“Def 2019”: la previsione di crescita del Pil per l’anno corrente passa dall’1 allo 0,1%

Il Consiglio dei Ministri, riunitosi il 9 aprile 2019, ha approvato il“Documento di economia e finanza 2019” (“Def”).

Pur essendo trascorso più di un anno dalle ultime Elezioni politiche (4 marzo 2018), quello 2019 è il primo “Documento di economia e finanza” stilato dall’attuale Esecutivo, che ad oggi aveva lavorato solo alla “Nota di aggiornamento” del Documento precedente (“Nadef 2018”). La scadenza per il varo del “Def 2018” cadde infatti nel bel mezzo del lungo periodo di stallo che precedette la definizione della odierna compagine governativa. Pertanto, il Documento programmatico 2018 fu approvato dal Governo dimissionario che, essendo in carica solo per gli affari correnti, non volle lasciare un’impronta forte in termine di programmazione delle politiche economiche da adottare e si limitò a delineare l’evoluzione economico-finanziaria internazionale e ad aggiornare le previsioni macroeconomiche per l’Italia e il conseguente quadro di finanza pubblica tendenziale.

Lo scenario che emerge dal “Documento di economia e finanza 2019” riflette la fase di debolezza economica nazionale ed internazionale, testimoniata negli ultimi mesi da numerosi indicatori; primo tra tutti il calo per 2 trimestri consecutivi del Pil che ha determinato formalmente l’avvio di quella che viene definita una fase di “recessione tecnica”.

Le cifre

La previsione di crescita tendenziale per il 2019 è stata ridotta, dall’1% previsto lo scorso anno all’attuale 0,1%. Il Governo ha però stimato che i due pacchetti di misure pensati per rilanciare gli investimenti (“Dl. Crescita” e “Decreto Sblocca cantieri”) contribuiranno al raggiungimento di un livello di Pil programmatico dello 0,2%, che salirebbe allo 0,8% nei 3 anni successivi.

Quanto al deficit, nel 2019 dovrebbe attestarsi al 2,4% del Pil (contro il 2% previsto lo scorso anno), sia nel quadro programmatico che in quello tendenziale, per poi avviare un percorso di graduale riduzione che dovrebbe portarlo all’1,5% nel 2022.

Le previsioni contenute nel Documento indicano poi che il deficit strutturale dovrebbe scendere dall’1,5% del Pil di quest’anno allo 0,8% nel 2022, convergendo verso il pareggio strutturale. Negativa anche la stima tendenziale relativa al rapporto debito/Pil: per il 2019 è previsto un rialzo al 132,8% (contro il 132,2% del 2018 e il 131,4% del 2017), che dovrebbe lentamente calare fino a rientrare nel 2022 al di sotto del 130%.

I correttivi

Con una spinta sul fronte degli investimenti pubblici che li porterebbe dal 2,1% del Pil del 2018 al 2,6% del Pil nel 2022 e nella consapevolezza che le riforme sono la via maestra per migliorare il potenziale di crescita, il Governo intende agire su più fronti per incrementare la produttività di diversi Comparti dell’economia”. Questa la “ricetta” che emerge dalla lettura della Nota diramata dal Mef a corredo della pubblicazione del Def.

Dall’introduzione di un salario minimo orario per chi non rientra nella Contrattazione collettiva alla riduzione del cuneo fiscale sul lavoro, oltre alla predisposizione di strategie nazionali per la diffusione della banda larga e del 5G. Nel Programma – si legge ancora nel Comunicato diffuso dal Ministero guidato da Giovanni Tria – rientrano il rilancio della politica industriale, anche attraverso lo stimolo alla mobilità sostenibile, le semplificazioni amministrative e l’aumento dell’efficienza della Giustizia. In campo fiscale, si intende continuare il processo di riforma delle Imposte sui redditi in chiave ‘flat tax’, incidendo in particolare sull’imposizione a carico dei ceti medi, mentre si proseguirà negli interventi di sostegno alle famiglie, alla natalità e all’istruzione scolastica e universitaria”.

 

Il “Def” si compone di tre sezioni:

Veronica Potenza