Revoca della procedura di gara: il caso del “Servizio riscossione tributi” dopo la “Legge di bilancio 2020”

Revoca della procedura di gara: il caso  del “Servizio riscossione tributi” dopo la “Legge di bilancio 2020”

Nella Sentenza n. 1700 del 1° marzo 2021 del Consiglio di Stato, un Comune indiceva una procedura di gara per l’affidamento del servizio di “Supporto alla riscossione ordinaria dell’Imu, della Tari e della Tasi, di ricerca dell’evasione erariale, di verifica e riscossione coattiva Imu, Tia, Tares, Tari, Tasi e del Servizio di accertamento e riscossione volontaria delle entrate minori (affissioni, pubblicità, Tosap)” per la durata di 5 anni e un valore di Euro 1.700.340,00 oltre Iva. Prima dell’adozione del Provvedimento di aggiudicazione, il 1°gennaio 2020 entrava in vigore la Legge n. 160/2019 che, al comma 738, stabiliva l’abolizione dell’Imposta unica comunale di cui all’art. 1, comma 639, della Legge n. 147/2013 e fissava, ai commi 739 e seguenti una diversa disciplina dell’Imu.

I Giudici affermano che, in seguito all’intervenuta modifica della disciplina di talune Imposte comunali ad opera della “Legge di bilancio 2020”, il Comune non è tenuto a revocare l’intera procedura di gara. Il provvedimento di revoca è sempre esito di una scelta ampiamente discrezionale dell’Amministrazione, anche nel caso di ius superveniens che comporti una modifica del quadro normativo esistente al momento di adozione del provvedimento amministrativo. Benché l’art. 21-quinquies della Legge n. 241/1990, preveda quale condizione legittimante il riesame del Provvedimento il solo caso di “mutamento della situazione di fatto”, peraltro che sia “non prevedibile al momento dell’adozione del Provvedimento”, non può dubitarsi che una sopravvenienza normativa possa essere giusta ragione di sua revoca, sempre a condizione che, in conseguenza del nuovo assetto normativo, non sia più possibile conservare gli effetti del Provvedimento ovvero non sia più conveniente o opportuna la decisione assunta.

Nella specie, è legittima la scelta del Comune di non disporre la revoca dell’intera procedura di gara, anche in seguito alle intervenute modifiche normative aventi ad oggetto le imposte comunali. In primo luogo, la revoca non era imposta dalle disposizioni contenute nella citata Legge di bilancio, che prendono in considerazione situazioni diverse. Il comma 781, dell’art. 1, della Legge n. 160/2019, ha riguardo al caso di contratto d’appalto avente ad oggetto il Servizio di gestione dell’Imu e della Tasi all’entrata in vigore della nuova normativa e prevede un’estensione dell’oggetto dei contratti in essere anche alle nuove Imposte. Il comma 789, correlativamente, prevede che i contratti che siano già stati stipulati alla data del 1° gennaio 2020 aventi ad oggetto l’accertamento e la riscossione dei tributi e delle entrate comunali siano adeguati alle nuove disposizioni. È chiara la ragione per la quale il Legislatore abbia avvertito la necessità di prevedere espressamente l’estensione oggettiva dei contratti di appalto dei Comuni con adeguamento alle nuove disposizioni normative. In sostanza, è stata introdotta un’eccezionale ipotesi di affidamento diretto all’operatore economico aggiudicatario di “servizi analoghi” a quelli già affidati, giustificata dai Principi di economicità, efficacia ed efficienza dell’azione amministrativa. Invece, nulla ha disposto il Legislatore relativamente ai contratti ancora da stipulare e per i quali erano in corso le procedure di gara. Dunque, per tali situazioni valgono i Principi generali, è ragionevole e logica la revoca dell’intera procedura di gara se si ritenga che le modifiche normative intervenute rendano non più possibile l’attuazione del programma negoziale come emergente dagli atti di gara con il solo adeguamento delle clausole contrattuali (e senza lo stravolgimento delle originarie prescrizioni del bando), pena, altrimenti, una inammissibile cesura nella cura dell’interesse pubblico.

Peraltro, i Giudici chiariscono che, nel caso di specie, la procedura di gara era diretta a selezionare l’operatore economico cui affidare il “Servizio di accertamento, verifica e riscossione” delle imposte comunali e “di tutte le entrate accertabili”, mediante criteri di valutazione delle offerte che, in quanto riferiti all’organizzazione dell’impresa e alle modalità proposte di gestione del Servizio, non erano in alcun modo influenzati dalla disciplina delle imposte oggetto di accertamento e riscossione. In via conclusiva, l’oggetto del contratto di appalto era la gestione dell’attività di accertamento e riscossione delle Imposte comunali e delle altre entrate, tale essendo la prestazione cui si impegnava l’aggiudicatario, e, come tale, esso non può dirsi in qualche modo modificato dalla sopravvenuta modifica della disciplina in materia. Le singole Imposte erano invece l’oggetto della prestazione; la sopravvenienza normativa imponeva solamente una loro diversa enunciazione nelle clausole del contratto stipulando.

Infine, i Giudici sottolineano che, nel caso di gara svolta in modalità telematica, non sussiste l’obbligo di apertura in seduta pubblica delle buste contenenti tanto la documentazione amministrativa che le offerte, tecniche ed economiche, atteso che con il caricamento della documentazione su Piattaforma informatica messa a disposizione dei concorrenti è possibile tracciare in maniera incontrovertibile tutti i flussi​​​​​​​Siffatta modalità di espletamento della procedura di gara è ritenuta dai Giudici idonea a garantire la trasparenza, anche in assenza di seduta pubblica, anche per l’apertura delle offerte tecniche (e di quelle offerte economiche), per la maggiore sicurezza quanto alla conservazione dell’integrità degli atti che offre.


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