Tassa di soggiorno: omesso versamento e funzione di Agente contabile

Tassa di soggiorno: omesso versamento e funzione di Agente contabile

Nella Sentenza n. 19925 del 9 maggio 2019 della Corte di Cassazione, i Giudici di legittimità chiariscono che l’albergatore non può fare appello allo stato di bisogno per motivare il fatto di non aver riversato al Comune la Tassa di soggiorno incassata. La Suprema Corte precisa che “il reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali sia integrato dalla consapevole scelta di omettere i versamenti dovuti, ravvisabile anche qualora il datore di lavoro, in presenza di una situazione di difficoltà economica, abbia deciso di dare preferenza al pagamento degli emolumenti ai dipendenti ed alla manutenzione dei mezzi destinati allo svolgimento dell’attività di impresa, e di pretermettere il versamento delle ritenute all’Erario, essendo suo onere quello di ripartire le risorse esistenti all’atto della corresponsione delle retribuzioni in modo da adempiere al proprio obbligo contributivo, anche se ciò comporta l’impossibilità di pagare i compensi nel loro intero ammontare”. Inoltre, i Giudici di legittimità hanno ritenuto sussistente la qualità di “Incaricato di pubblico servizio” del gestore di struttura ricettiva residenziale che, anche in assenza di un preventivo specifico incarico da parte della Pubblica Amministrazione, procede alla riscossione dell’Imposta di soggiorno per conto dell’Ente comunale, trattandosi di Agente contabile e non di un sostituto d’imposta, il quale svolge un’attività ausiliaria nei confronti dell’Ente impositore ed oggettivamente strumentale all’esecuzione dell’obbligazione tributaria intercorrente esclusivamente tra il Comune ed il soggetto che alloggia nella struttura ricettiva.

Il denaro – specifica la Suprema Corte – entra nella disponibilità della Pubblica Amministrazione nel momento stesso dell’incasso dell’Imposta di soggiorno, cosicchè ogni imputazione delle somme riscosse dai contribuenti alla copertura di voci di altra natura, esulanti dal fine pubblico per il quale sono state versate e ricevute, integra la condotta appropriativa di cui all’art. 314 del Cp.. Infine, i Giudici sottolineano che tra il gestore della struttura ricettiva ed il Comune s’instaura un rapporto di servizio pubblico con compiti eminentemente contabili, che implicano il maneggio di denaro pubblico. Per cui, ogni controversia intercorrente con l’Ente impositore, avente ad oggetto la verifica dei rapporti di dare e avere, e il risultato finale di tali rapporti, dà luogo ad un giudizio di conto, sul quale sussiste pertanto la giurisdizione della Corte dei conti. Nella struttura dell’Imposta di soggiorno, il rapporto tributario intercorre esclusivamente tra il Comune (soggetto attivo) e colui che alloggia nella struttura ricettiva (soggetto passivo), mentre il gestore di quest’ultima ha il solo obbligo di incassare l’Imposta per versarla al Comune e, pertanto, assume la funzione di Agente contabile del Comune, essendo così tenuto alla resa del conto giudiziale.


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