Il 6 aprile 2022, nell’ambito del Consiglio dei Ministri a Palazzo Chigi, riunitosi sotto la presidenza del Premier Mario Draghi, è stato approvato il Documento di economia e finanza (Def) 2022.
Il Documento tiene conto “del peggioramento del quadro economico determinato da diversi fattori, in particolare l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, l’aumento dei prezzi dell’Energia, degli alimentari e delle materie prime, l’andamento dei tassi d’interesse e la minor crescita dei mercati di esportazione dell’Italia”. Davanti a questo scenario, la previsione tendenziale di crescita del Pil per il 2022 scende dal 4,7% programmatico della “Nadef” al 2,9%, quella per il 2023 dal 2,8% al 2,3%.
Da quanto emerge dal Comunicato-stampa del 71° Consiglio dei Ministri, il disavanzo tendenziale della Pubblica Amministrazione è indicato al 5,1% per quest’anno. Gli obiettivi per il disavanzo contenuti nella “Nadef” sono confermati: il 5,6% nel 2022, in discesa fino al 2,8% nel 2025. Vi è quindi un margine per misure espansive (0,5 punti percentuali di Pil per quest’anno, 0,2 punti nel 2023 e 0,1 punti nel 2024 e nel 2025).
Questo spazio di manovra sarà utilizzato per un nuovo intervento con diverse finalità tese a contenere il costo dei carburanti e dell’Energia per famiglie e attività produttive, potenziare gli strumenti di garanzia per l’accesso al credito delle Imprese, integrare le risorse per compensare l’aumento del costo delle opere pubbliche e ripristinare alcuni fondi utilizzati a parziale copertura del recente Dl. n. 17/2022.
Pertanto, la crescita programmatica sarà lievemente più elevata di quella tendenziale, soprattutto nel 2022 e nel 2023 con riflessi positivi sull’andamento dell’occupazione. Il rapporto “Debito/Pil” nello scenario programmatico diminuirà quest’anno al 147,0%, dal 150,8% del 2021, per calare poi progressivamente fino al 141,4% nel 2025.




