Controversie su prestazioni del Servizio sanitario: rientrano nella giurisdizione ordinaria

Controversie su prestazioni del Servizio sanitario: rientrano nella giurisdizione ordinaria

Nella Sentenza n. 16067 del 2 agosto 2016 della Corte di Cassazione, 2 eredi di un familiare deceduto avevano convenuto in giudizio un’Azienda sanitaria locale al fine di ottenere il rimborso della complessiva somma di Euro 21.978.00, erogata dal loro dante causa per l’acquisto di farmaci, indispensabili e insostituibili per la cura della patologia tumorale da cui era affetto, ma all’epoca non ancora ricompresi nel prontuario farmaceutico nazionale.

La Suprema Corte statuisce che, in riferimento ai casi in cui, come quello di specie, la pretesa creditoria dell’assistito dal Servizio sanitario nazionale involga l’erogazione di farmaci indispensabili ed insostituibili e, dunque, si correli al suo diritto alla salute garantito dall’art. 32 della Costituzione, la controversia deve essere devoluta alla cognizione del Giudice ordinario. Nel dettaglio, ricorrendo un rapporto obbligatorio tra cittadini e Amministrazione con l’esclusione di un potere autorizzatorio, tali controversie spettano obbligatoriamente al Giudice ordinario, ai sensi del criterio generale di riparto delle giurisdizioni definito dall’art. 2 della Legge n. 2248/1865, e presupposto dall’art. 442 del Cpc.

Pertanto, anche la controversia in esame, involgente la pretesa al rimborso della spesa erogata dall’assistito per l’acquisto di farmaci intesi indispensabili per la cura della patologia da cui era affetto e solo successivamente ricompresi nel prontuario farmaceutico nazionale, non rientra in alcuna delle previsioni di giurisdizione esclusiva e neppure nella giurisdizione amministrativa di legittimità, ma è devoluta alla giurisdizione dell’Autorità giudiziaria ordinaria.


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