Avvocato dell’Ente in quiescenza: non è possibile mantenere incarichi

Avvocato dell’Ente in quiescenza: non è possibile mantenere incarichi

Nella Delibera n. 131 del 12 maggio 2021 della Corte dei conti Campania, un Sindaco ha chiesto un parere in merito alla possibilità per un dipendente Avvocato collocato in quiescenza di continuare a patrocinare per l’Ente con conseguente riconoscimento dei compensi professionali, oppure se al raggiungimento della pensione cessi il potere rappresentativo del dipendente nei confronti dell’Ente senza che quest’ultimo possa confermare l’incarico. L’art. 85 del Cpc. regola il conferimento della procura, e ne prevede la revocabilità da quando è stato nominato il nuovo difensore. In sostanza, indipendentemente dal rapporto interno Avvocato-cliente, la procura, per evidenti ragioni di speditezza processuale, anche se revocata continua a mantenere fermi gli effetti rappresentativi fino a nuovo Avvocato. Fa eccezione a questo principio l’ipotesi di Avvocato pubblico dipendente che patrocini l’Ente per cui lavora. Secondo la Corte di Cassazione, infatti, il raggiungimento della pensione fa venir meno, sia il rapporto di servizio, che quello di rappresentanza. Al raggiungimento della pensione cessa il potere rappresentativo del legale dipendente dell’Ente, senza che quest’ultimo possa confermare l’incarico. Quanto al compenso, il Principio in tema di compenso professionale è che esso è unico, indipendentemente dal numero dei professionisti incaricati, e che esso matura con il compimento delle attività previste. Dunque, costui avrà diritto alla parte di compenso maturata per l’attività effettivamente svolta fino a quella data, come specificato dall’art. 7 del Dm. n. 55/2014. Inoltre, per l’attività prestata dall’Avvocato nei giudizi iniziati ma non compiuti, si liquidano i compensi maturati per l’opera svolta fino alla cessazione, per qualsiasi causa, del rapporto professionale.


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