Tarsu: esenzione se le superfici degli edifici destinati al culto non producono rifiuti

Tarsu: esenzione se le superfici degli edifici destinati al culto non producono rifiuti

Nella Sentenza n. 8087 del 23 aprile 2020 della Corte di Cassazione, viene impugnato un avviso di accertamento con cui un Comune aveva preteso il versamento della Tarsu relativo ad un fabbricato adibito a monastero. I Giudici di legittimità chiariscono che le norme regolamentari che escludono gli edifici di culto dal calcolo delle superfici per la determinazione della Tarsu, lo fanno sempre perché ritenuti “incapaci di produrre rifiuti, per loro natura e caratteristiche e per il particolare uso cui sono adibiti, non in quanto la destinazione al culto, in assenza di specifica previsione normativa, possa di per sé giustificare l’esenzione dalla tassa. La Suprema Corte aggiunge anche che, nella specie, risultano già scomputate, ai fini della quantificazione del tributo, le superfici del monastero effettivamente adibite ad attività di culto (come le cappelle e le sagrestie), restando assoggettate all’imposizione quelle destinate alle quotidiane esigenze e alle ordinarie incombenze delle religiose ospitate in regime di clausura (alloggi, guardaroba, cucine, refettorio, dispense, lavanderia, stireria, parlatorio, laboratorio, uffici ed altri servizi). Né è stata allegata – e neppure dimostrata – dal contribuente alcuna condizione oggettiva di esclusione dal conferimento di rifiuti solidi urbani per i locali non destinati a culto i quali, ancorché siti nel complesso immobiliare del monastero, producono rifiuti come qualsiasi altro edificio. In conclusione, quindi, anche se l’esclusione, degli immobili destinati solamente all’esercizio del culto, è prevista dal Regolamento comunale, le superfici di questi edifici possono essere esentate dalla Tarsu solo se risultano non produttive di rifiuti e non perché destinate al culto.


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