“Decreto Dignità”: in G.U. il Provvedimento recante novità in materia di lavoro, fiscalità, delocalizzazioni e Scuola

“Decreto Dignità”: in G.U. il Provvedimento recante novità in materia di lavoro, fiscalità, delocalizzazioni e Scuola

E’ stato pubblicato sulla G.U. n. 161 del 13 luglio 2018 il Dl. 12 luglio 2018, n. 87, recante “Disposizioni urgenti per la dignità dei lavori e delle imprese”, meglio noto come “Decreto Dignità”.

Il Provvedimento, varato dal Governo Conte, ha il dichiarato intento di combattere la precarietà, introdurre maggiori tutele per chi viene licenziato senza giusta causa e introdurre una serie di semplificazioni fiscali, andando ad esempio ad incidere su adempimenti come il “redditometro” o lo “spesometro”.

Tra le principali novità introdotte:

– l’abbassamento a 12 mesi della durata massima dei contratti a tempo determinato (prorogabili di altri 12 solo in presenza di specifiche circostanze);

– l’aumento dello 0,5% della contribuzione in occasione di ogni rinnovo contrattuale;

– l’innalzamento delle indennità previste in caso di licenziamento ingiustificato (da 6 a 36 mensilità contro il precedente range da 4 a 24);

-l’introduzione del divieto di pubblicità per giochi e scommesse;

– l’abrogazione del “redditometro” o la riduzione degli adempimenti connessi allo “spesometro”;

– esonero dei Professioni dallo “split payment” per le fatture emesse successivamente al 14 luglio 2018.

Qui di seguito il testo integrale del Decreto:

 

DECRETO-LEGGE 12 luglio 2018, n. 87 

Disposizioni urgenti per la dignita’ dei lavoratori e delle  imprese.

(18G00112)

(GU n.161 del 13-7-2018)

 

Vigente al: 14-7-2018

 

Capo I
Misure per il contrasto al precariato

 

 

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

 

Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;

Ritenuta la straordinaria necessita’  e  urgenza  di  attivare  con

immediatezza misure a tutela della dignita’ dei  lavoratori  e  delle

imprese,  introducendo  disposizioni  per  contrastare  fenomeni   di

crescente precarizzazione in ambito lavorativo,  mediante  interventi

sulle tipologie contrattuali e sui processi  di  delocalizzazione,  a

salvaguardia dei livelli occupazionali  ed  operando  semplificazioni

fiscali per professionisti e imprese;

Ritenuta  la  straordinaria  necessita’  e  urgenza  di  introdurre

strumenti volti a consentire un efficace contrasto alla ludopatia;

Ritenuta la straordinaria necessita’ e urgenza di  adottare  misure

ai fini del regolare inizio dell’anno scolastico 2018/2019;

Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri,  adottata  nella

riunione del 2 luglio 2018;

Sulla proposta del Presidente del  Consiglio  dei  ministri  e  dei

Ministri dello sviluppo  economico,  del  lavoro  e  delle  politiche

sociali e  dell’istruzione,  dell’universita’  e  della  ricerca,  di

concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze;

 

Emana

il seguente decreto-legge:

 

Art. 1

 

Modifiche alla disciplina

del contratto di lavoro a tempo determinato

 

  1. Al decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, sono apportate le

seguenti modificazioni:

  1. a) all’articolo 19:

1) il comma 1 e’ sostituito dal seguente:

«1. Al contratto di  lavoro  subordinato  puo’  essere  apposto  un

termine di durata non superiore a  dodici  mesi.  Il  contratto  puo’

avere una durata superiore, ma comunque non eccedente i  ventiquattro

mesi, solo in presenza di almeno una delle seguenti condizioni:

  1. a) esigenze  temporanee  e   oggettive,   estranee   all’ordinaria

attivita’, ovvero esigenze sostitutive di altri lavoratori;

  1. b) esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e  non

programmabili, dell’attivita’ ordinaria.»;

2) al comma 2, primo e terzo  periodo,  la  parola  «trentasei»  e’

sostituita dalla seguente: «ventiquattro»;

3) il comma 4 e’ sostituito dal seguente:

«4. Con l’eccezione dei rapporti di lavoro di durata non  superiore

a dodici giorni, l’apposizione del termine al contratto e’  priva  di

effetto se non risulta da atto scritto,  una  copia  del  quale  deve

essere consegnata dal datore di lavoro  al  lavoratore  entro  cinque

giorni  lavorativi  dall’inizio  della  prestazione.  L’atto  scritto

contiene, in caso di rinnovo, la specificazione delle esigenze di cui

al comma 1 in base alle quali e’ stipulato; in caso di proroga  dello

stesso rapporto tale indicazione e’ necessaria solo quando il termine

complessivo eccede i dodici mesi.»;

  1. b) all’articolo 21:

1) prima del comma 1, e’ inserito il seguente:

«01. Il  contratto  puo’  essere  rinnovato  solo  a  fronte  delle

condizioni di cui all’articolo 19, comma 1. Il contratto puo’  essere

prorogato liberamente nei primi dodici mesi e, successivamente,  solo

in presenza delle condizioni di  cui  all’articolo  19,  comma  1.  I

contratti per attivita’ stagionali, di cui al comma 2, possono essere

rinnovati o prorogati  anche  in  assenza  delle  condizioni  di  cui

all’articolo 19, comma 1.»;

2) al comma 1,  la  parola  «trentasei»,  ovunque  ricorra,  e’

sostituita dalla seguente:  «ventiquattro»,  la  parola  «cinque»  e’

sostituita  dalla  seguente:  «quattro»  e  la  parola   «sesta»   e’

sostituita dalla seguente: «quinta»;

  1. c) all’articolo 28, comma 1, le parole «centoventi giorni»  sono

sostituite dalle seguenti: «centottanta giorni».

  1. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano ai contratti  di

lavoro a tempo determinato stipulati  successivamente  alla  data  di

entrata in vigore del presente decreto, nonche’  ai  rinnovi  e  alle

proroghe dei contratti in corso alla medesima data.

  1. Le disposizioni di cui al presente articolo, nonche’ quelle  di

cui agli articoli 2 e 3, non  si  applicano  ai  contratti  stipulati

dalle pubbliche amministrazioni, ai quali continuano ad applicarsi le

disposizioni vigenti anteriormente alla data di entrata in vigore del

presente decreto.

Art. 2

 

Modifiche alla disciplina della somministrazione di lavoro

 

  1. All’articolo 34, comma 2, del  decreto  legislativo  15  giugno

2015, n. 81, il primo periodo e’ sostituito dal seguente: «In caso di

assunzione  a  tempo  determinato   il   rapporto   di   lavoro   tra

somministratore e lavoratore e’ soggetto alla disciplina  di  cui  al

capo III, con esclusione delle disposizioni di cui agli articoli 23 e

24.».

Art. 3

 

Indennita’ di licenziamento ingiustificato e incremento contribuzione

contratto a tempo determinato

 

  1. All’articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 4 marzo  2015,
  2. 23, le parole  «non  inferiore  a  quattro  e  non  superiore  a

ventiquattro  mensilita’»  sono  sostituite  dalle   seguenti:   «non

inferiore a sei e non superiore a trentasei mensilita’».

  1. Il contributo di cui all’articolo 2, comma 28, della  legge  28

giugno 2012,  n.  92,  e’  aumentato  di  0,5  punti  percentuali  in

occasione di ciascun rinnovo del contratto a tempo determinato, anche

in somministrazione.

Art. 4

 

Differimento   del   termine   di   esecuzione   dei    provvedimenti

giurisdizionali in tema di diplomati magistrali

 

  1. Al fine di assicurare  l’ordinato  avvio  dell’anno  scolastico

2018/2019 e di salvaguardare la continuita’ didattica  nell’interesse

degli alunni,  all’esecuzione  delle  decisioni  giurisdizionali  che

comportano  la  decadenza  dei  contratti,  a  tempo  determinato   o

indeterminato, stipulati, fino alla data di  entrata  in  vigore  del

presente decreto, presso le istituzioni scolastiche  statali,  con  i

docenti in possesso del titolo di diploma magistrale conseguito entro

l’anno scolastico 2001-2002, si applica, anche a fronte  dell’elevato

numero dei destinatari delle predette decisioni, il  termine  di  cui

all’articolo 14, comma 1, del decreto-legge 31 dicembre 1996, n. 669,

convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1997,  n.  30;

conseguentemente, le  predette  decisioni  sono  eseguite  entro  120

giorni decorrenti  dalla  data  di  comunicazione  del  provvedimento

giurisdizionale  al  Ministero  dell’istruzione,  dell’universita’  e

della ricerca.

Capo II
Misure per il contrasto alla delocalizzazione e la salvaguardia dei livelli occupazionali

Art. 5

 

Limiti alla delocalizzazione delle imprese beneficiarie di aiuti

 

  1. Fatti salvi i vincoli derivanti dai trattati internazionali, le

imprese italiane ed estere, operanti nel  territorio  nazionale,  che

abbiano beneficiato di un aiuto di Stato che prevede  l’effettuazione

di investimenti produttivi ai fini dell’attribuzione  del  beneficio,

decadono  dal  beneficio  medesimo  qualora   l’attivita’   economica

interessata dallo stesso o una sua parte venga delocalizzata in Stati

non  appartenenti  all’Unione  europea,  ad  eccezione  degli   Stati

aderenti allo Spazio economico europeo, entro cinque anni dalla  data

di conclusione  dell’iniziativa  agevolata.  In  caso  di  decadenza,

l’amministrazione titolare della misura di aiuto, anche se  priva  di

articolazioni periferiche, accerta e irroga, secondo quanto  previsto

dalla legge 24 novembre 1981, n.  689,  una  sanzione  amministrativa

pecuniaria consistente nel pagamento di una somma in misura da due  a

quattro volte l’importo dell’aiuto fruito.

  1. Fuori dai casi previsti dal comma 1 e  fatti  salvi  i  vincoli

derivanti dalla normativa europea, le  imprese  italiane  ed  estere,

operanti nel territorio nazionale,  che  abbiano  beneficiato  di  un

aiuto di Stato che prevede l’effettuazione di investimenti produttivi

specificamente localizzati ai fini dell’attribuzione di un beneficio,

decadono  dal  beneficio  medesimo  qualora   l’attivita’   economica

interessata dallo stesso o una sua parte venga delocalizzata dal sito

incentivato in favore  di  unita’  produttiva  situata  al  di  fuori

dell’ambito territoriale del  predetto  sito,  in  ambito  nazionale,

dell’Unione europea e degli  Stati  aderenti  allo  Spazio  economico

Eeropeo, entro cinque anni dalla data di conclusione  dell’iniziativa

o del completamento dell’investimento agevolato.

  1. I tempi e le modalita’ per il controllo del rispetto del vincolo

di cui ai commi 1 e 2,  nonche’  per  la  restituzione  dei  benefici

fruiti in caso di accertamento  della  decadenza,  sono  definiti  da

ciascuna   amministrazione   con   propri   provvedimenti   volti   a

disciplinare i bandi e i contratti relativi alle misure di  aiuto  di

propria competenza. L’importo del beneficio da restituire per effetto

della decadenza e’, comunque, maggiorato di  un  tasso  di  interesse

pari  al  tasso  ufficiale  di  riferimento  vigente  alla  data   di

erogazione  o  fruizione  dell’aiuto,  maggiorato  di  cinque   punti

percentuali.

  1. Per i  benefici  gia’  concessi  o  banditi,  nonche’  per  gli

investimenti agevolati  gia’  avviati,  anteriormente  alla  data  di

entrata in vigore del presente decreto,  resta  ferma  l’applicazione

della disciplina vigente anteriormente alla medesima  data,  inclusa,

nei casi ivi previsti, quella di cui all’articolo 1, comma 60,  della

legge 27 dicembre 2013, n. 147.

  1. Si applica l’articolo 9, comma 5, del  decreto  legislativo  31

marzo  1998,  n.  123.  Per  gli   aiuti   di   Stato   concessi   da

Amministrazioni centrali dello Stato, gli importi restituiti ai sensi

del presente articolo  affluiscono  all’entrata  del  bilancio  dello

Stato    per    essere    riassegnati,    nel    medesimo    importo,

all’amministrazione titolare della misura e vanno a  incrementare  le

disponibilita’ della misura stessa.

  1. Ai fini del presente decreto, per delocalizzazione si intende il

trasferimento di attivita’ economica o di  una  sua  parte  dal  sito

produttivo incentivato ad altro sito, da parte della medesima impresa

beneficiaria dell’aiuto o di  altra  impresa  con  la  quale  vi  sia

rapporto di controllo o collegamento ai sensi dell’articolo 2359  del

codice civile.

Art. 6

 

Tutela dell’occupazione nelle imprese beneficiarie di aiuti

 

  1. Qualora una impresa italiana o estera, operante nel  territorio

nazionale, che beneficia di misure di aiuto di Stato che prevedono la

valutazione dell’impatto occupazionale, fuori dei casi  riconducibili

a giustificato motivo oggettivo, riduca i livelli occupazionali degli

addetti  all’unita’  produttiva  o  all’attivita’   interessata   dal

beneficio nei cinque  anni  successivi  alla  data  di  completamento

dell’investimento, decade dal beneficio in presenza di una  riduzione

di tali livelli superiore al 10 per cento; la decadenza dal beneficio

e’ disposta  in  misura  proporzionale  alla  riduzione  del  livello

occupazionale ed e’ comunque totale in caso di riduzione superiore al

50 per cento.

  1. Per le restituzioni dei benefici si applicano le disposizioni di

cui all’articolo 5, commi 3 e 5.

  1. Le disposizioni del presente articolo si applicano ai  benefici

concessi o banditi,  nonche’  agli  investimenti  agevolati  avviati,

successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto.

Art. 7

 

Recupero del beneficio dell’iper ammortamento in caso di  cessione  o

delocalizzazione degli investimenti

 

  1. L’iper ammortamento di cui all’articolo 1, comma 9, della legge

11 dicembre 2016, n. 232, spetta a condizione che i beni  agevolabili

siano  destinati  a  strutture  produttive  situate  nel   territorio

nazionale di cui all’articolo 6, comma 1.

  1. Se nel corso del periodo di fruizione della  maggiorazione  del

costo i beni agevolati vengono ceduti a titolo oneroso o destinati  a

strutture produttive situate all’estero, anche se  appartenenti  alla

stessa impresa, si procede al recupero dell’iper ammortamento di  cui

al comma 1. Il recupero avviene attraverso una variazione in  aumento

del reddito imponibile del periodo d’imposta in cui  si  verifica  la

cessione a titolo oneroso o la  delocalizzazione  degli  investimenti

agevolati per un importo  pari  alle  maggiorazioni  delle  quote  di

ammortamento  complessivamente   dedotte   nei   precedenti   periodi

d’imposta, senza applicazione di sanzioni e interessi.

  1. Le  disposizioni  del  presente  articolo  si  applicano   agli

investimenti effettuati  successivamente  alla  data  di  entrata  in

vigore del presente decreto.

  1. Le disposizioni del comma 2 non si  applicano  agli  interventi

sostitutivi effettuati ai sensi dell’articolo 1, commi 35 e 36, della

legge 27 dicembre 2017, n. 205, le cui previsioni si applicano  anche

in caso di delocalizzazione dei beni agevolati.

Art. 8

 

Applicazione del credito d’imposta ricerca e  sviluppo  ai  costi  di

acquisto da fonti esterne dei beni immateriali

 

  1. Agli effetti della disciplina del  credito  d’imposta  per  gli

investimenti in attivita’ di ricerca e sviluppo, di cui  all’articolo

3, comma 1, del decreto-legge 23 dicembre 2013, n.  145,  convertito,

con modificazioni, dalla  legge  21  febbraio  2014,  n.  9,  non  si

considerano ammissibili i costi sostenuti per  l’acquisto,  anche  in

licenza d’uso, dei beni immateriali di cui al comma  6,  lettera  d),

del predetto articolo  3,  derivanti  da  operazioni  intercorse  con

imprese appartenenti al medesimo gruppo. Si considerano  appartenenti

al medesimo gruppo le imprese controllate da  un  medesimo  soggetto,

controllanti o collegate  ai  sensi  dell’articolo  2359  del  codice

civile inclusi i soggetti diversi dalle societa’ di capitali; per  le

persone fisiche si tiene conto  anche  di  partecipazioni,  titoli  o

diritti posseduti dai  familiari  dell’imprenditore,  individuati  ai

sensi dell’articolo 5, comma 5, del Testo  unico  delle  imposte  sui

redditi, di cui al decreto del Presidente  della  Repubblica  del  22

dicembre 1986, n. 917.

  1. In deroga all’articolo 3 della legge 27 luglio 2000, n. 212, la

disposizione del comma 1 si applica a decorrere dal periodo d’imposta

in corso alla data di entrata in vigore del presente  decreto,  anche

in relazione al calcolo dei costi ammissibili imputabili  ai  periodi

d’imposta rilevanti per la determinazione della media  di  raffronto.

Per gli acquisti derivanti da operazioni infragruppo intervenute  nel

corso dei periodi d’imposta precedenti a quello in corso alla data di

entrata  in  vigore  del  presente  decreto,  resta  comunque   ferma

l’esclusione dai costi ammissibili della parte del costo di  acquisto

corrispondente ai costi  gia’  attributi  in  precedenza  all’impresa

italiana in ragione della partecipazione ai  progetti  di  ricerca  e

sviluppo relativi ai beni oggetto di acquisto.

  1. Resta comunque ferma la condizione secondo  cui,  agli  effetti

della  disciplina  del  credito  d’imposta,  i  costi  sostenuti  per

l’acquisto, anche in licenza d’uso, dei  suddetti  beni  immateriali,

assumono  rilevanza  solo  se  i  suddetti  beni   siano   utilizzati

direttamente ed esclusivamente  nello  svolgimento  di  attivita’  di

ricerca e sviluppo considerate ammissibili al beneficio.

Capo III
Misure per il contrasto alla ludopatia

Art. 9

 

Divieto di pubblicita’ giochi e scommesse

 

  1. Ai fini del rafforzamento della tutela del consumatore e per un

piu’  efficace  contrasto  alla  ludopatia,  fermo  restando   quanto

previsto dall’articolo 7, commi 4 e 5, del decreto-legge 13 settembre

2012, n. 158, convertito, con modificazioni, dalla legge  8  novembre

2012, n. 189, e dall’articolo 1, commi da 937 a 940, della  legge  28

dicembre 2015, n. 208, a decorrere dalla data di  entrata  in  vigore

del presente decreto e’ vietata qualsiasi forma di pubblicita’, anche

indiretta, relativa a giochi  o  scommesse  con  vincite  di  denaro,

comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse  le  manifestazioni

sportive,  culturali  o  artistiche,  le  trasmissioni  televisive  o

radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le  pubblicazioni  in

genere, le affissioni e internet. Dal 1° gennaio 2019 il  divieto  di

cui al presente comma  si  applica  anche  alle  sponsorizzazioni  di

eventi, attivita’, manifestazioni, programmi, prodotti o servizi e  a

tutte le altre forme  di  comunicazione  di  contenuto  promozionale,

comprese le citazioni visive e acustiche e  la  sovraimpressione  del

nome, marchio, simboli, attivita’ o prodotti la cui  pubblicita’,  ai

sensi del presente articolo, e’ vietata. Sono esclusi dal divieto  di

cui al presente comma le lotterie nazionali a estrazione differita di

cui all’articolo 21, comma 6, del decreto-legge 1º  luglio  2009,  n.

78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102,

le manifestazioni di sorte locali di cui all’articolo 13 del  decreto

del Presidente della Repubblica 26 ottobre 2001, n. 430,  e  i  loghi

sul gioco sicuro e  responsabile  dell’Agenzia  delle  dogane  e  dei

monopoli.

  1. Fatto salvo quanto  previsto  dall’articolo  7,  comma  6,  del

decreto-legge  13   settembre   2012,   n.   158,   convertito,   con

modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012,  n.  189,  l’inosservanza

delle  disposizioni  di  cui  al  comma  1,  comporta  a  carico  del

committente, del proprietario del mezzo o del sito di diffusione o di

destinazione e  dell’organizzatore  della  manifestazione,  evento  o

attivita’,  ai  sensi  della  legge  24  novembre   1981,   n.   689,

l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria  commisurata

nella misura  del  5%  del  valore  della  sponsorizzazione  o  della

pubblicita’ e in ogni caso non inferiore, per ogni violazione, a euro

50.000.

  1. L’Autorita’ competente  alla  contestazione  e  all’irrogazione

delle sanzioni di cui al presente  articolo  e’  l’Autorita’  per  le

garanzie nelle comunicazioni, che vi provvede ai sensi della legge 24

novembre 1981, n. 689.

  1. I proventi delle sanzioni amministrative per le  violazioni  di

cui al comma 1, compresi quelli  derivanti  da  pagamento  in  misura

ridotta ai sensi dell’articolo 16 della legge 24  novembre  1981,  n.

689, sono versati ad  apposito  capitolo  dell’entrata  del  bilancio

statale e riassegnati  allo  stato  di  previsione  della  spesa  del

Ministero della salute per essere destinati al fondo per il contrasto

al gioco d’azzardo patologico di cui all’articolo 1, comma 946, della

legge 28 dicembre 2015, n. 208.

  1. Ai contratti di pubblicita’ in corso di esecuzione alla data di

entrata in vigore del presente decreto resta applicabile,  fino  alla

loro scadenza e comunque per non oltre un anno dalla data di  entrata

in vigore del presente decreto, la  normativa  vigente  anteriormente

alla medesima data di entrata in vigore.

  1. La misura del prelievo erariale unico sugli apparecchi  di  cui

all’articolo 110, comma 6, lettera a) e lettera b), del  testo  unico

di cui  al  regio  decreto  18  giugno  1931,  n.  773,  e’  fissata,

rispettivamente,  nel  19,25  per  cento  e  nel   6,25   per   cento

dell’ammontare delle somme giocate a decorrere dal 1° settembre  2018

e nel 19,5 per cento e nel 6,5 per cento a decorrere  dal  1°  maggio

2019.

  1. Agli oneri derivanti dal comma 1, pari a 147 milioni di euro per

l’anno 2019 e a 198 milioni di euro a decorrere  dall’anno  2020,  si

provvede mediante quota parte delle maggiori entrate di cui al  comma

6.

Capo IV
Misure in materia di semplificazione fiscale

Art. 10

 

Disposizioni in materia di redditometro

 

  1. All’articolo 38 del decreto del Presidente della Repubblica  29

settembre 1973, n. 600, al quinto comma, dopo  la  parola  «biennale»

sono  inserite  le  seguenti:  «,  sentiti  l’Istituto  nazionale  di

statistica (ISTAT) e le associazioni maggiormente rappresentative dei

consumatori per gli aspetti riguardanti la metodica di  ricostruzione

induttiva del reddito complessivo in base alla capacita’ di  spesa  e

alla propensione al risparmio dei contribuenti».

  1. E’ abrogato il  decreto  del  Ministro  dell’economia  e  delle

finanze 16 settembre 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 223

del 25 settembre 2015, con effetto dall’anno di imposta in  corso  al

31 dicembre 2016.

  1. Il presente articolo non si applica agli inviti per fornire dati

e notizie rilevanti ai  fini  dell’accertamento  e  agli  altri  atti

previsti dall’articolo 38, settimo comma, del decreto del  Presidente

della Repubblica n. 600 del 1973, per gli anni di imposta fino al  31

dicembre 2015. In ogni caso non si applica agli atti gia’  notificati

e non si fa luogo al rimborso delle somme gia’ pagate.

Art. 11

 

Disposizioni in materia di invio dei  dati  delle  fatture  emesse  e

ricevute

 

  1. Con riferimento all’adempimento comunicativo di cui all’articolo

21, comma 1, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con

modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, i dati relativi al

terzo trimestre  del  2018  possono  essere  trasmessi  entro  il  28

febbraio 2019.

  1. All’articolo 1-ter, comma 2, lettera a), del  decreto-legge  16

ottobre 2017, n. 148, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  4

dicembre 2017, n. 172,  dopo  le  parole  «cadenza  semestrale»  sono

aggiunte le seguenti: «, entro il 30 settembre per il primo  semestre

ed  entro  il  28  febbraio  dell’anno  successivo  per  il   secondo

semestre,».

Art. 12

 

Split payment

 

  1. All’articolo 17-ter del decreto del Presidente della Repubblica

26 ottobre 1972, n. 633, dopo il comma  1-quinquies  e’  aggiunto  il

seguente: «1-sexies. Le disposizioni del  presente  articolo  non  si

applicano alle prestazioni di servizi rese  ai  soggetti  di  cui  ai

commi 1, 1-bis e 1-quinquies, i  cui  compensi  sono  assoggettati  a

ritenute alla fonte a titolo di imposta sul reddito ovvero a ritenuta

a titolo di acconto di cui all’articolo 25 del decreto del Presidente

della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600.».

  1. Le disposizioni del comma 1 si applicano alle operazioni per le

quali e’ emessa fattura  successivamente  alla  data  di  entrata  in

vigore del presente decreto.

  1. Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a 35 milioni di

euro per l’anno 2018, a 70 milioni di euro  per  l’anno  2019,  a  35

milioni di euro per l’anno 2020, si provvede:

  1. a) quanto a 41 milioni di euro per l’anno 2019 e a  1  milione  di

euro  per  l’anno  2020,  mediante  corrispondente  riduzione   delle

proiezioni dello stanziamento del fondo speciale  di  parte  corrente

iscritto, ai fini del bilancio triennale 2018-2020,  nell’ambito  del

programma «Fondi di riserva e  speciali»  della  missione  «Fondi  da

ripartire» dello stato di previsione del  Ministero  dell’economia  e

delle finanze per l’anno 2018, allo  scopo  parzialmente  utilizzando

l’accantonamento relativo al Ministero dell’interno per 4 milioni  di

euro  per  l’anno  2019,  l’accantonamento  relativo   al   Ministero

dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare per 1  milione

di euro per  l’anno  2019,  l’accantonamento  relativo  al  Ministero

dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca per  5  milioni  di

euro  per  l’anno  2019,  l’accantonamento  relativo   al   Ministero

dell’economia e delle finanze per 24 milioni di euro per l’anno 2019,

l’accantonamento relativo al Ministero del lavoro e  delle  politiche

sociali per 2 milioni  di  euro  per  l’anno  2019,  l’accantonamento

relativo al  Ministero  degli  affari  esteri  e  della  cooperazione

internazionale  per  5  milioni   di   euro   per   l’anno   2019   e

l’accantonamento relativo al Ministero dello sviluppo economico per 1

milione di euro per l’anno 2020;

  1. b) quanto  a  15  milioni  di  euro  per  l’anno  2019,   mediante

corrispondente utilizzo del fondo di parte  corrente  iscritto  nello

stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico  ai  sensi

dell’articolo 49, comma 2, lettere a)  e  b),  del  decreto-legge  24

aprile 2014, n. 66, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  23

giugno 2014, n. 89;

  1. c) quanto  a  8  milioni  di  euro  per  l’anno   2019,   mediante

corrispondente riduzione del  fondo  per  interventi  strutturali  di

politica economica di cui all’articolo 10, comma 5, del decreto-legge

29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla  legge

27 dicembre 2004, n. 307;

  1. d) quanto a 35 milioni per l’anno 2018, a 6 milioni  di  euro  per

l’anno 2019 e a 34 milioni di euro per l’anno  2020,  mediante  quota

parte delle maggiori entrate di cui all’articolo 9, comma 6.

Capo V
Disposizioni finali e di coordinamento

Art. 13

 

Societa’ sportive dilettantistiche

 

  1. All’articolo 1 della legge 27 dicembre 2017, n.  205,  i  commi

353, 354, 355, 358, 359 e 360, sono abrogati. In deroga  all’articolo

3, comma 1, della legge 27 luglio 2000,  n.  212,  l’abrogazione  del

comma 355 ha effetto a decorrere dal periodo d’imposta in corso  alla

data di entrata in vigore del presente decreto.

  1. All’articolo 2, comma 2, lettera d), del decreto legislativo 15

giugno 2015, n. 81, le parole  «,  nonche’  delle  societa’  sportive

dilettantistiche lucrative» sono soppresse.

  1. Alla tabella A, parte III, allegata al decreto  del  Presidente

della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, il  numero  123-quater)  e’

soppresso.

  1. All’articolo 90 della legge 27  dicembre  2002,  n.  289,  sono

apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) al comma 24, le parole «in via preferenziale alle associazioni

sportive dilettantistiche e alle societa’  sportive  dilettantistiche

senza scopo di lucro», sono sostituite dalle seguenti:  «a  tutte  le

societa’ e associazioni sportive»;

  1. b) al comma 25, dopo la  parola  «societa’»  sono  soppresse  le

seguenti: «sportive dilettantistiche senza scopo di lucro»;

  1. c) al comma 26, le parole «in via preferenziale a disposizione di

societa’  sportive  dilettantistiche   senza   scopo   di   lucro   e

associazioni  sportive  dilettantistiche»   sono   sostituite   dalle

seguenti: «  a  disposizione  di  societa’  e  associazioni  sportive

dilettantistiche».

  1. Nello  stato  di   previsione   della   spesa   del   Ministero

dell’economia e delle finanze e’ istituito, ai fini del trasferimento

al bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri,  un

fondo da destinare a interventi in  favore  delle  societa’  sportive

dilettantistiche, con una dotazione di 3,4 milioni di euro  nell’anno

2018, di 11,5 milioni di euro nell’anno 2019, di 9,8 milioni di  euro

nell’anno 2020, di 10,2 milioni  di  euro  nell’anno  2021,  di  10,3

milioni di euro nell’anno 2022, di 5,6 milioni  di  euro  per  l’anno

2023 e di 5,2 milioni di euro a decorrere dall’anno 2024. Le suddette

risorse sono assegnate all’Ufficio per lo sport presso la  Presidenza

del Consiglio dei ministri. Ai relativi oneri si provvede mediante le

maggiori entrate e le minori spese derivanti  dalle  disposizioni  di

cui ai commi 1 e 3.

Art. 14

 

Copertura finanziaria

 

  1. Il fondo di cui all’articolo 10, comma 5, del decreto-legge  29

novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge  27

dicembre 2004, n. 307, e’ incrementato  di  4,5  milioni  per  l’anno

2018, 28,1 milioni di euro per l’anno 2020, di 68,9 milioni  di  euro

per l’anno 2021, di 69,2 milioni di euro per  l’anno  2022,  di  69,5

milioni di euro per l’anno 2023, di 69,9 milioni di euro  per  l’anno

2024, di 70,3 milioni di euro per l’anno 2025,  di  70,7  milioni  di

euro per l’anno 2026, di 71 milioni di euro per l’anno  2027  e  71,3

milioni di euro a decorrere dall’anno 2028.

  1. Agli oneri derivanti dagli articoli 1 e  3,  valutati  in  17,2

milioni di euro per l’anno 2018, in 136,2 milioni di euro per  l’anno

2019, in 67,10 milioni di euro per l’anno 2020, in 67,80  milioni  di

euro per l’anno 2021, in 68,5 milioni di euro  per  l’anno  2022,  in

69,2 milioni di euro per l’anno 2023, in 69,8  milioni  di  euro  per

l’anno 2024, in 70,5 milioni di euro per l’anno 2025, in 71,2 milioni

di euro per l’anno 2026, in 72 milioni di euro per l’anno 2027  e  in

72,7 milioni di euro a decorrere dall’anno 2028, e dal  comma  1  del

presente articolo pari a 4,5 milioni per l’anno 2018, a 28,1  milioni

di euro per l’anno 2020, di 68,9 milioni di euro per l’anno 2021,  di

69,2 milioni di euro per l’anno 2022, di 69,5  milioni  di  euro  per

l’anno 2023, di 69,9 milioni di euro per l’anno 2024, di 70,3 milioni

di euro per l’anno 2025, di 70,7 milioni di euro per l’anno 2026,  di

71 milioni di euro per l’anno 2027 e 71,3 milioni di euro a decorrere

dall’anno 2028, si provvede:

  1. a) quanto a 5,9 milioni di euro per anno 2018 e a 7,4 milioni di

euro   per   l’anno   2019,   mediante    corrispondente    riduzione

dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 107,  della

legge 23 dicembre 2014, n. 190;

  1. b) quanto a 10,8 milioni  di  euro  per  l’anno  2019,  mediante

corrispondente riduzione del  Fondo  per  interventi  strutturali  di

politica  economica,  di  cui   all’articolo   10,   comma   5,   del

decreto-legge   29   novembre   2004,   n.   282,   convertito,   con

modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307;

  1. c) quanto a 4,5 milioni per l’anno 2018, a 42,5 milioni di  euro

per l’anno 2019, a 2 milioni di euro per l’anno 2020 e a  36  milioni

di euro a  decorrere  dall’anno  2021,  mediante  quota  parte  delle

maggiori entrate di cui all’articolo 9, comma 6;

  1. d) quanto a 11,3 milioni di euro per l’anno 2018, a 75,5 milioni

di euro per l’anno 2019, in 104,1 milioni di euro per l’anno 2020,  a

120 milioni di euro per l’anno 2021, a  121,2  milioni  di  euro  per

l’anno 2022, a 122,4 milioni di euro per l’anno 2023, a 123,6 milioni

di euro per l’anno 2024, a 124,9 milioni di euro per l’anno  2025,  a

126,2 milioni di euro per l’anno 2026, a 127,5 milioni  di  euro  per

l’anno 2027 e 128,7 milioni  di  euro  a  decorrere  dall’anno  2028,

mediante le maggiori entrate e le minori spese di cui  agli  articoli

1, 2 e 3.

  1. Al fine di  garantire  la  neutralita’  sui  saldi  di  finanza

pubblica, l’Istituto nazionale  di  previdenza  sociale  provvede  al

monitoraggio trimestrale delle maggiori spese e minori entrate di cui

agli articoli 1 e  2  e  3  e  comunica  le  relative  risultanze  al

Ministero del  lavoro  e  delle  politiche  sociali  e  al  Ministero

dell’economia e delle finanze entro il mese successivo  al  trimestre

di  riferimento,  anche  ai  fini   dell’adozione   delle   eventuali

iniziative da intraprendere ai sensi dell’articolo 17, della legge 31

dicembre 2009, n. 196.

  1. Il Ministro dell’economia e delle  finanze  e’  autorizzato  ad

apportare con propri decreti le occorrenti variazioni di bilancio per

l’attuazione del presente decreto.

Art. 15

 

Entrata in vigore

 

  1. Il presente decreto entra in  vigore  il  giorno  successivo  a

quello  della  sua  pubblicazione  nella  Gazzetta  Ufficiale   della

Repubblica italiana e sara’ presentato alle Camere per la conversione

in legge.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito

nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica

italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo

osservare.

 

Dato a Roma, addi’ 12 luglio 2018

 

MATTARELLA

 

Conte, Presidente del  Consiglio  dei

ministri

 

Di  Maio,  Ministro  dello   sviluppo

economico  e  del  lavoro   e   delle

politiche sociali

 

Bussetti,  Ministro  dell’istruzione,

dell’universita’ e della ricerca

 

Tria, Ministro dell’economia e  delle

finanze

 

Visto, il Guardasigilli: Bonafede

 


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