Associazioni di volontariato: per l’esonero da Iva di alcune attività vale ancora la disciplina al momento vigente

Associazioni di volontariato: per l’esonero da Iva di alcune attività vale ancora la disciplina al momento vigente

L’Agenzia delle Entrate, con la Risposta all’Istanza di Interpello n. 445 del 29 ottobre 2019, è intervenuta in merito alla rilevanza o meno ai fini Iva applicabile alle somme versate per l’attività di cura e affidamento di esemplari in affidamento esercitata da una Associazione di volontariato, ai sensi dell’art. 8, comma 2, della Legge n. 266/1991.

Nel caso di specie, un’Associazione è regolarmente iscritta nel Registro regionale delle Organizzazioni di Volontariato, non ha statutariamente finalità di lucro, e si occupa di “organizzare, favorire, coordinare progetti protezionistici e qualsiasi altra iniziativa che sia mirata alla raccolta, alla custodia, al recupero, alla cura e comunque all’assistenza e alla difesa dell’ambiente e della fauna selvatica ed esotica”.

Tale attività è svolta su base convenzionale con la Regione “per il recupero della fauna selvatica autoctona ferita e in difficoltà” e, a decorrere dal 2000, anche con il Ministero “per interventi inerenti alla custodia degli animali sequestrati per maltrattamento o detenzione illegale ai sensi della Legge n. 150/1992”.

Al riguardo, l’Associazione ha evidenziato che l’importo concordato nelle Convenzioni è finalizzato alla copertura delle sole spese necessarie alla realizzazione della predetta attività, per cui lo ha sempre considerato fuori campo Iva rilasciando una mera nota di addebito cartacea.

Sul punto, l’Agenzia delle Entrate ha ricordato che il citato art. 8, comma 2, primo periodo, della Legge n. 266/1991, prevede che “le operazioni effettuate dalle Organizzazioni di Volontariato di cui all’art. 3, costituite esclusivamente per fini di solidarietà, non si considerano cessioni di beni, né prestazioni di servizi, ai fini dell’Imposta sul valore aggiunto; (.)”. Tale disposizione è stata abrogata ad opera dell’art. 102, comma 1, del Dlgs. n. 117/2017 (“Codice del Terzo Settore”), con effetto “a decorrere dal periodo di imposta successivo all’autorizzazione della Commissione europea (…) e, comunque, non prima del periodo d’imposta successivo di operatività del Registro unico nazionale del Terzo settore” (art. 104, comma 2, del “Codice del Terzo Settore”).

Pertanto, ad oggi, l’art. 8, comma 2, primo periodo, della Legge n. 266/1991, può considerarsi pienamente vigente. Tale disposizione – come si evince dal rinvio all’art. 3 – si applica alle sole OdV che possono qualificarsi come tali ai sensi della disciplina contenuta nella medesima Legge n. 266/1991. A tali fini, rileva in particolare quanto previsto dagli artt. 3, 5 e 6, della citata Legge n. 266/1991.Nel dettaglio, l’art. 3 – nel fornire la definizione di Organizzazione di Volontariato – individua le caratteristiche che la stessa deve possedere per ricevere tale qualificazione, stabilendo che “è considerata Organizzazione di Volontariato ogni Organismo liberamente costituito al fine di svolgere l’attività di cui all’art. 2 che si avvalga in modo determinante e prevalente delle prestazioni personali, volontarie e gratuite dei propri aderenti”.

In merito a ciò, l’Agenzia ha ricordato che le Organizzazioni di Volontariato costituite prima dell’entrata in vigore del “Codice del Terzo Settore”, ovvero prima del 3 agosto 2017, devono effettuare, entro il termine di 24 mesi previsto dall’art. 101, comma 2, del Dlgs. n. 117/2017, le necessarie modifiche statutarie per adeguarsi alle nuove disposizioni legislative contenute negli artt. 32 e seguenti dello stesso “Codice del Terzo Settore”.

Il successivo art. 6 – che resterà in vigore fino alla data di operatività del “Registro unico nazionale del Terzo Settore” (art. 104, ultimo comma, del Dlgs. n. 117/2017) – stabilisce inoltre che:

– “le Regioni e le Province autonome disciplinano l’istituzione e la tenuta dei registri generali delle Organizzazioni di Volontariato” (comma 1);

– l’iscrizione ai registri “è condizione necessaria per accedere ai contributi pubblici nonché per stipulare le convenzioni e per beneficiare delle agevolazioni fiscali, secondo le disposizioni di cui, rispettivamente, agli artt. 7 e 8” (comma 2);

– hanno “diritto ad essere iscritte nei registri le Organizzazioni di Volontariato che abbiano i requisiti di cui all’art. 3 e che alleghino alla richiesta copia dell’atto costitutivo e dello statuto o degli accordi degli aderenti” (comma 3).

Ne consegue che l’iscrizione nei “Registri generali delle Organizzazioni di Volontariato” costituisce una condizione necessaria affinché un’Organizzazione di Volontariato possa accedere ai benefici fiscali previsti, ai fini dell’Iva, dall’art. 8. Inoltre, l’art. 5 della medesima Legge ricomprende, tra le risorse economiche che le Organizzazioni di Volontariato possono ricevere per il loro funzionamento e per lo svolgimento della propria attività, i “rimborsi derivanti da convenzioni”. Ad ulteriore precisazione, l’art. 33, comma 3, del “Codice del Terzo Settore”, dispone che, “per l’attività di interesse generale prestata, le Organizzazioni di Volontariato possono ricevere soltanto il rimborso delle spese effettivamente sostenute e documentate”.

Alla luce del quadro normativo sopra ricostruito, che resterà in vigore fino al termine di cui all’art. 104, comma 2, del “Codice del Terzo Settore”, l’Agenzia ha ritenuto che affinché un’Organizzazione di Volontariato possa beneficiare dell’agevolazione fiscale, ai fini dell’Iva, prevista dall’art. 8, comma 2, primo periodo, della Legge n. 266/1991, è necessario che ricorrano le seguenti condizioni:

– iscrizione dell’Ente di Volontariato nei Registri predisposti dalle Regioni e dalle Province autonome, iscrizione che implica nel contempo la sussistenza, da parte delle medesime Organizzazioni volontariato, dei requisiti di cui al predetto art. 3 della Legge n. 266/1991;

– le somme ricevute dall’Ente di Volontariato devono costituire mero rimborso delle spese effettivamente sostenute nello svolgimento dell’attività di interesse generale diretta al perseguimento delle proprie finalità.

Nel caso di specie, l’Associazione istante ha chiesto se siano da assoggettare ad Iva le somme corrisposte, nell’ambito di Convenzioni stipulate per il 2018 (relativamente al solo saldo) e per il 2019, con il Ministero, a fronte delle spese effettivamente sostenute e rendicontate in relazione alla cura e mantenimento di esemplari in affidamento ai sensi della Legge n. 150/1992.

Per ciò, l’Agenzia ha rilevato che l’Associazione istante:

1) risulta regolarmente iscritta, in data 23 gennaio 1996, al Registro regionale del Volontariato;

2) ha per oggetto statutario la “organizzare, favorire, coordinare progetti protezionisti e qualsiasi altra iniziativa che sia mirata alla raccolta, alla custodia, al recupero, alla cura e comunque all’assistenza e alla difesa dell’ambiente e della fauna, selvatica ed esotica”.

In ragione dell’iscrizione di cui al punto 1) e del fatto che – in base a quanto dichiarato – le somme ricevute dal Ministero consentono di coprire esclusivamente le spese necessarie per lo svolgimento dell’attività oggetto della Convenzione, l’Agenzia ha concluso che l’Associazione istante possa qualificarsi come Organizzazione di Volontariato in base a quanto richiesto al fine di fruire delle agevolazioni previste, ai fini dell’Iva, dall’art. 8, comma 2, primo periodo, della Legge n. 266/1991, disposizione in base alla quale è prevista l’irrilevanza, ai fini dell’Iva, di tutte le operazioni (cessioni di beni e prestazioni di servizi) effettuate dagli Enti di Volontariato regolarmente iscritti nell’apposito “Registro generale sul Volontariato” tenuto dalle Regioni, oltre che dalle Province autonome.

Ne consegue – in base al quadro normativo attualmente vigente, che resterà in vigore sino al termine di cui all’art. 104, comma 2, del “Codice del Terzo Settore” – che le somme versate dal Ministero all’Associazione per lo svolgimento, nel 2018 e 2019, dell’attività avente per oggetto la cura e il mantenimento di esemplari in affidamento (animali sequestrati per maltrattamento o detenzione illegale ai sensi della Legge n. 150/1992), non devono essere assoggettate ad Iva per carenza del presupposto oggettivo, come previsto dal più volte richiamato art. 8 comma 2, primo periodo, della Legge n. 266/1991. Conseguentemente, relativamente a dette attività, l’Associazione non è tenuta ad aprire la Partita Iva, né ad emettere la fattura elettronica nei confronti dello stesso Ministero.


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