Cassazione: requisiti per definire una Società “in house”

Cassazione: requisiti per definire una Società “in house”

La Corte di Cassazione, il 24 ottobre 2014, ha emanato la Sentenza n. 22609, dove si esprime sui requisiti necessari affinché una Società possa essere definita “in house” e sulla giurisdizione della Corte dei conti. La Suprema Corte statuisce che la Corte dei conti ha giurisdizione sull’azione di responsabilità esercitata dalla Procura della Repubblica presso la Corte quando tale azione sia diretta a far valere la responsabilità degli Organi sociali per i danni da essi cagionati al patrimonio di una Società “in house”, così dovendosi intendere quella costituita da uno o più Enti pubblici per l’esercizio di pubblici servizi, di cui esclusivamente i medesimi Enti possano essere soci, che statutariamente esplichi la propria attività prevalente in favore degli Enti partecipanti e la cui gestione sia per statuto assoggetta a forme di controllo analoghe a quello esercitato dagli Enti pubblici sui propri uffici. I Giudici di legittimità puntualizzano che è superata l’autonomia della personalità giuridica rispetto all’Ente pubblico e quindi la Società può essere definita “in house”, allorché vi sia contemporanea presenza di 3 requisiti:

-il capitale sociale sia integralmente detenuto da uno o più Enti pubblici per l’esercizio di pubblici servizi e lo statuto vieti la cessione delle partecipazioni a privati;

-la Società esplichi statutariamente la propria attività prevalente in favore degli Enti partecipanti, in modo che l’eventuale attività accessoria non implichi una significativa presenza sul mercato e rivesta una valenza meramente strumentale;

-la gestione sia per statuto assoggettata a forme di controllo analoghe a quelle esercitate dagli enti pubblici sui propri uffici, con modalità e intensità dì comando non riconducibili alle facoltà spettanti al socio ai sensi del Codice civile.

La verifica in ordine alla ricorrenza dei requisiti propri della Società “in house”, come delineati dall’art. 113, comma 5, lett. c), del Dlgs n. 267/00, come modificato dall’art. 15, comma 1, lett. d), del Dl. n. 269/03, convertito con modificazioni nella Legge n. 326/03 – la cui sussistenza costituisce il presupposto per l’affermazione della giurisdizione della Corte dei conti sull’azione di responsabilità esercitata nei confronti degli Organi sociali per i danni da essi cagionati al patrimonio della Società – deve compiersi con riguardo alle previsioni contenute nello statuto della Società al momento in cui risale la condotta ipotizzata come illecita e non a quelle, eventualmente differenti, esistenti al momento in cui risulti proposta la domanda di responsabilità del Pg. presso la Corte dei conti.


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