Webuild: Ebitda in crescita del 14% e ricavi ai livelli record del 2025 in 1*sem, opa da 295 mln su Trevi

(Adnkronos) – Webuild archivia il primo semestre 2026 con ricavi che raggiungono 6.650 milioni di euro e risultano in linea con il corrispondente periodo dell’esercizio precedente (6.643 milioni di euro). L’Ebitda si attesta a 673 milioni, in aumento di 81 milioni (pari al 13,6%) rispetto al primo semestre 2025, con Ebitda margin in netto miglioramento al 10,1% (8,9% nel primo semestre 2025). L’Ebit adjusted del primo semestre 2026 raggiunge 464 milioni di euro (Ebit margin del 7,0%), con un forte incremento rispetto al primo semestre 2025 pari a 60 milioni (pari al 15,0%). “I risultati conseguiti nel primo semestre 2026 segnano un avvio d’anno molto positivo per il Gruppo, con performance operative solide che confermano l’efficacia delle soluzioni contrattuali e operative adottate per il contenimento dei rischi e l’ottimizzazione dei costi, nonché la qualità del portafoglio ordini” si legge in una nota del gruppo Webuild.  

Il mantenimento dei volumi produttivi sui livelli particolarmente elevati registrati nel 2025, nonostante un contesto macroeconomico e geopolitico caratterizzato da persistenti fattori di incertezza, conferma la resilienza del modello operativo e la capacità di esecuzione delle commesse in corso. La produzione del primo semestre 2026 è trainata dai principali progetti in Italia (tra cui AV/AC ferroviaria Milano-Genova, Verona-Padova, Salerno-Reggio Calabria, Napoli-Bari e al Nuovo itinerario Palermo-Catania-Messina) e in Australia (Snowy Hydro 2.0, Sstom Sydney Metro, North East Link Project e Perth New Woman & Babies Hospital). Anche per il primo semestre 2026, oltre il 90% dei ricavi proviene da mercati a basso profilo di rischio, a ulteriore conferma della strategia di de-risking e del rafforzamento della leadership del Gruppo nei paesi core. La gestione finanziaria netta evidenzia oneri netti per circa 148 milioni di euro.  

Webuild ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto volontaria totalitaria sulle azioni ordinarie di Trevi-finanziaria industriale. Webuild riconoscerà un corrispettivo interamente in contanti di euro 4,50 per ciascuna azione di Trevi portata in adesione all’offerta, corrispondente a una valorizzazione complessiva di Trevi pari a circa 295 milioni di euro, superiore a quella sottesa all’offerta Icop. Il corrispettivo, infatti, incorpora un premio pari al +29,8% rispetto al prezzo di Trevi rilevato alla chiusura del 26 giugno scorso (ultimo giorno di Borsa aperta anteriore alla data di annuncio al mercato dell’offerta Icop) pari a euro 3,467. La valorizzazione attribuita all’emittente da parte dell’offerente incorpora un premio del 14,4% rispetto alla valorizzazione dell’emittente sottesa all’offerta Icop (considerato il prezzo ufficiale di chiusura delle azioni Icop al 28 luglio scorso, giorno di Borsa aperta anteriore alla data odierna, pari a euro 29,588). 

Il successo dell’offerta, si legge nel documento, “consentirà al Gruppo Webuild di valorizzare Trevi come soggetto specializzato capace di accrescere la propria presenza sul mercato nei settori della progettazione e realizzazione di fondazioni speciali e nell’ingegneria del sottosuolo, che rivestono un ruolo critico per i grandi progetti infrastrutturali, core business di Webuild; garantire un maggiore controllo dell’esecuzione, in termini di processo, qualità e rischi di consegna, sul portafoglio ordini del Gruppo, pari a circa 54 miliardi di euro”. Inoltre, permetterà di “rafforzare il posizionamento competitivo nelle gare per i grandi progetti complessi e ad alto contenuto geotecnico, differenziandosi attraverso una soluzione integrata end-to-end, più efficiente e competitiva anche in termini di pricing” e di “generare rilevanti sinergie industriali e commerciali, articolate su più direttrici, sia di ricavo sia di costo”. Per Trevi, l’ingresso nel Gruppo Webuild aprirebbe un nuovo percorso di crescita per la società, per le sue persone e per il suo know-how. Trevi manterrebbe la propria identità italiana, con il centro direzionale saldamente radicato in Italia, e conserverebbe il patrimonio di competenze tecniche, progettuali e manageriali al servizio sia dei progetti del Gruppo, sia del mercato terzo. 

La valorizzazione di Trevi all’interno del gruppo Webuild permetterà inoltre, “di generare rilevanti sinergie industriali e commerciali, articolate su più direttrici, sia di ricavo sia di costo”. Sul fronte dei ricavi, l’operazione consente a Webuild di internalizzare fasi di lavoro ad alto valore aggiunto oggi affidate a terzi e di rafforzare il proprio posizionamento competitivo; per Trevi, si traduce nell’accesso diretto al backlog e pipeline commerciale del Gruppo, che si aggiungono a quelli propri. Sul fronte dei costi, l’appartenenza al Gruppo consentirebbe a Trevi di realizzare economie di scala e di ottimizzare i processi operativi e di approvvigionamento, con ulteriori efficienze sui costi centrali, di struttura e di ricerca e sviluppo. Complessivamente, Webuild ha identificato un potenziale di sinergie pari a circa 80-90 milioni di euro di Ebitda all’anno a regime, tale da rendere l’operazione accrescitiva sull’Ebitda di Webuild per 150-170 milioni di euro (incluse le sinergie).  

L’offerta è subordinata al verificarsi di condizioni di efficacia secondo la prassi di mercato, tra cui: l’ottenimento delle autorizzazioni di natura regolamentare da parte delle competenti Autorità; il conseguimento da parte di Webuild di una partecipazione almeno pari al 66,7% dei diritti di voto; l’assenza di eventi straordinari che comportino mutamenti significativamente negativi nella situazione di Webuild, di Trevi o del mercato .L’obiettivo dell’Offerta è acquisire l’intero capitale dell’emittente e, ove ricorrano le condizioni, conseguire la revoca delle azioni di Trevi dalla quotazione su Euronext Milan nell’ottica di favorire gli obiettivi di creazione di sinergie tra Webuild e Trevi e di crescita dei due Gruppi. Qualora, a esito dell’Offerta, Webuild venisse a possedere una partecipazione complessiva almeno pari al 90% del capitale di Trevi, Webuild eserciterà il diritto di acquistare le rimanenti azioni di Trevi ai sensi dell’art. 111 Tuf. 

Il periodo di adesione all’offerta – che sarà concordato con Borsa Italiana e avrà una durata compresa tra un minimo di 15 e un massimo di 40 giorni di Borsa aperta, salvo proroga – sarà avviato successivamente alla data di pubblicazione del documento d’offerta. Il perfezionamento dell’offerta è previsto nel corso del secondo semestre 2026, subordinatamente all’avveramento delle condizioni di efficacia sopra indicate. 

“L’offerta pubblica di acquisto su Trevi rappresenta un importante investimento sulle competenze: con l’integrazione verticale portiamo all’interno del Gruppo specialità critiche e ad alto valore aggiunto, che accrescono la nostra competitività. È così che intendiamo la crescita dei prossimi anni: più selettiva, più integrata e sempre più orientata alla generazione di cassa”. Dichiara Pietro Salini, amministraore delegato di Webuild, commentando i risultati del primo semstre in cui il gruppo ha annunciato di aver promosso un’offerta pubblica di acquisto volontaria totalitaria sulle azioni ordinarie di Trevi-finanziaria industriale. 

“Il primo semestre si chiude con risultati che confermano la resilienza del nostro modello industriale. Abbiamo mantenuto la produzione sui livelli record del 2025 e migliorato sensibilmente la marginalità grazie all’ampiezza e alla diversificazione del portafoglio ordini, al business mix e a una rigorosa disciplina sui costi”.  

“Abbiamo proseguito negli investimenti nelle nostre iniziative strategiche, che continuano a rafforzare il posizionamento competitivo del Gruppo. In particolare, -rimarca Salini- l’innovazione tecnologica è una leva chiave che stiamo integrando sempre più nei processi produttivi e che rappresenterà un fattore trasformativo. Continuiamo a investire nelle competenze delle nostre persone, asset sempre più determinante. Il contesto è favorevole: la domanda di infrastrutture è sostenuta da programmi pubblici pluriennali proprio nei mercati in cui siamo più forti”.