Il “Giorno del Ricordo”

di Michele Fiaschi

La Legge 30 marzo 2004, n. 92, che istituisce il “Giorno del Ricordo”, rappresenta uno dei passaggi più significativi nel percorso di costruzione di una memoria nazionale capace di includere, riconoscere e restituire dignità a una pagina complessa e dolorosa della storia italiana.

Il Legislatore individua nel 10 febbraio la data destinata a commemorare le vittime delle foibe, l’esodo giuliano‑dalmata e l’insieme delle vicende che, nel secondo dopoguerra, segnarono profondamente il confine orientale.

Non si tratta di un semplice atto formale: la norma afferma un principio di responsabilità collettiva, impegnando la Repubblica a conservare e rinnovare la memoria di quegli eventi, affinché non restino confinati nella dimensione privata del dolore, ma diventino patrimonio condiviso della comunità nazionale.

In questo quadro, gli Enti Locali assumono un ruolo decisivo. Essi sono, per loro natura, i custodi più prossimi della memoria civica, i luoghi in cui la storia incontra la quotidianità delle persone e si traduce in pratiche di partecipazione, riconoscimento e consapevolezza.

Celebrare il “Giorno del Ricordo” a livello comunale o provinciale significa dare concretezza all’impegno della Repubblica, trasformando la commemorazione in un momento di riflessione pubblica, di dialogo intergenerazionale e di educazione alla cittadinanza. Le cerimonie istituzionali, se curate con sobrietà e rigore, diventano spazi in cui la Comunità si riconosce e si ritrova, non solo per ricordare le vittime, ma anche per interrogarsi sulle radici dell’odio etnico, dei totalitarismi e delle violenze che segnarono quel periodo.

La legge attribuisce un ruolo centrale anche al mondo della scuola, chiamato a diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso gli studenti di ogni ordine e grado. È un’indicazione che va ben oltre la dimensione didattica: coinvolgere le scuole significa educare le nuove generazioni alla complessità della storia, alla responsabilità della memoria e alla capacità di leggere criticamente il presente. Attraverso laboratori, testimonianze, incontri con studiosi, attività artistiche e percorsi interdisciplinari, gli istituti scolastici possono contribuire a formare cittadini consapevoli, capaci di riconoscere il valore dei diritti umani, della convivenza e del rispetto delle minoranze.

Accanto alla dimensione commemorativa, la legge invita a valorizzare il patrimonio culturale, storico e artistico delle comunità istriane, fiumane e dalmate, sottolineando il contributo che esse hanno offerto – e continuano a offrire, allo sviluppo sociale e culturale dell’Italia. Ricordare significa dunque, non solo fare memoria del dolore, ma anche riconoscere la ricchezza di una tradizione che ha saputo mantenersi viva nonostante l’esilio, la dispersione e la perdita delle proprie terre.

Gli Enti Locali, in collaborazione con Associazioni, Istituti culturali e realtà del territorio, possono promuovere iniziative che restituiscano visibilità a questo patrimonio, contribuendo a una memoria che non sia solo commemorazione, ma anche valorizzazione e dialogo.

Il “Giorno del Ricordo” non è un appuntamento rituale, ma un dovere civico e un impegno etico. È un invito a riconoscere il dolore delle vittime e dei loro familiari, a comprendere le dinamiche storiche che condussero a quelle tragedie, a contrastare ogni forma di negazione o minimizzazione, e a costruire una memoria nazionale capace di includere tutte le sue componenti.

Celebrare questa ricorrenza negli Enti Locali, coinvolgendo Scuole, Associazioni e cittadini, significa contribuire a una cultura della Pace, della responsabilità e della vigilanza democratica. Significa, soprattutto, ribadire che la memoria non appartiene al passato, ma è una risorsa preziosa per il presente e per il futuro della Comunità.