Compensi degli Amministratori di Società a totale partecipazione pubblica: i chiarimenti della Corte dei conti Liguria

Compensi degli Amministratori di Società a totale partecipazione pubblica: i chiarimenti della Corte dei conti Liguria

Nella Delibera n. 29 del 27 marzo 2020 della Corte dei conti Liguria, un Sindaco chiede un parere in merito alla disciplina dei compensi degli Amministratori di Società a totale partecipazione pubblica diverse da quelle contemplate all’art. 4, comma 4 del Dl. n. 95/2012. Dopo aver richiamato la disciplina legislativa che si è succeduta in materia (art. 1, comma 725, della Legge n. 296/2006; art. 6, comma 6, del Dl. n. 78/2010; art. 1, comma 554, della Legge n. 147/2013; art. 4 del Dl. n. 95/2012), il Sindaco ricorda come, attualmente, i compensi degli Amministratori delle Società a controllo pubblico siano disciplinati dall’art. 11, comma 6, del Dlgs. n. 175/2016.

Tale disposizione prevede che le Società a controllo pubblico siano suddivise in 5 fasce sulla base di indicatori qualitativi e quantitativi definiti con Decreto del Ministero dell’Economia e Finanze, e che, per ciascuna fascia, sia determinato il limite dei compensi massimi a cui fare riferimento per la determinazione del trattamento economico annuo onnicomprensivo da corrispondere agli Amministratori. Nelle more dell’adozione del citato Decreto, la medesima disposizione prevede che debbano applicarsi le previsioni di cui all’art. 4, comma 4, del Dl. n. 95/2012, ai sensi del quale “il costo annuale sostenuto per i compensi degli Amministratori di tali Società, ivi compresa la remunerazione di quelli investiti di particolari cariche, non può superare l’80% del costo complessivamente sostenuto nell’anno 2013”.

In particolare, il Comune formula una serie di quesiti afferenti alla disciplina dei compensi degli Amministratori delle “altre Società pubbliche”, diverse da quelle strumentali contemplate dall’art. 4, comma 4, del Dl. n. 95/2012. Con il primo quesito il Sindaco chiede se il limite dell’80% del costo complessivamente sostenuto nell’anno 2013 previsto dall’art. 4, comma 4, del Dl. n. 95/2012 si applichi alle altre Società a totale partecipazione pubblica, un tempo contemplate dal comma 5 del medesimo art. 4. La Sezione afferma che il limite dell’80% del costo complessivamente sostenuto nell’anno 2013, previsto dall’art. 4, comma 4, del Dl. n. 95/2012 e richiamato dal comma 7 dell’art. 11 del Dlgs. n. 175/2016, si applica anche alle altre Società a totale partecipazione pubblica (Società di gestione di Spl e altre fattispecie) che erano previste dall’art. 4, comma 5 del Dl. n. 95/2012. Poi, con il secondo quesito il Comune chiede se sia possibile rideterminare in aumento il compenso attribuibile ai componenti degli Organi amministrativi delle Società pubbliche nei casi di una significativa evoluzione rispetto alla configurazione della Società caratterizzante l’esercizio 2013 e di un’evidente incongruenza degli emolumenti attribuibili in funzione della puntuale applicazione dei citati limiti. La Sezione chiarisce che il limite previsto dall’art. 4, comma 4, del Dl. n. 95/2012 ha carattere tassativo e, in difetto di espressa previsione di legge, non può essere derogato in conseguenza di un’evoluzione rispetto alla configurazione originaria della Società e ad un’evidente incongruenza degli emolumenti attribuibili in funzione della citata applicazione di siffatti limiti. Sotto quest’ultimo profilo, si osserva che, non essendo il rapporto tra Amministratore e Società riconducibile né ad un contratto d’opera né ad un contratto di lavoro subordinato o parasubordinato, ma ad un rapporto di tipo societario, non trova applicazione l’art. 36 della Costituzione, con conseguente disponibilità e rinunciabilità del compenso e piena legittimità di ogni previsione statutaria restrittiva finanche, al limite, della eventuale gratuità dell’incarico. Solo in caso di assenza del costo-parametro dell’esercizio di riferimento è possibile considerare, a ritroso, l’onere sostenuto nell’ultimo esercizio nel quale risulti presente un esborso a tale titolo, nel rispetto della stretta necessarietà e del limite massimo di cui all’art. 11, comma 7, del Tusp (euro 240.000). La Sezione tuttavia non può non stigmatizzare il lungo protrarsi del ritardo nell’adozione del Decreto ministeriale che, ancorando la determinazione dei compensi all’effettiva complessità della gestione societaria, favorirebbe anche la selezione delle migliori professionalità, superando l’ormai anacronistico riferimento alla spesa storica del 2013.


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