Adozione del “pos”: gli Enti Locali sono obbligati ad accettare pagamenti effettuati attraverso carte di debito?

Il testo del quesito:
L’obbligo di accettare pagamenti attraverso carte di debito per importi superiori a Euro 30 si applica anche in relazione agli Enti Locali per i servizi a rilevanza Iva?

La risposta dei ns. esperti.
In merito al quesito, precisiamo che l’art. 15, comma 4, del Dl. n. 179/12, prevede che, “a decorrere dal 30 giugno 2014, i soggetti che effettuano l’attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi, anche professionali, sono tenuti ad accettare anche pagamenti effettuati attraverso carte di debito. Sono in ogni caso fatte salve le disposizioni del Dlgs. n. 231/07 [normativa Antiriciclaggio]”. Il successivo comma 5 stabilisce che il Ministero dello Sviluppo economico, con Decreto, deve indicare gli eventuali importi minimi, le modalità e i termini, anche in relazione ai soggetti interessati, di attuazione della disposizione di cui sopra ed eventualmente disporre l’estensione degli obblighi a ulteriori strumenti di pagamento elettronici anche con tecnologie mobili.
Il MiSe ha per adesso emanato il Dm. 24 gennaio 2014, con il quale, in primo luogo, vengono definite le nozioni di carta di debito, di consumatore o utente, di esercente e di terminale evoluto di accettazione multipla.
L’art. 2 del Dm. specifica che “l’obbligo di accettare pagamenti effettuati attraverso carte di debito (…), si applica a tutti i pagamenti di importo superiore a Euro 30 disposti a favore” degli esercenti, ossia dei beneficiari, imprese o professionisti, per l’acquisto di prodotti o la prestazione di servizi.
Le suddette norme sono state ritenute legittime dal Tar del Lazio – Sezione III, con Ordinanza n. 01932/14, depositata il 30 aprile 2014. Inoltre, con risposta all’Interpellanza parlamentare n. 5-02936 dell’11 giugno 2014 sulla problematica relativa all’entrata in vigore dell’obbligo per i soggetti che esercitano attività di vendita di prodotti e di prestazioni di servizi di accettare pagamenti effettuati attraverso carte di debito, il Governo ha risposto di ritenere utile un’adeguata campagna di comunicazione istituzionale volta a informare i consumatori e a istituire rapidamente un Tavolo di confronto tra il Governo, le banche e i rappresentanti degli operatori economici e professionali, al fine di ridurre al minimo i costi di utilizzo delle carte di debito a carico di commercianti, artigiani e professionisti.
Sono soggetti all’obbligo di accettare pagamenti effettuati attraverso carte di debito coloro (Società, Enti e persone fisiche) che esercitano in modo non occasionale, ancorché non esclusivo, un’attività professionale o d’impresa, ai sensi dell’art. 4, del Dpr. n. 633/72.
Devono essere considerate effettuate nell’esercizio di imprese le cessioni di beni e le prestazioni di servizi fatte da Enti pubblici, anche qualora non abbiano per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali o agricole, limitatamente alle sole cessioni di beni e le prestazioni di servizi fatte nell’esercizio di attività commerciali o agricole.
Sono considerate in ogni caso commerciali, ancorché esercitate da Enti pubblici, le seguenti attività:
a) le cessioni di beni nuovi prodotti per la vendita;
b) erogazione di acqua e servizi di fognatura e depurazione, gas, energia elettrica e vapore;
c) gestione di fiere ed esposizioni a carattere commerciale;
d) gestione di spacci aziendali, gestione di mense e somministrazione di pasti;
e) trasporto e deposito di merci;
f) trasporto di persone;
g) organizzazione di viaggi e soggiorni turistici; prestazioni alberghiere o di alloggio;
h) servizi portuali e aeroportuali;
i) pubblicità commerciale;
l) telecomunicazioni e radiodiffusioni circolari.
Non sono considerate attività commerciali le operazioni effettuate dalle Regioni, dalle Province, dai Comuni e dagli altri Enti di diritto pubblico nell’ambito di attività di pubblica autorità.
Pertanto, anche gli Enti Locali sono obbligati, a partire dal 1° luglio 2014, ad accettare pagamenti effettuati attraverso carte di debito, limitatamente alle sole cessioni di beni e le prestazioni di servizi fatte nell’esercizio di attività commerciali o agricole e di importo superiore a Euro 30.
E’ da precisare che non è prevista una specifica sanzione per il corretto assolvimento dell’obbligo in parola, ma indichiamo che in proposito deve applicarsi l’art. 1206 del Cc., ossia la “mora del creditore”.
Il creditore è in mora quando, senza alcun motivo legittimo, si rifiuta di ricevere il pagamento offerto dal debitore nei modi indicati dalla legge oppure non compie o ostacola quanto è necessario affinché debitore possa adempiere all’obbligazione. Il creditore ha l’onere di ricevere il pagamento, mentre il debitore è obbligato ad adempiere; tuttavia il comportamento del creditore può causare difficoltà e danni al debitore che, per questo motivo, deve avere il modo di liberarsi dall’obbligazione anche quando il creditore non voglia.
Il debitore può liberarsi dall’obbligazione nei seguenti termini:
1- il debitore si offre di eseguire la prestazione nei termini stabiliti, nonostante il creditore la rifiuti senza alcun motivo legittimo (offerta non formale ex art. 1220 Cc.: in tal caso, il debitore non può essere considerato in mora, se tempestivamente ha fatto offerta della prestazione);
2- di fronte al rifiuto del creditore a ricevere la prestazione, il debitore ricorre ad un’offerta fatta secondo le modalità dell’art. 1208 Cc. (c.d. “offerta solenne”):
a) offerta di pagamento fatta al creditore capace di ricevere o a chi ha la facoltà di ricevere per lui;
b) offerta di pagamento fatta da persona che può validamente adempiere;
c) offerta comprendente la totalità della somma o delle cose dovute, dei frutti o degli interessi e delle spese liquide, e una somma per le spese non liquide, con riserva di un supplemento, se è necessario;
d) obbligazione con termine scaduto, se stipulato in favore del creditore;
e) condizione dalla quale dipende l’obbligazione verificata;
f) offerta fatta alla persona del creditore o nel suo domicilio;
g) offerta fatta da un ufficiale pubblico a ciò autorizzato.
La “offerta solenne” deve essere effettuata in modo reale quando l’obbligazione ha per oggetto denaro, titoli di credito oppure cose mobili da consegnare al domicilio del creditore, ossia il Pubblico Ufficiale (Ufficiale giudiziario o Notaio) deve redigere un verbale nel quale si dà atto della materiale offerta in pagamento da parte del debitore e le dichiarazioni di rifiuto del creditore;
3- eseguita correttamente la “offerta solenne” e rifiutata dal creditore, quest’ultimo è considerato a tutti gli effetti in mora, con le conseguenze stabilite dall’art. 1207 Cc.;
4- per liberarsi definitivamente dall’obbligazione il debitore, di fronte al perdurare del rifiuto del creditore a ricevere la prestazione, dovrà depositare le cose dovute (art. 1210 Cc.) secondo le modalità indicate dall’art. 1212 Cc.;
5- solo quando il creditore accetta il deposito, oppure, in caso di rifiuto, quando passa in giudicato la Sentenza con la quale viene ritenuto valido il deposito, il debitore sarà completamente liberato dell’obbligazione.
Il debitore che vuole evitare le conseguenze che derivano dall’inadempimento è quindi costretto ad offrire la sua prestazione con una “offerta solenne”; eseguita la quale, si produrranno gli effetti della “mora del creditore”:
– il creditore subisce il rischio derivante dall’impossibilità sopravvenuta dalla prestazione per causa non imputabile al debitore;
– il debitore non deve più corrispondere gli interessi o i frutti della cosa;
– il creditore è tenuto a risarcire il debitore degli eventuali danni derivanti dalla mora e a rimborsarlo delle spese per la custodia e la conservazione della cosa dovuta.
Come è facilmente intuibile, vi sono oneri a carico del debitore per effettuare l’offerta solenne e il deposito della somma da pagare che ovviamente vanificano l’intento della norma in commento di accrescere i pagamenti con mezzi tracciabili (l’uso della “moneta elettronica”) da parte soprattutto dei consumatori finali; quest’ultimi difficilmente, al fine di pretendere il rispetto della norma, preferiranno sopportare gli oneri connessi agli adempimenti suddetti piuttosto che effettuare il pagamento con altra modalità proposta dal fornitore (anche il pagamento in contanti).
In proposito, occorre evidenziare che gli Enti Locali, per le attività svolte che comportano la vendita al dettaglio – come per esempio, le Farmacie – dovrebbero essere già dotati di “pos”, mentre per le altre attività commerciali svolte, provvedono non usualmente ad incassare direttamente in contanti importi superiori a Euro 30; in genere adottano modalità di pagamento tracciabili e predefinite (pagamenti in Tesoreria o tramite bollettini di conto corrente postale o bonifici), e l’incasso dei corrispettivi da servizi rilevanti ai fini Iva nel caso degli Enti Locali non presenta rischi di evasione fiscale.
Comunque, in linea teorica, quando il pagamento dei corrispettivi per i servizi rilevanti Iva svolti dall’Ente Locale è previsto presso gli Uffici, anche i Comuni e le Province hanno l’obbligo d’individuare almeno un Ufficio dotato di “pos” per permettere l’adempimento diretto del debitore, senza la possibilità legittima d’indicare l’obbligo di adempiere tramite altra modalità più onerosa.
In proposito, suggeriamo ai Comuni di valutare, sia i costi dell’attivazione del sistema di riscossione tramite “pos”, che la rispondenza e l’utilità di tale modalità di riscossione per le esigenze dei servizi rilevanti Iva, nonché di ipotizzare soluzioni di riscossione alternative generalizzate (versamento in Tesoreria, tramite bollettini postali e bancari o altri canali bancari telematici, a mezzo del Servizio Tabaccherie, ecc.) alla modalità di riscossione diretta presso gli Uffici comunali.

di Giuseppe Vanni


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