Servizi pubblici: via libera all’assunzione a tempo indeterminato del personale utilizzato dal precedente gestore

Servizi pubblici: via libera all’assunzione a tempo indeterminato del personale utilizzato dal precedente gestore

Nella Sentenza n. 2986 del 1° dicembre 2014 del Tar Puglia una Società, attuale gestore (in regime di proroga dal luglio 2010) del “Servizio di pulizia” di alcuni plessi di una Azienda sanitaria locale, ha chiesto l’annullamento della Deliberazione del Direttore generale dell’Asl con cui è stato disposto l’affidamento “in house“ ad una Srl per il periodo di 6 anni, a decorrere dal 1° ottobre 2014, salvo rinnovo alla scadenza, del “Servizio di pulizia e sanificazione” di tutte le strutture della Asl. L’illegittimità di tale scelta gestionale è invocata dalla ricorrente in ragione del divieto di costituzione di Società strumentali “in house“ introdotto dall’art. 4 del Dl. n. 95/12, convertito con modifiche in Legge n. 135/12; dell’assunto secondo cui la Società“in house“non potrebbe procedere all’assunzione a tempo indeterminato del personale utilizzato dal precedente gestore; del difetto di motivazione e della mancata contestuale approvazione del disciplinare di servizio. Il Collegio non ignora quanto disposto dall’art. 4, comma 7, del Dl. n. 95/12, convertito con modificazioni dalla Legge n. 135/12, che enuncia il principio dell’evidenza pubblica, norma tuttavia derogata dal successivo comma 8, secondo cui, “a decorrere dal 1° gennaio 2014, l’affidamento diretto può avvenire solo a favore di Società a capitale interamente pubblico, nel rispetto dei requisiti richiesti dalla normativa e dalla giurisprudenza comunitaria per la gestione in house”. La possibilità per l’Asl di ricorrere al modello “in house”per la gestione del “Servizio di pulizia e sanificazione” degli ambienti ospedalieri non può dirsi neanche venuta meno per effetto della Sentenza della Corte Costituzionale n. 229/13 che ha reso inapplicabile alle Regioni a statuto ordinario l’art. 4, commi 8 e seguenti, del Dl. n. 95/12. Detta norma doveva infatti ritenersi pleonastica, limitandosi a recepire la giurisprudenza della Corte di Giustizia in tema di generale operatività del cosiddetto “in house“ nel campo degli appalti e dei servizi pubblici. L’immediata applicabilità erga omnes delle Sentenze della Corte di giustizia, con riguardo all’affermazione dei principi e all’interpretazione, rende pleonastica la norma contenuta nel citato art. 4, comma 8, poiché quanto dalla stessa disposto sarebbe stato egualmente desumibile, pure in sua assenza, dai principi comunitari in materia. Inoltre, i Giudici affermano la legittimità della Delibera della Asl di affidare “in house”il Servizio (strumentale) di pulizia e sanificazione degli ambienti ospedalieri, nella parte in cui prevede l’assunzione a tempo indeterminato del personale utilizzato dai precedenti gestori del servizio, in quanto non contrasta con la Pronuncia della Corte Costituzionale n. 68/11, nonché con le varie disposizioni, susseguitesi nel tempo, che hanno esteso alle Società“in house“ gli stessi divieti, in materia di assunzione del personale, vigenti per le Amministrazioni che le controllano. Infatti, nelle premesse della Delibera l’Azienda sanitaria richiama la Sentenza della Corte Costituzionale n. 68/11 e nella parte motiva specifica che l’assunzione a tempo indeterminato non riguarderà in modo automatico e generalizzato tutti i lavoratori transitati, compresi quelli assunti con contratto a termine, ma solo quelli già occupati sine die dal precedente gestore. Dunque, la delibera seppur in modo non sempre chiaro si limita a conservare lo status quo ante e non valica i limiti della clausola sociale (non crea nuovi diritti, ma conserva solo quelli esistenti). Pertanto, non vi è violazione dei principi del pubblico concorso e del buon andamento, ma mero rispetto delle garanzie dei diritti dei lavoratori previste dalla legge e dai contratti collettivi per le ipotesi di subentro nell’appalto e di trasferimento d’azienda. L’istituto dell’in house, più che un’eccezione al diritto comunitario degli appalti e delle concessioni, è a sua volta espressione di un principio generale riconosciuto, sia dal diritto dell’Unione che dall’ordinamento nazionale: trattasi, segnatamente, del principio di auto-organizzazione amministrativa o di autonomia istituzionale, in forza del quale gli Enti pubblici possono organizzarsi nel modo ritenuto più opportuno per offrire i loro servizi o per reperire le prestazioni necessarie alle loro finalità istituzionali. Come precisato dalla giurisprudenza l’affidamento diretto, “in house”,lungi dal configurarsi come un’ipotesi eccezionale e residuale di gestione dei servizi pubblici locali costituisce invece una delle (3) normali forme organizzative delle stesse, con la conseguenza che la decisione di un Ente in ordine alla concreta gestione dei servizi pubblici locali, ivi compresa quella di avvalersi dell’affidamento diretto, “in house“ (sempre che ne ricorrano tutti i requisiti), costituisce frutto di una scelta ampiamente discrezionale, che deve essere adeguatamente motivata circa le ragioni di fatto e di convenienza che la giustificano e che, come tale, sfugge al sindacato di legittimità del Giudice amministrativo, salvo che non sia manifestamente inficiata da illogicità, irragionevolezza, irrazionalità ed arbitrarietà ovvero non sia fondata su di un altrettanto macroscopico travisamento dei fatti. I suesposti principi, benché riferiti alla materia dei servizi pubblici locali, ben possono essere estesi al caso di specie, concernente la scelta di un’Azienda sanitaria di autoprodurre i servizi di pulizia e sanificazione delle proprie strutture, considerato che il modello “in houseproviding“ nasce a livello comunitario proprio come alternativa all’appalto di servizi. Pertanto, i Giudici affermano che, chiarito che l’opzione tra “in houseproviding” e “outsourcing“ si risolve in una scelta discrezionale fra modelli organizzativi alternativi, che ogni Pubblica Amministrazione è chiamata ad operare entro margini di autonomia pienamente riconosciuti dall’ordinamento comunitario, nel caso di specie, la motivazione addotta dall’Asl a fondamento della propria scelta gestionale (maggiore convenienza economica della gestione in house rispetto all’acquisizione del servizio sul mercato) non appare manifestamente illogica, irrazionale e arbitraria, né fondata su di un altrettanto macroscopico travisamento dei fatti.


Tags assigned to this article:
personaleservizi pubblici

Related Articles

Tessera sanitaria: gli obblighi per una Ipab che gestisce una residenza per anziani di comunicare i dati per le dichiarazioni precompilate

L’Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione n. 7/E del 16 gennaio 2018, ha fornito chiarimenti in ordine all’obbligo, per una

“Legge di bilancio 2018”: testo in via di approvazione al Senato

Dopo l’approvazione della Manovra per l’anno 2018 da parte della Commissione Bilancio del Senato, il testo approda all’esame dell’Aula. Con

Trasferimenti erariali: ripartiti tra le Province i contributi per finanziare i “Piani di sicurezza per la manutenzione di strade e scuole”

Con Decreto 4 marzo 2019, pubblicato sul sito della Direzione centrale della Finanza locale, il Ministero dell’Interno, di concerto con