Contratti della Pubblica Amministrazione: la forma scritta è richiesta ad substantiam anche per la semplice modifica

Contratti della Pubblica Amministrazione: la forma scritta è richiesta ad substantiam anche per la semplice modifica

Nell’Ordinanza n. 8244 del 22 marzo 2019 della Corte di Cassazione, i Giudici di legittimità chiariscono che i contratti degli Enti pubblici devono essere stipulati, a pena di nullità, in forma scritta, la quale assolve una funzione di garanzia del regolare svolgimento dell’attività amministrativa, permettendo di identificare con precisione il contenuto del programma negoziale, anche ai fini della verifica della necessaria copertura finanziaria e dell’assoggettamento al controllo dell’Autorità tutoria. Tale principio esclude la possibilità di ritenere ammissibile il perfezionamento dell’accordo sulla base di una manifestazione di volontà implicita o di comportamenti concludenti o meramente attuativi. Il requisito di forma scritta è richiesto, non soltanto per la conclusione del contratto, ma anche per le eventuali modificazioni successive, le quali devono rivestire, a pena di nullità, la medesima forma del contratto originario, non potendo essere introdotte in via di mero fatto mediante l’adozione di contenuti e pratiche difformi da quelle precedentemente convenute, ancorché protrattisi nel tempo e rispondenti ad un accordo tacitamente intervenuto tra le parti in epoca successiva o, comunque, mediante comportamenti concludenti, venendo altrimenti eluso il suddetto vincolo di forma. Infine, la Suprema Corte sottolinea che l’art. 17 del Rd. n. 2240/1923, non introduce alcuna deroga al requisito della forma scritta, ma si limita a consentire, a date condizioni, il perfezionamento dei contratti pubblici non mediante dichiarazioni formali contestuali contenute in un documento unico, ma tramite lo scambio di corrispondenza a distanza, secondo gli usi commerciali, non essendo comunque sufficiente che dagli scritti risultino comportamenti attuativi di un accordo solo verbale.


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