Crisi “Covid-19”: nel secondo trimestre 2020 Pil Eurozona in calo del 12,1%

Nel secondo trimestre il Pil destagionalizzato è sceso del 12,1%, rispetto al trimestre precedente, nell’Area Euro e dell’11,9% nella Ue.

Questa la stima formulata da Eurostat, che ha prospettato quello che sarebbe il calo più forte dall’inizio delle serie temporale, nel 1995.

Nel primo trimestre 2020 il Pil era calato del 3,6% nell’Eurozona e del 3,2% nella Ue.
Se confrontati con il secondo trimestre 2019, il risultato è ancora più negativo, posto che emerge una diminuzione del 15% nell’Eurozona e del 14,1% nell’Unione europea, nel suo insieme.

Anche l’Ocse ha fotografato, per il medesimo trimestre, un calo di Pil “senza precedenti” per quanto riguarda i 37 Paesi membri: – 9,8% contro l’1,8% dei primi 3 mesi dell’anno.

Ricordiamo che l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico conta tra i Paesi membri, Australia, Austria, Belgio, Canada, Cile, Colombia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Islanda, Israele, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Messico, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Repubblica di Corea, Repubblica Slovacca, Slovenia, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Svizzera, Turchia e Ungheria.

In una Nota diramata a margine della diffusione dei dati citati, l’Ocse ha evidenziato che si tratta della “più grande caduta mai registrata dal Pil dell’Area Ocse, significativamente maggiore del -2,3% segnato nel primo trimestre del 2009, nel picco negativo della crisi finanziaria”.

Il risultato peggiore in assoluto è stato registrato dal Regno Unito, che ha segnato un calo del 20,4%: Seguono Francia (-13,8%) e Italia (-12,4%).