Responsabilità amministrativa: condannato un Consigliere regionale per rimborsi chilometrici illeciti

Responsabilità amministrativa: condannato un Consigliere regionale per rimborsi chilometrici illeciti

Corte dei conti, Sezione Terza giurisdizionale centrale d’Appello, Sentenza n. 3 del 5 gennaio 2021

Oggetto: 

Condanna di un Consigliere regionale per l’illecito ottenimento di rimborsi chilometrici a seguito di fittizio trasferimento della propria residenza: conferma Sentenza della Sezione territoriale dell’Emilia-Romagna n. 54/2018.

Fatto: 

Nel 2006, pochi giorni dopo la morte di un Consigliere regionale al quale sarebbe di lì a poco subentrato, per ordine di lista, all’Assemblea, questi avrebbe trasferito la propria residenza da Bologna ad un Comune dell’Appennino, distante oltre 75 chilometri dal Capoluogo. Subentrato quale Consigliere avrebbe, fino alla fine della Legislatura (2011), richiesto il rimborso delle spese di trasporto dalla nuova residenza al Capoluogo per svolgere la propria attività politica.

La Procura penale si attiva e nel 2014 il Tribunale condanna l’interessato per truffa aggravata e continuata alla pena di anni 2 di reclusione ed Euro 1.000 di multa. Infatti, è provato che il trasferimento di residenza da un luogo familiare e consueto (dove vive con moglie e figlio) ad un luogo lontano dagli affetti famigliari, giustificato unicamente da un interesse di natura politica (Collegio elettorale) non appare verosimile. La Regione nel novembre 2014 aveva richiesto all’ex Consigliere il rimborso delle spese di viaggio liquidate (periodo 2006/2011) per un importo di oltre Euro 87.000. La Procura contabile cita in giudizio l’ex Consigliere per un danno di oltre Euro 95.000, avendo aggiunto al danno contabile anche Euro 7.600 per “il danno corrispondente alla distorsione della attività amministrativa a seguito del comportamento fraudolento del A.C. che avrebbe inciso sulla legalità, economicità, efficienza ed efficacia dell’azione amministrativa, alla luce dell’art. 97 della Costituzione”.

I Giudici territoriali (Sentenza n. 54/2018) affermano che “la ricostruzione dei fatti di causa evidenzia la volontà del convenuto, e pertanto il dolo, di percepire indebitamente i rimborso spese come conseguenza automatica della residenza in una località posta ad almeno 75 chilometri dalla sede del Consiglio regionale, somme alle quali, se non interessato, avrebbe potuto rinunciare”.In ordine alla quantificazione del danno, il Collegio ritiene corretto il conteggio operato nell’atto di citazione per gli importi corrisposti, mentre “per quanto riguarda la diversa voce di danno corrispondente alla contestazione di ulteriori Euro 7.600 per un presunto effetto distorsivo da illecita condotta con riflesso sulla correttezza e legalità dell’azione amministrativa, ritiene che la Procura attrice non abbia raggiunto l’effettiva prova di tale ulteriore danno, che risulta solamente affermato e non corroborato da una positiva dimostrazione di effettivo dispendio economico conseguente alla condotta, sia pure illecita tenuta dal Consigliere nelle circostanze a lui contestate”.

La difesa dell’interessato sostiene la prescrizione.

La Procura attrice ritiene invece “che sia maturata la prescrizione dell’azione erariale stante la condotta tenuta dell’interessato che integra gli estremi dell’occultamento doloso del danno; pertanto, il dies a quo del termine prescrizionale deve identificarsi nella data del rinvio a giudizio nel processo penale, come da giurisprudenza pacifica della Corte dei conti”.

L’ex Consigliere regionale presenta ricorso, che viene respinto. 

Sintesi della Sentenza: 

La difesa sostiene “che la Sentenza aveva erroneamente individuato come giorno di esordio della prescrizione la data del rinvio a giudizio in sede penale, il 4 aprile 2012, sulla base della connotazione dolosa della condotta e dell’occultamento doloso del comportamento contestato ad A.V.. Ha affermato che non si era verificata alcuna situazione di occultamento, che la residenza risultava dai Registri anagrafici ed era indicata nei rendiconti consiliari e che, pertanto, in caso di sussistenza dell’illecito il quinquennio di prescrizione avrebbe dovuto retroagire dal 13 novembre 2014, data della messa in mora ad opera della Regione Emilia-Romagna”. Inoltre, il Giudice di primo grado “non si sarebbe pronunciato sulla circostanza che la contestazione della Procura contabile era coincidente con quella formulata in sede penale, peraltro non definitiva in quanto oggetto di appello. Ha rilevato che in sede contabile non sarebbe stato compiuto alcun ulteriore accertamento, che il Giudice di primo grado aveva rinviato unicamente alla Sentenza penale ed agli atti del relativo procedimento e che, pertanto, il medesimo fatto sarebbe stato contestato due volte, da organi diversi, con ingiustificata duplicazione delle conseguenze sanzionatorie. Ha soggiunto che la circostanza risultava anche dalla Sentenza di primo grado laddove era stato sottolineato che l’eventuale duplicazione dei titoli sarebbe stata affrontata e risolta in sede esecutiva”.

I Giudici contabili concludono affermando che “la Sentenza di primo grado è meritevole di conferma perché la Sezione giurisdizionale dell’Emilia Romagna ha ricostruito, anche con l’ausilio della Sentenza resa nel procedimento penale, il comportamento illecito del quale si era reso responsabile A.V., dimostrando che il trasferimento della residenza da Bologna a Castelluccio di Porretta Terme era stato fittizio e finalizzato, unicamente, all’ottenimento dei rimborsi delle spese di trasposto previsti per i Consiglieri residenti in un Comune diverso da quello della sede del Consiglio regionale. Inoltre, contrariamente a quanto affermato dall’appellante, l’illecito risulta ulteriormente provato e dimostrato dalla circostanza che il Consiglio regionale, con la Delibera n. 54 del 2 maggio 2012, è stato costretto a precisare che ai fini del rimborso doveva considerarsi rilevante non la sola residenza formale ma anche il luogo di dimora effettivo. Infatti, anche in relazione al comportamento strumentale adottato da A.V., ha ribadito che la previsione dell’art. 6, comma 1, lett. b), della Legge regionale n. 42/1995, era finalizzata ad agevolare i Consiglieri regionali effettivamente residenti e domiciliati al di fuori del Comune sede del Consiglio regionale. In altri termini, ha confermato, ulteriormente, che lo scopo della disposizione era quello di favorire la partecipazione all’attività amministrativa dei soggetti non residenti nel Comune sede del Consiglio e non certo quello di favorire comportamenti strumentali finalizzati ad avere un indebito vantaggio economico”.

Commento:

Da alcuni anni risultano Sentenze della Corte dei conti relative alle spese che i Consiglieri delle varie Regioni italiane effettuano, con l’indicazione, per molte di esse, “di rappresentanza”. In questo caso è stato invece sollevato il dolo per l’avvenuto trasferimento di residenza dalla città, in cui ha sede la Regione, ad un piccolo Comune (comune di nascita dell’ex Consigliere e residenza di genitori e parenti) posto nell’Appennino a 75 chilometri: ciò ha permesso al Consigliere di riscuotere il rimborso di spese di trasporto, con auto propria, che non sarebbe stato dovuto.

Non è chiaro come ha avuto inizio l’indagine della Procura penale, a cui segue la richiesta del rimborso da parte della Regione, ed infine la richiesta della Procura contabile.

Sono sicuramente mancati molti controlli interni.

di Antonio Tirelli


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