L’Agenzia delle Entrate, con la Risposta all’Istanza di Interpello n. 266 del 17 maggio 2022, ha fornito chiarimenti in ordine all’applicazione della ritenuta su compensi corrisposti a relatori esteri nell’ambito di convegni.
Ai sensi dell’art. 3, comma 1, del Dpr. n. 917/1986 (Tuir), la base imponibile dell’Irpef per i soggetti non residenti è costituita “esclusivamente i redditi prodotti nel territorio dello Stato”. Per quanto di interesse, ai fini dell’applicazione dell’Imposta nei confronti dei non residenti si considerano prodotti nel territorio dello Stato ai sensi dell’art. 23, comma 1, lett. d), del Tuir, “i redditi di lavoro autonomo derivanti da attività esercitate nel territorio dello Stato” e della lett. f), “i redditi diversi derivanti da attività svolte nel territorio dello Stato”, nonché, ai sensi del comma 2, lett. c), indipendentemente dalla condizione che derivino da attività siano esercitate nel territorio dello Stato “i compensi per l’utilizzazione di opere dell’ingegno, di brevetti industriali e di marchi d’impresa nonché di processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico”. Ai fini dell’applicazione della ritenuta da parte dei sostituti d’imposta che corrispondono tali compensi, l’art. 25, comma 1, del Dpr. n. 600/1973, prevede che “i soggetti indicati nel comma 1 dell’art. 23, che corrispondono a soggetti residenti nel territorio dello Stato compensi comunque denominati (…) anche per prestazioni di lavoro autonomo, ancorché non esercitate abitualmente ovvero (…) devono operare all’atto del pagamento una ritenuta del 20% a titolo di acconto di imposta (…) con l’obbligo di rivalsa”.
Il successivo comma 2 dispone che “se i compensi e le altre somme di cui al comma precedente sono corrisposte a soggetti non residenti, il sostituto d’imposta che eroga gli stessi deve operare una ritenuta a titolo d’imposta nella misura del 30%, anche per le prestazioni effettuate nell’esercizio di impresa. Ne sono esclusi i compensi per prestazioni di lavoro autonomo effettuate all’estero (…)”.
Dunque, il compenso per una prestazione di lavoro autonomo effettuata da un soggetto non residente deve essere assoggettata con l’applicazione di una ritenuta a titolo d’imposta pari al 30% applicata dal sostituto d’imposta solo se svolta sul territorio dello Stato.
Nel caso di specie, l’Istante riferisce di erogare compensi a soggetti non residenti esteri per prestazioni relative a Convegni a cui gli stessi partecipano “in video conferenza restando fisicamente sul loro territorio di residenza o in un altro territorio terzo”, relazionando in alcuni casi anche con l’ausilio di slide a supporto.
A seguito della richiesta di documentazione integrativa, sono stati forniti alcuni esempi di contratti stipulati dall’Istante con soggetti non residenti nel territorio dello Stato. L’analisi dei suddetti contratti ha evidenziato che l’obbligo per tutti i relatori che intervengono nei convegni è quello di collaborare con l’Istante allo sviluppo di contributi scientifici di alto livello nelle giornate in cui essi si svolgono e, di preparare contestualmente del materiale didattico che rispecchi i messaggi educativi chiave contenuti negli obiettivi di apprendimento per cui lo stesso è stato indetto. In particolare, i relatori sono chiamati a esporre il loro materiale (studi, casi clinici, articoli, ecc.) attraverso interventi di video lettura in cui commentano quanto elaborato oppure esponendo la propria relazione. A fronte del loro intervento, gli stessi percepiscono un compenso onnicomprensivo accreditato direttamente sul loro conto corrente come testimoniato da alcuni esempi di fatture prodotte; inoltre, può succedere come prospettato che per gli eventi organizzati in Italia in sede fissa sia previsto l’intervento in presenza sul territorio italiano del relatore e la proiezione delle proprie slide (già acquistate in precedenza dall’Istante). In appendice ad ogni contratto, è previsto espressamente che i relatori sottoscrivano un Modulo in cui dichiarano di cedere i loro elaborati/slide all’Istante e che la stessa possa farne uso attraverso i social media e le piattaforme social in maniera separata o con altri lavori.
Il dubbio interpretativo prospettato dall’Istante riguarda la possibilità che il materiale prodotto dal relatore possa assumere rilevanza in Italia ai sensi dell’art. 23, comma 2, lett. c), del Tuir.
Al riguardo, l’Agenzia ha ricordato che nel Commentario OCSE, con riferimento al concetto di informazioni a carattere scientifico (know how), viene chiarito che rientrano tutte quelle informazioni che non necessariamente devono essere oggetto di categoria intellettuale protetta (quindi, teoricamente anche le informazioni rese dai medici all’Istante).
Tuttavia nel medesimo commentario è chiarito che le informazioni cedute devono essere suscettibili di uno “sfruttamento economico” da parte di chi li utilizza. A fronte dello sfruttamento delle informazioni, l’utilizzatore deve dunque poterne ricavare un beneficio, a fronte del quale corrisponde una royalty.
Nel caso di specie, secondo quanto rappresentato, i relatori non diffondono un know-how nel senso sopra esposto, quanto piuttosto forniscono una prestazione professionale di tipo divulgativo a carattere scientifico che costituisce un’attività di lavoro autonomo (anche occasionale) prestata da soggetti non residenti.
Ciò posto, l’Agenzia ha concluso che la ritenuta sui compensi/corrispettivi erogati ai relatori non residenti, sia titolari che non di Partita Iva, debba essere applicata solo nei casi in cui gli stessi svolgano la loro attività sul territorio italiano.




