di Riccardo Compagnino
Il “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” (“Pnrr”) è stato presentato come la grande occasione per modernizzare il Paese dopo la crisi provocata dalla pandemia. Nelle intenzioni doveva rappresentare un salto di qualità nella capacità dello Stato di programmare, investire e riformare. Tuttavia, a distanza di alcuni anni dall’avvio, emergono criticità profonde che meritano una riflessione seria. Non per negare l’importanza delle risorse europee, ma per evitare che si trasformino in un’occasione sprecata.
Il primo nodo riguarda il costo reale dei prestiti. Una parte consistente delle risorse del “Pnrr” non è
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