Tosap: il trattamento impositivo delle griglie del marciapiede comunale

Tosap: il trattamento impositivo delle griglie del marciapiede comunale

Nell’Ordinanza n. 9639 del 13 aprile 2021 della Corte di Cassazione, in tema di Tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche, il presupposto impositivo va individuato nell’occupazione che comporti un’effettiva sottrazione della superficie all’uso pubblico. E tale presupposto si deve assumere (almeno potenzialmente) realizzato nell’ipotesi di griglie di areazione sul marciapiede comunale, venendo limitato l’uso collettivo della parte di suolo pubblico sul quale insorgono le stesse griglie, con conseguente sottrazione della superficie all’uso pubblico a vantaggio di un’utilizzazione particolare del suolo stesso da parte del Condominio. 

Conclusione diversa va però raggiunta nel caso in cui le griglie siano state costruite su area privata contestualmente alla costruzione dell’edificio. 

Il presupposto impositivo della Tosap, in tale ipotesi, stante la limitata estensione e portata della costituita servitù di pubblico passaggio e la preesistente natura privata della proprietà dell’area, non sussiste.

Il caso

Nel caso di specie, un Istituto di credito proponeva ricorso per Cassazione avverso la Sentenza con cui la Commissione tributaria regionale aveva accolto l’appello del Comune, in relazione ad un avviso di accertamento Tosap per l’annualità 2011, con il quale era stato richiesto il pagamento dell’Imposta in relazione alle grate di aerazione realizzate sui marciapiedi posti intorno al fabbricato di proprietà della Banca.

La ricorrente, per quanto di interesse, denunciava in particolare che la Ctr aveva erroneamente posto a fondamento della decisione, in forza del Principio di non contestazione, la circostanza che le griglie di aerazione, poste al vertice dello scannafosso perimetrale all’immobile di proprietà della banca, insistevano su suolo pubblico, nonostante che ciò fosse stato contestato dalla ricorrente sin dal primo grado di giudizio.

La contribuente denunciava poi omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, laddove il Giudice di appello aveva omesso di esaminare il fatto che la realizzazione dello scannafosso perimetrale e delle relative griglie di aerazione rientrava nel Progetto edificatorio dell’immobile in questione, oggetto di concessione edilizia, e che pertanto tali strutture erano state realizzate contestualmente all’edificazione dell’immobile sulla proprietà privata della ricorrente.

Infine, la ricorrente deduceva anche la violazione del Regolamento per le occupazioni di spazi ed aree pubbliche e per l’applicazione della relativa Tassa del Comune, lamentando che la Ctr aveva ritenuto sussistente il presupposto per l’applicazione della Tosap in quanto le griglie di aerazione avrebbero integrato un utilizzo “particolare e qualificato” del suolo pubblico, indipendentemente dal fatto che il posizionamento di tali grate avesse in effetti comportato o meno una sottrazione di suolo pubblico all’utilizzo della collettività.

I presupposti di debenza della Tosap

La Corte di Cassazione, nell’esaminare preliminarmente tale ultimo motivo di impugnazione, lo ritiene infondato. Affermano infatti i Giudici di legittimità che, come già affermato dalla stessa Corte in tema di Tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche, il presupposto impositivo va individuato, ai sensi degli artt. 38 e 39 del Dlgs. n. 507/1993, nell’occupazione che comporti un’effettiva sottrazione della superficie all’uso pubblico. E tale presupposto si doveva assumere (almeno potenzialmente) realizzato nell’ipotesi in esame, atteso che con l’apposizione delle griglie in questione, così come per ogni oggetto collocato su suolo pubblico, viene in qualche modo limitato l’uso collettivo della parte di suolo pubblico sul quale insorgono le dette griglie, con conseguente sottrazione della superficie all’uso pubblico a vantaggio di un’utilizzazione particolare del suolo stesso da parte del Condominio.

Né – rileva la Corte – può neppure ritenersi che l’apposizione di dette griglie costituisca “occupazione irreversibile”, atteso che le stesse, pur incidendo sull’utilizzo del suolo pubblico, non ne modificano la natura e non ne compromettono la destinazione, in quanto, a seguito di loro eventuale rimozione, non essenziali e non connaturate al diritto di superficie ipogeo (ben potendo i locali scantinati di proprietà della ricorrente essere areati attraverso sistemi diversi), verrebbe a cessare il godimento individuale, con ripristino dell’uso collettivo.

L’appuramento della natura privata o pubblica dell’area

Le altre censure, invece, secondo la Corte, erano fondate.

Rilevano in tal caso i Giudici che un’esclusiva proprietà condominiale, o comunque privata, può sicuramente ipotizzarsi, ai sensi dell’art. 1117 del Cc., per il cavedio a copertura del quale sia posta la grata di aerazione, ma non per quest’ultima, trattandosi di parte integrante del marciapiede, bene appartenente al Comune in quanto pertinenza della pubblica strada. Il Comune quindi conserva la proprietà della grata, in quanto parte integrante del marciapiede.

Nel caso in esame, la circostanza dell’apposizione della grata su marciapiede comunale era riconosciuta dalla stessa ricorrente, la quale però nel corso dell’intero giudizio aveva insistito circa l’originaria natura privata dell’area su cui insistevano le griglie ed intercapedini, deducendo che esse sarebbero state costruite su area privata contestualmente alla costruzione dell’edificio, in virtù di concessione edilizia, determinandosi così l’esclusione di un presupposto fondante la debenza della Tosap.

Tanto premesso, la Cassazione rileva come la Ctr avesse in effetti del tutto omesso di esaminare la circostanza, dedotta dall’appellata, relativa alla realizzazione delle griglie di aerazione contestualmente alla costruzione dell’edificio di sua proprietà, in conformità alla relativa licenza edilizia rilasciata dal Comune; non essendo quindi stato correttamente verificato se fosse effettivamente sorta una servitù di pubblico passaggio e quindi un uso pubblico del marciapiede, senza le griglie, apposte solo successivamente dalla ricorrente, fatto questo decisivo e non irrilevante, come invece erroneamente ritenuto dalla Ctr.

Se infatti – conclude la Corte – le grate o intercapedini esistevano già quando la ricorrente aveva messo volontariamente (seppur non intenzionalmente), con carattere di continuità, il proprio bene (area perimetrale dell’edificio) a disposizione della collettività, assoggettandola al relativo uso pubblico di passaggio, il Comune avrebbe “ricevuto” il bene, assoggettato all’uso pubblico, così come era, essendo la tolleranza della ricorrente del pubblico passaggio ancorata a tali limiti, senza alcuna rinuncia all’originaria facoltà del proprietario di godere di aerazione ed illuminazione per i propri locali sottostanti, nulla togliendo, oltretutto, le grate e le intercapedini all’uso pubblico, essendosi la servitù costituita, per l’appunto, con le grate, già presenti.

Secondo la Cassazione, il presupposto impositivo della Tosap, in tale ipotesi, dunque non sussisteva, stante la limitata estensione e portata della costituita servitù di pubblico passaggioe la preesistente natura privata della proprietà dell’area in contestazione.


Related Articles

Fabbisogno Settore statale: nei primi 11 mesi del 2015 si attesta intorno ai 62,4 miliardi di Euro

Nei primi 11 mesi dell’anno, il dato relativo al fabbisogno del Settore statale è stato pari a 62.440 milioni di

Finanza locale: sono 401 i Comuni italiani che hanno dichiarato il dissesto o avviato procedure di riequilibrio

Sono 401 i Comuni italiani che, tra dicembre 2015 e maggio 2017, hanno dichiarato il dissesto finanziario ex art. 246

Non ci sono commenti per questo articolo

Scrivi un commento
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Only registered users can comment.