Rimborso delle spese legali al dipendente pubblico assolto

Corte di Cassazione, Sentenza n. 31137 del 5 dicembre 2024

Nel caso in esame, un dipendente assolto dalla Corte dei conti ha presentato ricorso al Giudice ordinario per ottenere dall’Amministrazione di appartenenza il rimborso delle spese legali sostenute per la propria difesa. Il Giudice di primo grado aveva accolto la richiesta, ma la decisione è stata ribaltata in appello. Secondo il Giudice di secondo grado, infatti, solo la Sentenza conclusiva del giudizio contabile può determinare l’ammontare delle spese legali, escludendo così ogni successiva liquidazione da parte dell’Amministrazione.

Il dipendente ha impugnato la Sentenza d’appello sostenendo che tale interpretazione fosse errata e in contrasto con le seguenti disposizioni:

· art. 3, comma 2-bis, del Dl. n. 543/1996, che obbliga l’amministrazione a rimborsare le spese legali sostenute dai dipendenti sottoposti a giudizio contabile in caso di proscioglimento definitivo;

· art. 18 del Dl. n. 67/1997, che ribadisce l’obbligo di rimborso, subordinandolo alla congruità delle spese valutata dall’Avvocatura dello Stato;

· art. 10-bis, comma 10, del Dl n. 203/2005, che chiarisce che il Giudice contabile, in caso di proscioglimento nel merito, deve liquidare le spese legali, previa verifica della loro congruità da parte dell’Avvocatura.

Il ricorrente ha contestato l’interpretazione che esclude la possibilità di ottenere il rimborso in via extragiudiziale, ossia al di fuori della statuizione del giudizio contabile. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, affermando che la liquidazione extragiudiziale è ammissibile e che il dipendente può adire il Giudice ordinario nel caso di un rifiuto da parte dell’Amministrazione. I Giudici di legittimità hanno superato l’orientamento precedente espresso nella Sentenza n. 19195/2013, precisando che l’art. 10-bis, comma 10, non limita in via esclusiva al giudizio contabile la definizione delle spese legali.

Le ragioni sono le seguenti:

1. le norme citate non indicano espressamente un’unica sede giudiziale per l’attuazione del diritto al rimborso e non escludono una liquidazione extragiudiziale;

2.        riservare la competenza esclusiva al giudizio contabile contrasta con il principio costituzionale secondo cui la tutela dei diritti soggettivi spetta al giudice ordinario. La Corte dei conti, invece, ha giurisdizione solo in materia di contabilità pubblica, ambito che non comprende il rimborso delle spese legali.

Peraltro, la Suprema Corte ha chiarito che l’art. 10-bis, comma 10, prevede l’obbligo per il Giudice contabile, in caso di proscioglimento, di emettere una condanna nei confronti dell’Amministrazione per il pagamento delle spese legali. Tale previsione è stata introdotta per risolvere le incertezze legate alla natura del giudizio contabile e all’eventuale coinvolgimento dell’Amministrazione di appartenenza. Le Sezioni Unite hanno ribadito la validità del sistema del doppio binario, secondo cui:

·      il Giudice contabile deve statuire sulla liquidazione delle spese legali in caso di proscioglimento, con l’obiettivo di semplificare e ridurre i contenziosi;

·      resta legittima la possibilità per il dipendente di ottenere il rimborso in via extragiudiziale e, in caso di rifiuto, di adire il Giudice ordinario.

Questo sistema tutela sia il controllo della spesa pubblica, grazie al parere di congruità dell’Avvocatura dello Stato, sia il diritto del dipendente al rimborso delle spese legali. Inoltre, garantisce un equilibrio tra la necessità di evitare abusi e il diritto alla difesa dei dipendenti assolti.

In conclusione, la Suprema Corte ha chiarito che, pur spettando al Giudice contabile determinare l’importo del rimborso, la liquidazione può avvenire anche al di fuori del giudizio contabile.

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