Rifiuti: qualità di “detentore” non può essere riconosciuta de iure in capo al proprietario dell’area

Rifiuti: qualità di “detentore” non può essere riconosciuta de iure in capo al proprietario dell’area

​​​​​​​Nella Sentenza n. 45 del 25 gennaio 2021 del Tar Bologna, i Giudici chiariscono che la qualità di “detentore” di rifiuti ai sensi dell’art. 183, comma 1, lett h), del Dlgs. n. 152/2006 non può essere riconosciuta de iure in capo al proprietario in seguito alla mera riacquisizione della disponibilità dell’area avvenuta a seguito del dissequestro penale, in mancanza di una personale responsabilità attiva od omissiva in occasione dell’attività di deposito o abbandono di rifiuti da parte del conduttore. Al contrario si finirebbe per ammettere nuovamente una responsabilità oggettiva da posizione del proprietario dell’area che è invece vietata, come visto espressamente dall’art. 192, comma 3, del “Codice dell’Ambiente” ed invero da tempo esclusa dalla stessa giurisprudenza comunitaria.

I Giudici sottolineano che la condanna del proprietario del suolo agli adempimenti di cui all’art. 192, comma 3, del Dlgs. n. 152/2006, per abbandono di rifiuti necessita di un serio accertamento della relativa responsabilità da effettuarsi in contraddittorio, ancorché fondato su presunzioni e nei limiti della esigibilità qualora la condotta sia imputata a colpa, pena la configurazione di una responsabilità da posizione in chiaro contrasto con l’indicazione legislativa. La responsabilità solidale del proprietario può essere imputabile a colpa omissiva, consistente nell’omissione delle cautele e degli accorgimenti che l’ordinaria diligenza suggerisce ai fini di un’efficace custodia e protezione dell’area, e segnatamente per impedire che su di essa possano essere depositati rifiuti. Infine, i Giudici aggiungono che la condotta violativa di cui all’art. 192, comma 3, del Dlgs. n. 152/2006, su cui si innesta la responsabilità del proprietario, deve essere quella principale e attiva (abbandono o deposito incontrollato degli specifici rifiuti), non un’ulteriore condotta, cronologicamente successiva, e del tutto slegata, in termini di volontarietà o colpa, rispetto a quella precedente, venendo in definitiva a mancare lo stesso nesso di causalità non solo in senso penalistico con l’illecito ambientale commesso dal conduttore.


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