Esenzione Tari: il contribuente deve provarla

Corte di Cassazione, Sentenza n. 12101 del 6 maggio 2024

Nel caso in analisi, la questione controversa riguarda un’Impresa la quale contesta un avviso relativo alla Tari, sostenendo che nei suoi locali venivano prodotti rifiuti speciali smaltiti autonomamente con l’aiuto di una ditta specializzata e che il Comune non forniva il “Servizio di raccolta per tali rifiuti”. L’Impresa sosteneva che fosse compito dell’Ente impositore dimostrare l’istituzione e l’attivazione del “Servizio di raccolta dei rifiuti speciali” e che, in assenza di tale prova, il contribuente sarebbe esentato dalla Tari.

La Suprema Corte chiarisce che, secondo la Legge n. 147/2013, ci sono diverse percentuali di riduzione della Tari a seconda che il “Servizio di gestione dei rifiuti” non venga svolto, sia svolto in modo illegittimo o temporaneamente interrotto (riduzione minima dell’80%) oppure non venga effettuato del tutto (riduzione minima del 60%). Queste riduzioni presuppongono che il servizio di gestione dei rifiuti speciali sia stato istituito e attivato dall’Ente Locale.

Tuttavia, la legge non contempla la mancata istituzione o attivazione del servizio. I Giudici di legittimità hanno confermato il principio che, in materia di Tari, l’onere di dimostrare la fonte dell’obbligazione tributaria spetta all’ente impositore, mentre il contribuente deve provare le condizioni per ottenere una riduzione o esenzione della tassa. Questo costituisce un’eccezione alla regola secondo cui tutti coloro che occupano o detengono immobili nelle zone del territorio comunale devono pagare la Tari.

Pertanto, se un contribuente vuole annullare l’atto impositivo sostenendo la mancata istituzione o attivazione del “Servizio di gestione dei rifiuti speciali”, deve fornire prove concrete, anche attraverso fatti positivi contrari o presunzioni.

La Sentenza in questione si riferisce a un periodo antecedente all’entrata in vigore del Dlgs. n. 116/2020, che ha modificato le categorie dei rifiuti speciali.

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