Riscossione: l’individuazione del Concessionario competente segue la residenza del contribuente

Riscossione: l’individuazione del Concessionario competente segue la residenza del contribuente

Nella Sentenza n. 8049 del 29 marzo 2017 della Corte di Cassazione, i Giudici di legittimità si esprimono sulle regole della competenza territoriale per l’individuazione del Concessionario della riscossione. La Suprema Corte specifica che la riscossione dei Tributi è stata oggetto di riforma ad opera del Dl. n. 203/05, convertito nella Legge n. 248/05, entrata in vigore il 3 ottobre 2005. Prima delle modifiche apportate dal Dl. n. 203/05, il “Servizio nazionale di riscossione” era stato affidato ad un Concessionario mediante procedura ad evidenza pubblica.

Successivamente, a decorrere dal 1°ottobre 2006, l’art. 3 del Dl. n. 203/05 ha disposto l’eliminazione del previgente Sistema di riscossione, attribuendo l’attività all’Agenzia delle Entrate che lo esercita tramite apposite Società. La riforma non ha determinato la modifica della competenza territoriale degli Uffici distrettuali. Ogni atto impositivo deve essere emesso dall’Organo territorialmente competente.

La competenza territoriale dell’Ufficio finanziario è individuata dall’art. 31 del Dpr. n. 600/73, con riferimento al domicilio fiscale del contribuente. La disposizione prevede che la competenza spetti all’Ufficio distrettuale nella cui circoscrizione si trova il domicilio fiscale del soggetto obbligato alla dichiarazione alla data in cui questa è stata o doveva essere presentata. Ai sensi dell’art. 12 del Dpr. n. 602/73 (come modificato dall’art. 1 della Legge n. 311/04), l’Ufficio accertatore “forma ruoli distinti per ciascuno degli ambiti territoriali in cui i Concessionari operano”, così come l’art. 24 del Dpr. n. 602/73 dispone che “l’Ufficio consegna il ruolo al Concessionario dell’ambito territoriale cui esso si riferisce”.

Pertanto, se l’atto è stato emesso da un soggetto carente di competenza territoriale, il Provvedimento è illegittimo.


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