Anac: Italia inadempiente nella tutela del whistleblowing

Anac: Italia inadempiente nella tutela del whistleblowing

Il Presidente dell’Anac, Giuseppe Busia, ha dichiarato che “il 2022 è iniziato con l’Italia inadempiente nel recepimento della Direttiva europea 2019/1937 a tutela del ‘whistleblowing’, cioè di chi segnala illeciti nel proprio ambiente di lavoro”. 

Sul sito dell’Anac si fa riferimento alla lotta alla corruzione, chiarendo che essa non ammette cedimenti o che si abbassi la guardia. I “whistleblower” svolgono un ruolo essenziale nel portare alla luce fatti corruttivi o fondati sospetti di illeciti che possono minacciare l’interesse pubblico. In tutti i Paesi che riconoscono questo istituto, le segnalazioni hanno permesso la protezione di interessi comuni fondamentali, nonché il recupero di ingenti risorse pubbliche. “In Italia la delega per recepirla è scaduta lo scorso agosto. Come Anac abbiamo contribuito con gli Uffici del Ministero della Giustizia a predisporre un testo, che ritengo fortemente avanzato. Purtroppo, è tutto fermo. Non mi risulta che si sia avviato alcun iter per il recepimento. Sarebbe utile e opportuno inserire direttamente il Decreto delegato in uno dei prossimi Provvedimenti del Governo, anche per evitare la procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia. Il dispositivo, di fatto, è già pronto”, ha ribadito Busia.

La Direttiva Ue n. 2019/1937 sulla “protezione delle persone che segnalano violazioni del diritto dell’Unione” nel Settore pubblico e in quello privato marca infatti un passo determinante nel rafforzamento dell’istituto del “whistleblowing” e della tutela dei segnalanti da ritorsioni. In particolare, la Direttiva include nella presente definizione anche soggetti al di fuori della tradizionale relazione lavorativa, come consulenti, membri dei Consigli direttivi, ex dipendenti e candidati a posizioni lavorative, e fornisce protezione anche a coloro che assistono gli stessi “whistleblower”. Considera irrilevanti le motivazioni che hanno spinto a segnalare ai fini della garanzia della tutela; permette altresì di segnalare illeciti direttamente nel luogo di lavoro oppure alle Autorità competenti, oppure di segnalare utilizzando i media, in alcune circostanze; vieta naturalmente ogni tipo di ritorsione, incluse minacce o tentativi di ritorsione anche indiretti; prevede sanzioni per coloro che ostacolano il diritto a segnalare, per coloro che attuano ritorsioni contro i “whistleblower”e per coloro che non rispettano l’obbligo di mantenere la confidenzialità del segnalante; richiede agli Stati membri di garantire l’accesso ad un servizio gratuito, comprensivo e indipendente di assistenza all’interno del Settore pubblico; prevede la possibilità di fornire assistenza legale e finanziaria ai “whistleblower”; introduce l’obbligo di prendere in carico le segnalazioni e di mantenere il “whistleblower”informato entro un tempo ragionevole.

“Proteggere i ‘whistleblower’ da comportamenti ritorsivi è l’imperativo di Organizzazioni internazionali, Governi e Organizzazioni della società civile convinti che sia un efficace meccanismo di prevenzione e lotta alla corruzione, e di tutela del diritto alla Libertà di espressione. I segnalatori di malaffare sono molte volte le prime vittime delle loro stesse rivelazioni, dovendo affrontare spesso minacce e ritorsioni sul posto di lavoro, isolamento e stress psicologici di notevole entità”, ha ribadito Busia.


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