Sostituto d’imposta: nessuna ritenuta al Legale “non distrattario” della parte vittoriosa se la sua prestazione professionale risulta già pagata

L’Agenzia delle Entrate, con la Risposta all’Istanza di Interpello n. 286 del 20 maggio 2022, ha fornito chiarimenti in ordine all’applicazione delle ritenute Irpef sulle somme corrisposte al Legale non distrattario munito di delega all’incasso, fornendo ulteriori precisazioni rispetto a quanto già chiarito con la Risoluzione n. 35/E del 2019.

L’art. 54, comma 1, del Dpr. n. 917/1986 (Tuir), prevede che “il reddito derivante dall’esercizio di arti e professioni è costituito dalla differenza tra l’ammontare dei compensi in denaro o in natura percepiti nel periodo di imposta, anche sotto forma di partecipazione agli utili, e quello delle spese sostenute nel periodo stesso nell’esercizio dell’arte o della professione (…)”. Dalla formulazione della norma emerge che la determinazione del reddito di lavoro autonomo avviene sulla base del Principio di cassa, in forza del quale, fatte salve espresse eccezioni contenute nello stesso art. 54, la tassazione dei compensi deve essere effettuata nel periodo d’imposta in cui gli stessi sono effettivamente percepiti e la deduzione delle spese in quello in cui le medesime sono state effettivamente sostenute.

L’art. 25, comma 1, primo periodo, del Dpr. n. 600/1973, stabilisce che i sostituti d’imposta sui “compensi comunque denominati, (…) per prestazioni di lavoro autonomo, ancorché non esercitate abitualmente ovvero siano rese a terzi o nell’interesse di terzi o per l’assunzione di obblighi di fare, non fare o permettere devono operare all’atto del pagamento una ritenuta del 20% a titolo di acconto dell’Irpef dovuta dai percipienti, con l’obbligo di rivalsa”. Con diversi Documenti di prassi è stato evidenziato che tale ultima disposizione, prevedendo espressamente che la ritenuta va operata anche quando il compenso è corrisposto per prestazioni di lavoro autonomo rese a terzi o nell’interesse di terzi, ha inteso ampliare l’area di applicazione della ritenuta stessa fino a comprendervi anche le remunerazioni di compensi per prestazioni professionali rese, al di fuori del sinallagma commissione-prestazione, a favore di un committente non esecutore del pagamento e che, pertanto, lo status di sostituto d’imposta è attribuito a chiunque corrisponda compensi per prestazioni professionali, anche se l’adempimento del pagamento è disposto in modo coattivo in base a Sentenza di condanna (Circolare 15 dicembre 1973, n. 1, parte 8; Circolare 6 dicembre 1994, n. 203; Risoluzione 19 settembre 2006, n. 106).

Ciò posto, con la più recente citata Risoluzione n. 35/E del 2019 è stato precisato che sulle somme liquidate in sentenza alla controparte vittoriosa, a titolo di spese di giudizio, e corrisposte direttamente al legale di quest’ultima, munito di un mandato all’incasso, la parte soccombente è esonerata dall’effettuazione della suddetta ritenuta nella sola ipotesi in cui le somme erogate al difensore della parte vittoriosa non costituiscano per quest’ultimo reddito di lavoro autonomo, vale a dire qualora questi produca copia della fattura emessa, nei confronti del proprio cliente, per la prestazione professionale resa.

In altri termini, l’esibizione della copia della fattura emessa dal difensore “non distrattario” nei confronti del cliente, fa presumere, che quanto dovrà essere erogato dalla parte soccombente ha l’effetto di “ristorare” la parte vittoriosa dell’onere per le spese legali a suo carico inerenti la prestazione professionale del proprio difensore. Al riguardo, l’Agenzia ha rilevato che, l’art. 64, comma 1, del Dpr. n. 600/1973, dispone che “chi in forza di disposizioni di legge è obbligato al pagamento di Imposte in luogo di altri, per fatti o situazioni a questi riferibili ed anche a titolo di acconto, deve esercitare la rivalsa se non è diversamente stabilito in modo espresso”.

Pertanto, qualora le somme erogate possano costituire reddito di lavoro autonomo per il difensore, tenuto conto della propria responsabilità per l’eventuale violazione dell’obbligo di esecuzione della ritenuta alla fonte, la parte soccombente è legittimata a richiedere al legale “non distrattario”, ai fini della non applicazione della ritenuta, oltre alla delega all’incasso rilasciata dal proprio cliente e la fattura emessa nei confronti dello stesso, ogni altra documentazione che ritenga opportuno in base alle proprie procedure, come ad esempio la prova dell’avvenuto pagamento del compenso professionale. L’Agenzia ha dunque ritenuto corretta la soluzione proposta dal soggetto istante, parte soccombente in un giudizio, secondo la quale non deve essere applicata la ritenuta d’acconto di cui all’art. 25, del Dpr. n. 600/1973, nella sola ipotesi in cui il legale “non distrattario”, oltre a produrre la delega all’incasso rilasciata dal proprio cliente e la fattura emessa nei confronti dello stesso, dia anche prova dell’avvenuto pagamento del compenso professionale. L’Istante è dell’avviso infatti che solo nell’ipotesi in cui la parte vittoriosa abbia già provveduto al pagamento del compenso professionale, quanto liquidato dalla parte soccombente al legale “non distrattario” non costituisca reddito professionale per lo stesso, ma vada a ristorare la parte vittoriosa delle spese legali sostenute. In tale scenario, di fatto, il Legale della parte vittoriosa funge semplicemente da Agente per la riscossione di quanto dovuto dalla controparte soccombente (eventualmente, sostituto d’imposta) a favore del proprio cliente, destinatario delle spese rifuse (in quanto dallo stesso sostenute).