunicazione per la specifica esigenza dell’Azienda di perfezionare il Settore comunicativo, tenuto conto anche del fatto che “si offriranno on line maggiori servizi”. Il professionista individuato “avrà il compito di elaborare una strategia di comunicazione informativa legata alla complessità aziendale”.

La Procura in particolare evidenzia di aver acquisito una copia dell’intera pratica relativa al conferimento dell’incarico di prestazione professionale in questionee che da tale attività è emerso che l’istruttoria della Delibera comprende(va) esclusivamente il curriculum vitae del soggetto poi assegnatario, consistente in un unico foglio. Nello stesso giorno risultano apposte sulla copertina della Proposta di deliberazione le firme della Responsabile dell’Ufficio “Personale, Sviluppo organizzativo e Affari generali”, della Responsabile della Posizione organizzativa “Contabilità e Bilancio” e del Direttore dell’Azienda.

La Procura osserva altresì che dall’estratto del verbale del Cda, la Proposta di delibera fu portata al n. 47 dell’ordine del giorno della seduta dell’indomani, 12 giugno, tra le “varie ed eventuali”.

Da ciò la Procura deduce una evidente assoluta carenza istruttoria della Delibera.

La Procura osserva inoltre che, in tema di competenze curriculari, contrariamente a quanto indicato nel curriculum e nella Delibera, il candidato – alla data del marzo 1997 – era decaduto dall’iscrizione alla Facoltà di “Scienza della Comunicazione”, pertanto per la Procura è falsa la relativa indicazione curriculare del candidato di essere iscritto alla relativa Facoltà.

La Procura osserva che non risulta in atti che l’Azienda regionale abbia manifestato formalmente con evidenza pubblica l’intenzione di ricercare professionalità esterne.

La difesa ricorda che il soggetto incaricato ha mensilmente ricevuto il compenso stabilito per l’espletamento delle prestazioni oggetto dell’incarico medesimo e che l’interruzione della prescrizione è riconducibile alla notifica dell’invito a dedurre intervenuta in data 18 maggio 2010.

Per la difesa è erronea la conclusione della Procura secondo cui, in rapporto a tali disposizioni, “il Consiglio di amministrazione avrebbe dovuto predisporre all’inizio dell’anno un ‘documento di previsione del fabbisogno di massima di incarichi di prestazioni professionali….con specificazione degli obiettivi, motivazioni, tipologie e quantificazione’ delle ‘risorse umane, materiali ed economiche-finanziarie da destinare alle diverse finalità e la loro ripartizione tra le Direzioni generali’. Come è evidente l’obbligatoria adozione di uno specifico strumento di previsione delle prestazioni professionale cui la regione (e le strutture dalla stessa dipendenti) intenda far ricorso nell’anno è un ulteriore sintomo della necessità che la scelta puntuale si inserisca in un procedimento ‘aggravato’ al fine di meglio far emergere gli effettivi obiettivi attesi dalle prestazioni acquisite dall’esterno, nel contesto del complessivo assetto delle risorse umane di cui l’Ente dispone”.

I Giudici territoriali affermano che l’incarico di consulenza affidato in Delibera appare oggettivamente troppo generico e indefinito (“realizzare un progetto per un ottimale funzionamento del sistema di comunicazione dell’ente capace di incorporare, in un quadro coordinato, tutti i canali informativi utilizzati dall’Azienda”) e attinente a una materia (la comunicazione istituzionale agli utenti) che rientra pienamente nelle finalità istituzionali dell’Ente.

La Sezione osserva altresì che la genericità dell’incarico avrebbe dovuto comportare necessariamente la ricerca di un profilo di elevata esperienza e competenza curriculare, assente nel caso di specie.

Infatti, ad un incarico di consulenza di carattere generico (strategia-programmazione) dovrebbe accedere un soggetto di comprovata esperienza, mentre per incarichi molto specifici – quali quelli dove è facilmente misurabile il risultato rispetto agli obiettivi – può accedere anche un profilo di esperienza limitata al solo oggetto specifico della consulenza.

Nel caso di specie, la Sezione osserva che l’Amministrazione affida un incarico di consulenza che per l’oggettiva genericità ed indeterminatezza non individua alcun obiettivo specifico.

Inoltre, elemento aggravante il quadro, l’Azienda regionale affida al candidato un incarico di consulenza di carattere strategico-programmatorio che rientra nelle finalità dell’Ente e nelle competenze istituzionali della struttura senza che lo stesso candidato, individuato in violazione di procedure selettive e comparative ad evidenza pubblica, possieda alcuna esperienza (né specifica né generica) nel campo oggetto della consulenza come altresì nessuna professionalità (es. abilitazione, iscrizione Albo professionale, registri etc.) specifica.

Infatti, la mera laurea in lingue e la dichiarata iscrizione (poi decaduta) alla Facoltà di Scienza della comunicazione non può essere accettato quale elemento comprovante la competenza professionale specifica per accedere agli incarichi di consulenza, atteso che l’iscrizione al corso di studi è il primo passo per l’acquisizione del titolo di studio (laurea) necessario per l’accesso a percorsi di acquisizione di professionalità specifiche.

La Sezione infine osserva che lo stesso svolgimento dell’istruttoria evidenzia come la difesa degli odierni indagati ha cercato di giustificare a posteriori la legittimità della consulenza con motivazioni oggettivamente deboli (la sussistenza della Laurea in Lingue) e cercando di dimostrare a posteriori comunque la specificità dell’incarico correlandolo con riferimento agli obiettivi ed ai risultati di altri incarichi ad esso oggettivamente non connessi ma genericamente riferibili solo ex post solo con un processo di giustificazione ex post che manca in atti.

Lo stesso vizio – argomentazione ex post – accede alla giustificazione della difesa circa la procedura per il conferimento dell’incarico, laddove in atti non emerge – quindi non rileva oggi nell’attuale sede e per gli effetti quivi derivanti – alcuna documentazione a supporto della dichiarazione del Presidente e del Direttore circa il rifiuto di altro candidato che avrebbe determinato l’urgenza di provvedere all’affidamento dell’incarico ad altro Professionista; né emergono in atti le argomentazioni circa l’analisi delle esperienze pregresse in relazione agli obiettivi dell’incarico del Professionista incaricato.

Nel merito la Sezione, come esposto in considerato, accerta che l’incarico in oggetto è stato conferito in violazione dell’art. 12 Lr. n. 43/01 per l’omissione della procedura ivi descritta (programmazione fabbisogno) e poi per la mancanza (requisito soggettivo) della competenza tecnico-scientifica e della specializzazione del soggetto incaricato.

La Sezione inoltre accerta che l’incarico in oggetto è stato conferito in violazione dell’art. 12, comma 3, punto 3, Lr. n. 43/01 (requisito oggettivo) per l’assenza in atti della previa ricognizione delle competenze e professionalità della struttura rispetto alla (asserita, nel caso di specie) specialità ed eccezionalità dell’incarico professionale quale integrativo delle professionalità interne alla struttura.

La Sezione accerta che la genericità dell’incarico è indice sintomatico dell’assenza dei requisiti oggettivi (specialità ed eccezionalità) di legittimità dell’affidamento.

La Sezione accerta che il comportamento dei membri del Cda e dei Dirigenti amministrativi, nella vicenda, è stato improntato a colpa grave per aver violato sistematicamente elementari doveri specifici loro propri. Più nel dettaglio, il Dirigente del Personale è specificamente Responsabile dell’omissione della verifica del curriculum.

In definitiva, la indeterminatezza e genericità dell’incarico si configura come indice macroscopico di una manifesta illegittimità dell’atto di conferimento dell’incarico, la cui responsabilità amministrativa ricade nel Direttore dell’Azienda per il profilo della legittimità amministrativa dell’atto, e nel Presidente dell’Azienda per l’oggettiva riferibilità dell’incarico ad asserite – ma non dimostrate – esigenze di natura “strategica” dell’incarico riferibili alla Presidenza dell’Azienda, quindi alla persona del Presidente.

Come detto, la I Sezione giurisdizionale d’Appello (Sentenza n. 389/2014), modificando la Sentenza di assoluzione, accoglie parzialmente il ricorso della Procura per l’assoluzione della Responsabile dell’Ufficio “Personale”. La Procura motiva il proprio ricorso ritenendo che “le sue responsabilità nella vicenda siano evidenti, data la negligenza nell’esame del cv del soggetto incaricando, dal quale risultava la carenza di specifiche qualità professionali; la condanna è quindi doverosa. Sulla quantificazione della somma di condanna, conferma la necessità di tenere conto dell’impossibilità di fatto, per l’interessata, di accedere alla definizione agevolata del giudizio d’appello”.

La difesa “esclude l’illegittimità dell’incarico, che fu anzi molto utile per gli studenti, tanto da essere oggetto di un premio; non vi è stato quindi alcun danno. Chiede il rigetto dell’appello principale e l’accoglimento di quello incidentale proposto e, in subordine, un ampio esercizio del potere riduttivo dell’addebito”.

I Giudici affermano la corresponsabilità della Responsabile dell’Ufficio “Personale”.

Commento

Il costo che questa Azienda pubblica regionale ha sostenuto per l’incarico contestato ammonta ad oltre 148.000 Euro (compensi pagati, oneri previdenziali e fiscali e buoni pasto). Il recupero è davvero modesto (circa il 10%). Tutto nasce da un esposto (si presume dell’interno). Mentre l’istruttoria della pratica, sottoposta al Consiglio (ed iscritta nella voce “Varie ed eventuali” dell’Ordine del giorno) è stata velocissima, così non è avvenuto per i controlli. Occorre rilevare che la Regione, a cui compete il controllo dell’attività di questa Azienda, aveva emanato precise disposizioni circa l’affidamento di incarichi. Di fatto questo non era un “incarico professionale” ma una vera e propria assunzione a tempo determinato.

di Antonio Tirelli


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