Un aumento cumulato del livello del Pil di
circa 3 punti percentuali entro il 2025: a tanto potrebbe ammontare l’effetto
dell’assegnazione al nostro Paese delle risorse del c.d. “Recovery Fund”.
A stimarlo è stata Banca d’Italia, nel corso di un’Audizione presso la
Commissione Bilancio della Camera.
L’Istituto centrale ha simulato, attraverso il proprio modello econometrico, 2 possibili scenari. Entrambe le ipotesi partono dal presupposto che i fondi che saranno messi a disposizione dell’Italia (120 miliardi per i prestiti e 87 per i trasferimenti), siano utilizzati pienamente e senza inefficienze, con una distribuzione della spesa uniforme nel quinquennio 2021-2025.
Fondamentale sarà dunque la capacità di programmazione e realizzazione del nostro Paese che in passato molto spesso non ha sfruttato a pieno le possibilità che le risorse comunitarie avrebbero aperto, proprio per una cronica incapacità di portare a termine gli adempimenti richiesti da Bruxelles nei tempi adeguati.
I 2 scenari tratteggiati da Banca d’Italia sono i seguenti:
- tutte le risorse vengono utilizzate per attuare interventi aggiuntivi rispetto a quelli già programmati e questi riguardano integralmente Progetti di investimento. Le maggiori spese ammonterebbero ad oltre 41 miliardi all’anno e potrebbero tradursi in un aumento cumulato del livello del Pil di circa 3 punti percentuali entro il 2025, con un incremento degli occupati di circa 600.000 unità;
- il 30% delle risorse vengono utilizzate per finanziare misure già programmate e il restante 70% viene destinato solo per i 2/3 a finanziare direttamente nuovi Progetti di investimento. In questo caso, gli interventi aggiuntivi ammonterebbero a circa 29 miliardi di Euro l’anno, di cui solo 19 per investimenti. L’impatto cumulato sul livello del Pil raggiungerebbe quasi 2 punti percentuali nel 2025.




