Servizio “Tesoreria” comprendente l’amministrazione di titoli e valori: il compenso è soggetto al regime di esenzione Iva?

Servizio “Tesoreria” comprendente l’amministrazione di titoli e valori: il compenso è soggetto al regime di esenzione Iva?

Il testo del quesito:

Il Tesoriere del Comune sostiene che, laddove il Servizio di ‘Tesoreria’ comprenda quello di amministrazione titoli e valori, il compenso sia da assoggettare al regime di imponibilità Iva e che l’Amministrazione possa evitare l’applicazione dell’Iva solo modificando il testo della convenzione (con Delibera consiliare) e prevedendo esplicitamente la gratuità per il servizio di amministrazione titoli e valori. E’ corretto ?

Precisiamo, in proposito, che il servizio di gestione titoli e valori è accessorio”.

 

La risposta dei ns. esperti:

Premesso che sarebbe necessario sempre poter visionare il contratto ed in particolare le prestazioni richieste, per analizzare l’effettiva “accessorietà” o meno del Servizio di amministrazione titoli e valori rispetto agli altri Servizi di “Tesoreria”, secondo la disciplina fiscale, possiamo osservare quanto segue:

  1. laddove tale Servizio sia da considerare accessorio ai sensi dell’art. 12 del Dpr. n. 633/1972 (sul concetto di “accessorietà” vedasi anche la Risoluzione Agenzia delle Entrate n. 216/E del 2002), a ns. avviso sconta anch’esso il regime di esenzione Iva ex 10, n. 1), Dpr. n. 633/1972, visti i contenuti di tale norma e le caratteristiche della prestazione principale di Tesoreria. Sul punto, citiamo anche la Risoluzione Agenzia delle Entrate n. 283/E del 2009, che a sua volta richiama altri Documenti di prassi emanati precedentemente, nonché una Sentenza della Corte di Giustizia Ue del 1997, in base alla quale l’esenzione da Iva ai sensi della suddetta norma presuppone che “…. il prestatore risponde della corretta ‘esecuzione’ dei Servizi finanziari, mentre non si applica se la responsabilità è limitata agli aspetti tecnici, concernendo, in definitiva, soltanto il corretto ‘funzionamento’ del servizio ...”. Dunque, laddove si sostenga l’esenzione da Iva della prestazione principale, tutte le prestazioni ad essa accessorie scontano lo stesso regime Iva. In particolare, la prestazione accessoria di una operazione esente Iva è anch’essa esente Iva (vedasi Cassazione, Sezione Tributaria, Sentenza n. 24029 del 16 novembre 2011). Al riguardo, è utile richiamare anche la Sentenza Ue C-463/16 del 18 gennaio 2018, in base alla quale, quando si ha una prestazione di servizio principale ed altre accessorie alla stessa, nell’ambito dello stesso contratto:
  • la prestazione complessiva deve essere considerata unica, pur constando di elementi distinti (tra cui, nel caso di specie, il Servizio di amministrazione titoli e valori);
  • tenuto conto di ciò, ai fini fiscali si applica il regime Iva previsto per l’elemento principale che, salvo come detto verificare il contratto, dovrebbe essere nel caso di specie l’ordinario Servizio di “Tesoreria”, soggetto al regime di esenzione Iva ai sensi del citato art. 10, n. 1, Dpr. n. 633/1972, e non il Servizio di amministrazione titoli e valori, ad esso accessorio.

In conclusione, se la stessa Banca sostiene che il Servizio di amministrazione titoli e valori sia da considerarsi “accessorio” al Servizio principale di “Tesoreria”, nel senso sopra citato, riteniamo corretto applicare il regime di esenzione Iva all’intera prestazione, per le motivazioni sopra espresse;

  1. b) laddove invece tale Servizio non sia da considerare accessorio nel senso sopra citato, dovrà scontare l’aliquota Iva propria, ma occorrerebbe che la Banca stessa motivasse il perché della non accessorietà, visto che a prima vista sembra sostenerla (a ns. avviso correttamente, stante il fatto che è svolto dal medesimo soggetto e che integra e completa il Servizio principale, vedasi anche Risoluzione Agenzia delle Entrate n. 230/E del 2002). In caso di non accessorietà, l’aliquota Iva da applicare al Servizio di amministrazione titoli e valori potrebbe essere quella ordinaria del 22%, a meno che non si rientri nelle casistiche di esenzione cui all’art. 10, nn. 4) e 9), del Dpr. n. 633/1972 (vedasi in tal caso anche la Risoluzione Entrate n. 38/E del 2018), ipotesi quest’ultima che non sembra tuttavia essere considerata dalla Banca, salvo anche in tal caso visionare attentamente il contratto.

di Francesco Vegni


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