“Servizio idrico integrato” e modello “in house”: Anac richiama i Comuni ad un controllo effettivo e non formale

Necessario rafforzare gli strumenti statutari del “controllo analogo congiunto” nelle gestioni “in house” regionali del “Servizio idrico integrato”. È questo, in sintesi, il contenuto del Parere consultivo n. 32 del 30 luglio 2025 dell’Anac

Necessario rafforzare gli strumenti statutari del “controllo analogo congiunto” nelle gestioni “in house” regionali del “Servizio idrico integrato”. È questo, in sintesi, il contenuto del Parere consultivo n. 32 del 30 luglio 2025 dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac), rivolto a una grande Regione del Levante, in relazione alla Società affidataria della gestione dell’Acquedotto regionale.
Il nodo: partecipazione “pulviscolare” e controllo debole
L’Autorità ha evidenziato come la frammentazione della partecipazione azionaria tra oltre 250 Comuni – pur ammissibile – non sia controbilanciata da strumenti idonei a garantire un controllo incisivo, in linea con i requisiti richiesti dal diritto europeo e nazionale sul modello “in house providing”.
Il richiamo di Anac si fonda sull’esigenza che gli Enti soci – soprattutto i Comuni – abbiano effettiva possibilità di incidere sulle decisioni strategiche della Società, sulla nomina degli Amministratori, e sulla gestione del “Servizio idrico integrato”.
Le criticità riscontrate da Anac:

  1. Nomina degli Organi sociali: troppo debole il ruolo dei Comuni nella designazione del Consiglio di amministrazione, che risulta squilibrato a favore della Regione.
  2. Composizione e funzionamento del Comitato di Coordinamento e Controllo:
    ○ Rappresentatività limitata: solo 6 membri per 257 Comuni; Anac suggerisce di rafforzare la presenza di Comuni con maggiore popolazione e modificare il criterio decisionale da maggioranza semplice a maggioranza capitata.
    ○ Durata del Comitato: l’attuale previsione statutaria (3 anni + 2 rinnovi) risulta più sfavorevole rispetto a quanto stabilito dalla Legge regionale n. 14/2024, che regola la governance delle “in house”.
    ○ Debolezza delle funzioni: i poteri di indirizzo e controllo risultano non adeguati a garantire il controllo analogo, come definito dalla giurisprudenza e dalla normativa UE.
    La richiesta di Anac: revisione dello Statuto
    Alla luce delle novità introdotte dal Dl. n. 153/2024 e dalla Legge regionale n. 14/2024, l’Autorità suggerisce modifiche sostanziali allo Statuto societario, volte a:
    ● rafforzare il ruolo operativo del Comitato di controllo;
    ● ampliare i poteri degli Enti Locali;
    ● chiarire le modalità di partecipazione alle decisioni strategiche;
    ● garantire una governance conforme al modello “in house”, dove l’Ente pubblico deve esercitare un controllo analogo a quello esercitato su propri servizi.
    Conclusioni: il controllo deve essere concreto, non precario
    Il Parere Anac conferma l’indirizzo ormai consolidato secondo cui la formula “in house providing” non può essere una finzione formale, ma richiede meccanismi di controllo reale e documentabile da parte degli Enti affidanti. In particolare, nel Settore idrico – oggi al centro di importanti Investimenti pubblici e Riforme regolatorie – il rispetto del Principio di “controllo analogo” è condizione necessaria per la legittimità dell’affidamento diretto.