Nell’Ordinanza n. 31270 del 4 dicembre 2018 della Corte di Cassazione, i Giudici di legittimità chiariscono che la cartella esattoriale, ove non preceduta da un avviso di accertamento, deve essere motivata in modo congruo, sufficiente ed intellegibile. Tale obbligo deriva dai principi di carattere generale indicati, per ogni provvedimento amministrativo, dall’art. 3 della Legge n. 241/1990, e recepiti, per la materia tributaria, dall’art. 7 della Legge n. 212/2000. In particolare, nel caso di specie, la cartella reca la sola indicazione dei provvedimenti di sospensione adottati, dei quali uno non era stato neppure comunicato alla contribuente, e dell’ammontare degli interessi, senza specificazione del tasso applicato e delle somme sui quali essi erano stati calcolati. Pertanto, la Suprema Corte precisa che la genericità dì tali indicazioni non consentiva alla Società di verificare la fondatezza della pretesa impositiva dedotta nella cartella e dunque di esercitare pienamente, rispetto ad essa, il proprio diritto di difesa.




