Responsabilità amministrativa: condanna di un Sindaco per aver costituito una Società “in house” che non è mai stata operativa dal 2010

Responsabilità amministrativa: condanna di un Sindaco per aver costituito una Società “in house” che non è mai stata operativa dal 2010

Corte dei conti, Sezione Terza Giurisdizionale Centrale d’Appello, Sentenza n. 178 del 23 ottobre 2020

Oggetto

Condanna di un Sindaco per aver costituito una Società “in house”, mai operativa ed inattiva dal 2010: conferma, con riduzione, della Sentenza territoriale per le Marche n. 183/18.

Fatto

A seguito di segnalazione alla Sezione di controllo per le Marche, pervenuta nel maggio 2015, la Procura contabile contesta un danno di circa Euro 10.000 al Sindaco di questo Comune (1.300 abitanti) derivante dall’aver costituito, nel 2010, una Società “in house”, inattiva e mai operativa, fino alla sua liquidazione.

La Società, costituita con un capitale di Euro 10.000, doveva svolgere “attività strumentale in materia di energia e servizi pubblici”: non è mai stata operativa e nel quinquennio il Capitale sociale era stato interamente utilizzato per le spese di costituzione, per la pubblicazione di alcuni bilanci e per il compenso al liquidatore. La procura contesta il danno anche al Presidente della Società ed all’unico componente il Consiglio di amministrazione della stessa Società. Il danno è stato quantificato nel “controvalore monetario della perdita di valore della partecipazione sociale detenuta dal Comune”, rappresentato dal saldo del conto corrente della Società al 30 settembre 2010, pari a oltre Euro 4.000, al quale sono state aggiunte una serie di spese della Società coperte con bonifici di fondi da parte del Comune (fattura Enel, anticipata dal Comune prima della costituzione della Società (Euro 1.800), oneri di pubblicazione del bilancio (2010) per Euro 600 e finanziamenti successivi dal Comune per Euro 250, compenso al liquidatore della Società (Euro 3.000). Con Sentenza n. 183/2018 della Sezione territoriale della Corte dei conti sono stati condannati il Sindaco (per il suo ruolo preminente e che aveva proposto i nomi dei 2 Amministratori e titolare del potere/dovere di controllo sulla Società “in house” e sull’operato degli Amministratori, mai esercitato) per metà del danno (Euro 4.866); al Presidente della Società e all’unico componente il Cda, per un quarto del danno ciascuno.

Presentano ricorso, sia il Sindaco che il componente il Consiglio di amministrazione della Società, che viene parzialmente accolto (50%).

Sintesi della Sentenza

Il Sindaco afferma che “la Società non sarebbe stata non operativa dal 2011: vi sarebbero stati numerosi incontri con la Soc.S.I. (in collaborazione con la quale la Società avrebbe dovuto realizzare l’Impianto fotovoltaico giusto Delibera del Consiglio del 2010), finalizzati ad individuare e porre rimedio alle cause sottese al fatto che la gara per l’Impianto fotovoltaico era andata deserta, come anche le successive trattative private, anch’esse non fruttuose, che si erano svolte sulla base del Progetto modificato (con sostituzione dei pannelli ad intercettazione solare con pannelli fissi a manutenzione meno onerosa); inoltre, vi sarebbero stati incontri anche con Comuni limitrofi, seppure non esitati in alcune formali iniziative, nella prospettiva che dopo la Legge regionale n. 27/2012 (che di fatto impediva l’ottenimento del finanziamento del Fotovoltaico su fondi agricoli), la Società assumesse altre iniziative in attività strumentali al Comune, possibili secondo previsione statutaria, associandosi con altri Comuni, conformemente a quanto ha di seguito previsto lo stesso Legislatore (art. 14 del Dl. n. 78/2010)”. La difesa del componente il Cda della Società sottolinea che a suo carico “difetterebbe la colpa grave in quanto estraneo da ogni problematica circa lo scioglimento anticipato della Società che, fino a maggio 2014, ebbe a coinvolgere direttamente i Funzionari dell’Amministrazione comunale (Responsabile di Ragioneria e Segretario comunale), il Sindaco e il Presidente del Consiglio di Amministrazione, in quanto il Sindaco aveva manifestato l’intenzione di utilizzare la Società per altri scopi rientranti nell’ambito dell’oggetto sociale, ed atteso che anche dopo la cessazione del Sindaco sono state necessarie 3 differenti Delibere consiliari per individuare la puntuale causa dello scioglimento della Società. Inoltre, attesa la gratuità del suo incarico, risulterebbe applicabile nei suoi confronti, e a maggior ragione in quanto soggetto ‘non dotato di specifiche capacità professionali e/o di un elevato livello culturale e di studi’, la regola del mandato (comma 1 dell’art. 1710 del Cc.) per la quale la responsabilità per colpa grave è valutata con minore rigore”.

I Giudici di appello premettono che “la conoscenza personale del Sindaco sin dal 2011 delle condizioni di inattività della Società (ammessa dallo stesso appellante, laddove riferisce degli incontri, non documentati quindi personali, avvenuti presso la Prefettura a seguito della riscontrata impossibilità di realizzare l’Impianto fotovoltaico al fine di utilizzare la Società quale Ente per l’esercizio associato di servizi con altri Comuni) non rileva al fine di anticipare a tale momento (come chiede la stessa difesa), il decorso della prescrizione per il danno in domanda; ciò all’esterno della sua personale sfera di conoscenza, che tale è rimasta per sua colpevole omissione; il primo segnale evidente all’esterno della Società della totale inattività sociale deve individuarsi, pertanto, nella mancata approvazione del bilancio consuntivo del 2011 a giugno 2012”. Concludono i Giudici che, “in virtù delle competenze attribuite in materie di ‘controllo analogo’ dallo Statuto sociale al Consiglio e alla Giunta (ai sensi dell’art. 24 dello Statuto sociale), la Società doveva sottoporre annualmente alla Giunta comunale per l’approvazione, il budget preventivo approvato dal Consiglio di amministrazione e i bilanci di esercizio e, al Consiglio comunale, il budget dell’esercizio con allegato Piano operativo entro il 31 marzo di ogni anno e la relazione del Consiglio di amministrazione sui risultati dell’esercizio chiuso), anche questi Organi dovessero avere a conoscenza, secondo l’ordinaria diligenza, dei fatti contabili sin dal 2011”. Infatti, “detto controllo non è stato attuato per mancanza di alcun atto organizzativo, in nessuna delle varie forme che lo Statuto prevedeva fossero istituite e che avrebbero permesso la conoscenza (o conoscibilità) dell’attività sociale da parte degli Organi comunali competenti a svolgerlo”. La conclusione, come detto, è la riduzione del 50% degli addebiti perché è mancata la prova “che i costi di liquidazione …. sarebbero stati superiori a quelli da sostenere ove la Società fosse stata tempestivamente sciolta”.

Commento

Probabilmente prima di costituire la Società strumentale in materia di energia e servizi pubblici, sarebbe stato opportuno valutare se, ad esempio, la realizzazione dell’Impianto fotovoltaico fosse possibile, sia dal lato paesaggistico, sia dal lato produttivo-commerciale. La situazione ha interessato altri Comuni che negli anni 2000 hanno proceduto, con alterne vicende, alla costituzione di Società, i cui risultati non sono stati sempre quelli sperati.

Occorre sottolineare che, anche in questo caso, sono mancati i controlli interni, anche del Consiglio comunale, come sottolineano i Giudici.

di Antonio Tirelli


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